Le mancate riforme condannano al declino dalla Nuova Associazione Amici di Quaderni Radicali è stato presentato presso la Fondazione Marco Pannella il numero 120 di Quaderni Radicali (speciale settembre 2026): “Le mancate riforme condannano al declino”.
Il volume ripercorre il lavoro che Quaderni Radicali e Agenzia Radicale hanno realizzato e continuano a realizzare in una logica culturale di alterità rispetto al mainstream del sistema politico e informativo dominante.
… Una congerie enorme di eventi che per lo più non emergevano e non emergono agli onori della cronaca. E non sono forse i problemi che affliggono proprio oggi, soprattutto oggi, tutti gli italiani e rendono incerto il nostro domani? Conseguenza di questa deformazione è stato anche, col tempo, il maturare nella percezione collettiva della convinzione che si trattasse di un fenomeno da inquadrare come malcostume, sul piano giuridico penale, e che non investiva il terreno politico: si spianava così la strada alla più rilevante «funzione di supplenza» svolta dalla magistratura, a cominciare da Mani Pulite, una funzione, a ben vedere derivante, nella sua origine profonda, dall’estromissione di ogni concezione dialettica dalla vita parlamentare. E una funzione degradata poi nella concezione della magistratura come contro-potere (che ha trovato notevole credito tra i giudici), benché in effetti attribuisse un contenuto improprio al potere giudiziario.
Naturalmente, in un quadro politico nazionale caratterizzato da queste connotazioni, le speranze di libertà e di una presenza sempre più ampia e significativa di uomini, di idee e di forze politiche ispirate ai principi delle democrazia liberale e riformatrice, dello Stato di diritto non potevano che rimanere frustrate.
“… È sempre più diffusa la sensazione che l’Italia ha imboccato una china discendente da cui è sempre più difficile risalire. Non è solo questione della crisi che ha colpito l’intera economia mondiale. “… È come se avvertissimo due fenomeni concomitanti. Da un lato che stanno venendo al pettine molti nodi che abbiamo stretto in passato, vuoi sotto forma di mancate riforme (Costituzione, Magistratura e poi un campionario sempre più vasto…), vuoi di scelte politiche sbagliate (privatizzazioni… svendite compiacenti di governi che hanno trasformato monopoli pubblici in monopoli privati…)
La sensazione di vivere in una società a rischio e fragile, che si trascina dietro problemi lungamente e volutamente irrisolti… Un paese stanco e provato…” -. questa la fotografia che Ernesto Galli della Loggia descriveva in “Pensare l’Italia” (Einaudi editore), libro realizzato nella conversazione con Aldo Schiavone, nel quale più di un decennio fa veniva analizzato cosa poteva essere l’Italia e nel quale si evidenziava che “… se dimentichiamo ciò che abbiamo alle spalle, non saremo capaci di valutare la crucialità del bivio che abbiamo di fronte…
L’idea che grazie agli stratagemmi, all’arte della combinazione, ai compromessi, si possano ottenere risultati migliori condito con la infondata fiducia nelle virtù miracolose dell’intuito, del fiuto, della dissimulazione, del doppio gioco. Insomma tutto l’armamentario e le pietanze che hanno sempre imbandito le tavole del Belpaese…
Cos’è la nostra sfera pubblica se non una congenita e permanente debolezza della società civile, unita a una feroce vitalità corporativa, tesa alla difesa delle posizioni di potere che il sistema partitocratico assicurava …”.

… Ecco dunque le conseguenze della “società delle conseguenze, intesa come quella società “dove le contraddizioni sono rimaste ingessate e mai risolte, che contiene in sé la crisi del welfare e il blocco di tutte le possibili sperimentazioni di una evoluzione in chiave autenticamente liberale e democratica”.
L’età che viviamo - veniva presentato in quarta di copertina il libro dell’intervista a Geppi Rippa da parte di Luigi O. Rintallo “Alle frontiere delle libertà” - non può essere letta solo nei termini di una crisi congiunturale, ma assume i tratti di una trasformazione epocale dagli esiti imprevedibili per gli odierni protagonisti della scena mondiale. In tale contesto risalta ancor di più la deformità del sistema di potere italiano, bloccato nelle possibilità di un processo riformatore dall’inestricabile groviglio di interessi costituito dalla “società delle conseguenze” prodottasi con la lunga occupazione partitocratica, oggi ancora viva anche senza i partiti che l’hanno generata.
Mentre su scala globale la politica esautorata dalle entità del mondo finanziario lascia sempre più sguarnite le frontiere della libertà, la sola strada percorribile è quella di dare centralità a una rinnovata valorizzazione dei criteri e principi liberali, all’insegna di un pragmatismo capace di offrire alternative reali rispetto alle deformazioni procurate da una vuota e interessata loro declamazione. Da qui occorre partire per reagire mai rischi di involuzione autoritaria, nuovo e antico tarlo delle democrazie.
Le battaglie politiche dei radicali sono state indirizzate - in una logica culturale di alterità ai grandi partiti di massa, alla gestione tradizionale del potere in Italia, senza accordi di potere sottobanco, libera da dogmi ideologici e da interessi corporativi - proprio in questa direzione.
- Presentazione Quaderni Radicali 120 - Le mancate riforme condannano al declino
(Quaderni Radicali TV)
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é uscito il N° 119 di Quaderni Radicali "EUROPA punto e a capo" Anno 47° Speciale Maggio 2024 |
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è uscito il libro Edizioni Quaderni Radicali ‘La giustizia nello Stato Città del Vaticano e il caso Becciu - Atti del Forum di Quaderni Radicali’ |
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è uscito il libro di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo "Napoli dove vai" |
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è uscito il nuovo libro di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo "l'altro Radicale disponibile |