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26/06/17 ore

Danno all'erario e violazione dei diritti umani: la strana storia delle REMS in Abruzzo



Danno all'erario e violazione dei diritti umani: queste le conseguenze del mancato superamento degli OPG in Abruzzo, un po' come accade in altre regioni d'Italia con il superamento dei campi nomadi, secondo l'associazione Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi, che ha presentato un esposto alla Corte dei Conti a firma di Vincenzo Di Nanna e Camillo Maffia.

  

Quella di Ripa Teatina è una “cattedrale nel deserto”: la scelta di allestirvi la REMS al costo di oltre 4 milioni e mezzo di euro per ben tre anni di lavori appare incomprensibile, soprattutto in relazione ai semplici requisiti strutturali richiesti dalla legge per gli immobili destinati a ospitare i pazienti, che in Abruzzo sono solo una ventina.

 

Gli ingenti fondi stanziati dal Ministero (120 milioni per il 2012, 60 per il 2013) servono a garantire le cure migliori in termini di personale qualificato e attrezzature all'avanguardia, non certo a individuare edifici peraltro comuni nel territorio abruzzese: eppure la Regione opta non solo per un costosissimo progetto dai lunghi tempi di realizzazione ma, allo stesso tempo, per una soluzione temporanea, inizialmente prevista a Guardiagrele.

 

Il progetto è bloccato da un ricorso al TAR, che ha se non altro il merito di far risparmiare ben 230.000 euro già messi a disposizione per i lavori destinati alla soluzione provvisoria: i tempi si allungano e, allo scadere del termine ultimo per l'allestimento della REMS (31 marzo 2015), il direttore del Dipartimento Salute Mentale dell'ASL di L'Aquila Vittorio Sconci lancia una proposta convincente. Afferma infatti di aver individuato una struttura a Lucoli (AQ) a soli 800.000 euro, già pronta per essere definitiva, che permetterebbe alla Regione di risparmiare ben 3.700.000 euro.

 

Sconci afferma che la Regione potrebbe essere “tra le prime d'Italia” e quantifica di fatto l'importo di un potenziale danno erariale (3.700.000 euro); un'idea tanto efficace da far cadere nel più completo oblio la soluzione temporanea alternativa a Guardiagrele, che riceve nullaosta dal sub commissario ad acta Giuseppe Zuccatelli il 31 marzo 2015: si tratta di una struttura a Rosello già destinataria di pazienti sottoposti a misure restrittive. Questa sarebbe già operante e disponibile senza alcun canone di locazione, ma la proposta di Lucoli è tanto conveniente da spingere il commissario ad acta Luciano D'Alfonso a emanare un decreto (70/2015) in cui ne riconosce i meriti e, senza neppure citare il provvedimento di nullaosta, incarica la ASL di L'Aquila di reperire una struttura “chiavi in mano”.

 

Al decreto è allegato il verbale d'una riunione tenutasi l'anno precedente, durante la quale, vagliate diverse soluzioni, il progetto Lucoli già si profilava in assoluto il più vantaggioso. Eppure, inspiegabilmente, a dicembre del 2015 l'ASL di L'Aquila, affermando l'inesistenza di strutture idonee nel proprio territorio, delibera di procedere alla locazione (pari a circa 150.000 euro l'anno) di un immobile a Barete, di proprietà della Società Lode Srl, che necessita peraltro di lavori di adeguamento. Davvero inusuale: a luglio il commissario riconosce il valore della splendida soluzione di Lucoli e incarica l'ASL di L'Aquila; ad agosto la stessa ASL pubblica un avviso per la ricerca di un immobile in possesso dei requisiti previsti dalla legge, come se il bel palazzo di Lucoli decantato da Sconci non fosse mai esistito.

 

Dopo meno di un mese, è giudicata conforme l'unica offerta pervenuta, quella della Società Lode, e i cittadini assisteranno perplessi alla bizzarra “inaugurazione” tenutasi nei giorni scorsi della REMS priva di pazienti a Barete, mentre i malati restano negli OPG, quando avrebbero potuto essere trasferiti a Rosello, in seguito al regolare nullaosta, con un risparmio per l'erario di 150.000 euro l'anno.

 

Non è dato sapere come mai la scelta sia ricaduta proprio su questa struttura, ma è utile ricordare che nel 2010, in seguito alla tragedia del terremoto a L'Aquila, la Società Lode, il Comune di L'Aquila e quello di Barete siglavano un Accordo-quadro che consentiva alla Società, in cambio d'un canone di locazione pari alla cifra iniziale di 20.000 euro al mese, di ospitare sfollati all'interno d'un immobile a Barete; accordo che, di proroga in proroga, durerà fino ai primi mesi del 2015, tanto che il giornalista Peppe Vespa affermerà su “L'Editoriale”: “I proprietari della struttura in 5 anni hanno percepito oltre un milione di euro”, auspicando indagini da parte della Procura. Un auspicio condivisibile, quantomeno nella misura dell'accertamento di eventuali responsabilità per danno erariale. Cosa accadrà ora? La struttura di Barete diventerà definitiva, come qualcuno auspica? Oppure ospiterà temporaneamente i pazienti, in attesa della mastodontica ristrutturazione del rudere di Ripa Teatina? Non è dato saperlo: quel che è certo è che molti pazienti sono ancora negli OPG, mentre altri languiscono nei reparti psichiatrici carcerari. Spetterà alla Procura accertare il danno erariale; ma le violazioni dei diritti umani sono sotto gli occhi di tutti. (M. C.)

 

 


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