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22/05/18 ore

La confusione mediatica sui Radicali



Non è sempre facile districarsi tra le questioni lessicali del mondo radicale. Ne scrivemmo in tono semiserio qualche anno fa a margine di un Congresso di (e non dei) Radicali italiani, per sottolineare che la questione non era in fondo di lana caprina, se vista dall'interno, anche se poteva risultare oziosa e complessa per chi provava a raccontare le vicende del mondo pannelliano dall'esterno. Ora che il Leader storico non c'è più, la semplificazione ha preso il sopravvento e nessuno si prende più la briga – anche per opportunismo - di correggere e chiarire quando si scrive o si parla dei “radicali”.

 

Mediaticamente passa così l'idea che ci si stia riferendo al tutto, quando invece mai come oggi ci si deve riferire a una parte. Da qui la querelle sull'appropriazione indebita del nome o sul suo presunto “esercizio abusivo”...

 

Un esempio, per capirci, si è avuto nel corso della conferenza stampa di fine anno del premier Gentiloni, allorquando una giornalista ha fatto domande a proposito “di alleanze elettorali fra Pd e radicali”, genericamente intesi.

 

La questione investe quindi la comunicazione politica e il modo con cui viene rappresentato lo scontro poco edificante in atto nella cosiddetta “galassia” nel post-Pannella. Da una parte c'è Emma Bonino con la sua truppa elettorale di Radicali italiani benvoluta e ben accetta dal sistema informativo, dall'altra i cosiddetti ortodossi del Partito Nonviolento Transnazionale e Transpartito, che si sforzano tra pochi intimi della stampa di ribadire quanto “l'operazione che vorrebbe i radicali presenti alle prossime elezioni, in quanto tali o come tali definiti” sia “contro il Partito Radicale”. Questo perché dal 1989 il Partito osserva la regola statutaria della non presentazione alle elezioni, in ossequio alla transpartiticità.

 

Il concetto è stato di nuovo espresso nel corso della conferenza stampa di oggi 28 dicembre nella sede di Torre Argentina a Roma, nel tentativo tutt'altro che facile (anche per proprie colpe) di invertire la tendenza in atto nei media che fonde e talvolta anche volutamente confonde. (A.M.)

 

 


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