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14/06/24 ore

Storie di mafia, storie da ricordare (9): Carmelo Lo Brutto: ucciso dalla mafia a soli 23 anni



di Dario Caputo

 

Continua il nostro viaggio nel mondo delle vittime, dimenticate dai più, uccise per mano della criminalità organizzata: dopo varie e importanti storie parliamo ora del giovane, ucciso a soli 23 anni, Carmelo Lo Brutto. Nato a Bolognetta, in provincia di Palermo, il 20 aprile del 1922, era figlio di un possidente terriero per anni Sindaco proprio di quel comune nel palermitano. Aveva svolto il servizio militare a Torino per poi far rientro nella sua amata Sicilia. 

 

Era un ragazzo dedito alla famiglia e al lavoro nei campi, all’agricoltura, tanto amato dal padre e dall’intera famiglia: proprio questa sua indole lo portò a lottare tantissimo per i diritti in difesa dei contadini e dei vari braccianti agricoli; il ragazzo, anche se cresciuto in una famiglia abbastanza agiata, per quei tempi, era da sempre attento a quelle persone che sono sempre state definiti “ultimi”, privi di diritti e vittime di sopraffazioni con Carmelo che era pronto ad intervenire contro ogni forma di sopruso e ingiustizia.

 

Ricordiamo che proprio in quei tempi, alla fine della Grande Guerra, nascevano in molte zone d’Italia le varie Associazioni dei reduci che lottavano per i diritti e, anche a Bolognetta, il piccolo comune di Carmelo (solo 2000 abitanti), era nata quest’Associazione che, pur dichiarandosi di carattere apolitico, si muoveva, come nel resto della Penisola, al grido di “La terra ai contadini!”, con lo scopo di ricevere appezzamenti di terreno che i reduci potessero coltivare per sostentare le loro famiglie.

 

Il giovane Carmelo era proprio a capo di questo gruppo di uomini e donne che lottavano per tutti questi diritti: tutto questo movimento popolare era nato e si muoveva, partendo dalla difesa dei contadini, in un arco ben più ampio come quello di mettersi al servizio della battaglia per la difesa dei contadini e dei braccianti agricoli nel lato oscuro che si era creato, ovvero di tutti quelli nei quali questo giovane borghese vedeva gli ultimi della società, gli oppressi, gli sfruttati.

 

Carmelo aveva deciso di battersi a fondo per tutto questo, andando contro i vari gabellotti e i tanti impresari agricoli dell’area che, legati ad un doppio filo con la mafia locale, sfruttavano il lavoro e la terra, mortificando la dignità delle persone.

 

Tutto ciò, nel corso del tempo, diventò una vera e propria battaglia politica che iniziò a dar fastidio a chi, prima d’allora aveva tutto, come si suol dire, sotto controllo e riusciva a tenere a bada i vari sentimenti. Lo stesso Carmelo, a capo di quest’Associazione, iniziò a dar fastidio a più di una persona: chiedeva, insieme a tutto il movimento popolare, la redistribuzione della terra.

 

Una battaglia di grande giustizia ed equità, nella quale il giovane di Bolognetta credeva fortemente e che mirava a riconoscere ai contadini diritti, considerazione e, soprattutto, rispetto delle loro libertà. Tutto quello per cui si batteva Carmelo e questo movimento, in quell’area della Sicilia, non era in un contesto facile proprio perché, e non solo a Bolognetta, lo sfruttamento del lavoro agricolo era un affare serio per i mafiosi.

 

Cosa non di poco conto che va tenuta sicuramente in considerazione è la totale collusione tra il potere politico e quello mafioso: la politica locale e le stesse istituzioni cittadine erano schierate apertamente con gli sfruttatori anziché con gli sfruttati. Ed è proprio questo che rappresentava anche l’altra faccia della medaglia con Carmelo che si scontrava, quotidianamente, con questo muro di gomma: lui che aveva avuto un padre a lungo sindaco del paese, chiedeva di continuo ed in modo anche molto pressante la nascita di un nuovo modo di gestire la cosa pubblica, in un momento nel quale il potere politico locale era saldamente nelle mani dei mafiosi.

 

Il Sindaco di Bolognetta era il fratello di Serafino Di Peri, riconosciuto ed indiscusso capomafia del paese, capace di raccogliere e convogliare gli interessi anche di ampi strati di quella borghesia cui pure Lo Brutto apparteneva.

 

Carmelo continuò sempre a mostrarsi combattivo e con il cuore impavido nei confronti di questi “poteri forti”, fino a quando, il 20 aprile del 1922, un giovedì, il ragazzo si trovava nei pressi di casa, sul corso principale della cittadina palermitana, quando, proprio sulla porta di casa, venne assassinato da alcuni sicari: aveva appena 23 anni.

 

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