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17/08/17 ore

Immobili ecclesiastici, anche sulle tasse Papa Francesco fa il “radicale”



La notizia è di quelle scomode, destinate a essere silenziate dalla grande informazione. Il protagonista è ancora una volta Papa Francesco, che dopo i richiami all’amnistia in occasione del Giubileo straordinario, fa battere la lingua su un altro dente doloroso che coinvolge questa volta direttamente gli interessi stessi delle chiesa cattolica.

 

Si tratta dell’annosa questione delle tasse sugli immobili, alle quali sono generosamente esentate le confessioni religiose grazie a una legislazione fiscale a maglie larghe. In proposito i radicali da tempo fanno una battaglia affinché si smascherino le finte opere di carità a fini fiscali, di cui si avvantaggio gli operatori del culto cattolico e non.

 

In sostanza, in un’intervista rilasciata alla radio portoghese Renascena, il Papa argentino ha dichiarato quanto segue: "Un convento religioso è esentato dalle imposte, però se lavora come un albergo paghi le tasse, altrimenti l'impresa non è molto sana. Ci sono conventi che sono quasi vuoti e anche lì può esserci la tentazione del dio denaro. Alcune congregazioni dicono: ora il convento è vuoto, facciamolo diventare un albergo e possiamo ospitare persone, mantenerci e guadagnare denaro. Bene, se desideri questo paga le tasse. Un collegio religioso è esente dalle imposte, ma se lavora come un hotel è giusto che paghi le imposte".

 

Come ricorda repubblica.it, in Italia la materia è disciplinata in base al decreto del Ministero dell'Economia firmato da Padoan il 26 giugno del 2014, il quale ha stabilito che gli spazi organizzati "non in forma imprenditoriale" per la ricettività, come appunto le stanze affittate nei conventi o collegi, possono essere esenti dalle tasse sugli immobili, a condizione che ci sia "discontinuità" nell'apertura, vale a dire che l'attività ricettiva non copra l'intero anno solare, e che negli alloggi si accolgano "destinatari propri delle attività istituzionali".

 

 


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