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16/12/17 ore

Sociologi oggi: tutela professionale e prospettive



di Adriana Dragoni

 

A Napoli, nel seicentesco Palazzo Roccella, sede del PAN (acronimo di Palazzo delle Arti di Napoli), c'è stato recentemente un importante convegno: il terzo Congresso Interdipartimentale dell'Associazione Nazionale Sociologi.

 

Nato per iniziativa del Dipartimento Campano dell'Associazione, è stato organizzato dal responsabile provinciale Mimmo Condurro, dalla responsabile delle politiche giovanili Angela De Gregorio e dal responsabile dell'area Cultura in Arti Visive Maurizio Vitiello. Il quale è stato anche l'attento moderatore di questo Convegno, in cui i moltissimi relatori, durante l'intera giornata domenicale, in un'atmosfera cordiale e concorde, hanno parlato di Sociologia.

 

Per ore, hanno sviscerato l'identità e la storia di questa scienza che suona come nuova ma che proprio nuova non è. Viene citato, ad esempio, Platone, che ne scrisse nella sua Repubblica, che, però, fu classificata razionalmente da Aristotele come uno scritto su una forma di governo e quindi inscatolata nella Scienza Politica. Così la Sociologia andava percorrendo la strada del tempo confusa tra le definizioni delle varie forme del Potere.

 

Via, via che si svolgono le relazioni dei convegnisti, appare anche agli ascoltatori sempre più chiara l'identità e l'importanza della Sociologia. Che ritrovò la sua identità nell'Ottocento positivista. Fu Auguste Comte (1798/ 1858) che la fondò come scienza autonoma, riassumendo il suo pensiero nel suo “Trattato di Sociologia”.

 

Era l'epoca, quella di Comte, dell'industrializzazione e della tecnologia incipienti, che andavano determinando un accelerato mutamento sociale, incoraggiando gli studi sociologici. Che si articolarono nel pensiero di vari autori, che ne arricchirono l'identità. Tra i primi vi fu Karl Marx (1818/1883) con le sue considerazioni sulla società operaia. E poi Herbert Marcuse (!898/ 1979), che polemizzò a favore di una società non repressiva e considerò la società fatta di uomini “a una sola dimensione”, quella di consumatori. Mentre, con Max Weber (1854/1920) si andava precisando il metodo delle scienze sociali che, con  Wilfredo Pareto (1848/1923), venivano configurate  come scienze sperimentali che accedevano all'uso delle conclusioni statistiche.

 

Molti altri furono gli studiosi e tante le osservazioni, riprese dai convegnisti. Da cui apprendiamo che, pur esistendo, anche in Italia, cattedre di Sociologia, la prima Facoltà di Sociologia qui si ebbe soltanto nel 1920. E fu a Trento. 

 

Peraltro tutti i relatori del convegno non possono fare a meno di notare che, nonostante il suo onorevole percorso, la Sociologia viene mortificata, in Italia, ancora oggi, dalla Statistica. La quale svela che, a fronte delle sue cugine, le Facoltà di Scienze Letterarie, Giurisprundenziali, Politiche, Psicologiche et similia, la Facoltà di Sociologia sforna il maggior numero di disoccupati.

 

E i Convegnisti lamentano che, in vari lavori interessanti i sociologi, vengano invece preferiti gli psicologi. Il che fa venire in mente il filosofo Socrate, il quale, invece che di Sociologia, si occupò dell'uomo singolo e, dopo averlo tanto studiato, disse modestamente la famosa frase: so di non sapere.

 

Ma, ciò nonostante, gli studi filosofici sull'uomo singolo continuarono ugualmente durante i secoli. E, nel Seicento, ci troviamo un altro filosofo, Cartesio (René Des Cartes -1596/1650) che, molto cartesianamente, cioè molto razionalmente, pubblicò Les Passions de l'Ame, definendone e inscatolandone le varianti. Così la Psicologia, lo studio della mitica Psiche, si diffuse tra gli studiosi, che si illusero anche loro di fermarne la sempre sfuggente razionalità.

 

E così continuò ad avere molti adepti, soprattutto dopo il grande successo di Sigmund Freud (1856/1939). Ma, a chiusura del Convegno, proprio il presidente ANS Pietro Zacconali ricorda che lo stesso Freud aveva affermato, nei suoi scritti più recenti, che la psiche di ogni uomo è influenzata del contesto sociale in cui egli vive, cioè che la Psicologia, per essere più profondamente compresa, ha bisogno della Sociologia. Zacconali, da sociologo, osserva che, proprio a causa dell'evoluzione della società occidentale e della sua attuale crisi economica, con il conseguente calo delle nascite, oggi la famiglia è prevalentemente composta soltanto da due persone. E paventa l'esistenza della diffusione del modello di famiglia composta da una sola persona, cioè teme che si vada verso una società di esseri solitari.

 

Tuttavia, per quello che riguarda la professione di sociologo, il Convegno esprime buone speranze. Causate dalla pubblicazione della legge regionale (22/5/2017), che istituisce il servizio di sociologia del territorio della Regione Campania e prevede, nell'elaborazione dei Piani Sociali di Zona, l'inserimento di almeno un sociologo. I sociologi saranno utili nel prevenire i fenomeni di disagio sociale, nell'educazione scolastica e nella valutazione dei bisogni della comunità territoriale.  E sono previsti interventi dei sociologi anche nelle attività di programmazione e progettazione dei servizi socio-sanitari, il che ha ottenuto la preziosa approvazione del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. La quale, nell'articolo 5 del ddl Lorenzin, prevede, nelle Professioni Socio-Sanitarie, anche il Sociologo. Lo riferiscono i convegnisti. I quali, in proposito, più di una volta, osservano la inadeguatezza degli Assistenti Sociali per dei compiti che esigono quella più profonda preparazione che è propria del Sociologo.

 

In sostanza, il Convegno esalta la necessità dell'apporto della Sociologia soprattutto oggi. Quando lo studio sulla società serve a dare consapevolezza dei suoi rapidi cambiamenti. Che potrebbero portare a un declino finale la civiltà occidentale. Che è attaccata dalla pervasività delle comunicazioni mediatiche, che impongono le merci da comprare e le opinioni da avere. Mentre la tecnologia, usata a tutto campo, determina una diversa configurazione e organizzazione del lavoro e un diverso metodo di apprendimento.

 

Viene osservato che tutto ciò sta mutando, quasi geneticamente, la mentalità, come dire l'essenza, dell'uomo occidentale. E, mentre vi sono migrazioni di masse enormi di persone di diverse civiltà verso l'Europa, vengono criticate le stesse basi della nostra civiltà. Che è accusata di essere la distruttrice della natura, di non rispettare le sue leggi e di attuare la conseguente rapida cancellazione degli antichi valori.

 

Peraltro si osserva che già Helmut Schoeck (1922/1993) attaccava, nel suo famoso libro “L'invidia e la società”, addirittura la caratteristica principale della società occidentale: il suo principio dell'uguaglianza, totem della democrazia. Affermando che l'aspirazione egualitaria non mira all'emulazione del migliore ma sia causata dal desiderio di spogliarlo di quello che ha, per renderlo simile a sé.

 

D'altronde oggi proprio il razionale principio di uguaglianza – si osserva - è accentuato all'estremo. Così il femminismo, nato dal giusto principio della parità di diritti tra uomo e donna, tende a una sorta di completa mascolinizzazione della donna e alla confusione dei generi. Mentre l'accentuazione estrema del giusto principio di non discriminazione è arrivato a tradursi nell'impossibilità di esercitare il proprio discernimento, ovvero la comprensione della realtà.

 

Cosicché “l'uomo senza qualità” di Robert Musil (1917/1942), un uomo che di qualità ne aveva molte in una società che ne aveva ben poche, ormai è diventato l'“homo oeconomicus” di Alain Touraine.

 

 Ma – dicono - tutta la cultura occidentale oggi è diventata pregna di un estremizzato ed esclusivo razionalismo. E forse questo ha causato la necessità di riempire un vuoto e ha prodotto, in parte, l'ulteriore diffusione dell'Islam, che, invece, vuole la sottomissione della donna e l'esaltazione della fede in Allah.

 

In questo contesto la Sociologia ha una posizione particolare, che viene individuata dai convegnisti. Infatti essa, pur avendo valore scientifico, ha accentuato, nel tempo, la sua avversione alla schematizzazione razionalista e la sua aspirazione alla concretezza. Essa è una scienza complessa, che attiene alla filosofia, all'architettura, all'urbanistica, alla medicina, alla psicologia, alla politica. Ma è contro l'astrattezza dei filosofi, degli architetti, degli urbanisti, dei medici, degli psicologi, degli studiosi in generale, che, a volte, seguendo ciecamente le loro teorie, possono ledere la stessa società.

 

Un esempio lampante è dato dall'Architettura. In un recente convegno di architetti tenutosi a Napoli, questi hanno parlato astrattamente soprattutto della bellezza formale dell'Architettura, equivocando la sua essenza, quasi confondendola con la Scultura. E proprio qualcuno di questi architetti formalisti era stato autore dell'astratta “modernizzazione” di una piazza napoletana, Piazzale Tecchio, distruggendone la composta armonia e producendo uno sconvolgimento dello spazio, per cui è difficile orientarvisi sia per i passanti che per gli automobilisti.

 

Per non parlare dei pessimi interventi all'interno dell'adiacente Mostra d'Oltremare, la cui bellezza è stata aprioristicamente negata perché fascista e laurina. E per non citare le napoletane Vele di Scampia, che, guardandole astrattamente, come fossero sculture, sarebbero belle. Ma, essendo architetture, sono orribili.

 

E proprio questo Convegno si sofferma a individuare la necessità di riportare alla concretezza della realtà sociale le attività umane.

 

Vi si parla anche di bellezza. Se ne incarica il moderatore, il sociologo Maurizio Vitiello, che è curatore e critico d'arte: discute di arte e di arte contemporanea. Anche l'arte – osserva - è un fatto sociologico, in quanto visione del mondo umano. E la Sociologia può aiutare a comprenderne più a fondo il significato. L'arte contemporanea spesso lascia interdetti, anche perché, appunto perché tale, usa forme e materiali nuovi. Vitiello afferma che l'arte ha sempre un valore simbolico. E oggi è simbolo di una società che, avendo perso gli antichi valori, ne cerca a tentoni di nuovi. Sperando in un mondo migliore.

 

 


Commenti   

 
0 #1 ilSocialista 2017-12-02 10:21
cara mia, al convegno si sono dimenticati di dire la cosa più importante; che magari nella nostra cultura ci fosse stato più Comte e più Pareto; adesso probabilmente avremmo dei tribunali che funzionano, una scuola più formante, una P.A. più efficiente; tutte cose che l'impianto idealistico Crociano-gentil iano-gramsciano della nostra tradizione hanno sempre messo in secondo piano in momd ei una cultura umanistica e astrattamente storico-filosof ica; al punto che persino i sociologi italiani hanno le idee poco chiare su loro stessi.
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