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21/11/19 ore

Il dramma del cinema italiano


  • Stefano Delle Cave

Come dimostrano  le  statistiche diffuse da Media Salles (la scoietà che si occupa della diffusione del cinema europeo) e presentate  alla Berlinale, in Europa gli spettatori del 2012 sono stati 1.190,5 milioni, con un calo del 2% rispetto ai 1.214,3 milioni del 2011 e nel 2013 non andrà meglio.

 

Per quanto riguarda infatti l'Italia, i dati forniti dal campione analizzato da Cinetel ( la società che fornisce le statistiche economiche del nostro cinema) sono chiarissimi: la diminuzione del numero degli spettatori nel gennaio 2013, rispetto agli ultimi cinque anni, è pari al 47%. In particolare nel mese scorso sono stati venduti  10 milioni 56 mila biglietti, con una diminuzione del 23% rispetto al gennaio 2012 e sono stati incassati 64 milioni 885 mila euro, il 24% in meno  rispetto al gennaio dello scorso anno.

 

A rendere ancora più oscura e drammatica la situazione per il nostro paese c'è poi il taglio di venti milioni, l'ennesima incredibile decurtazione, previsto per il 2013 per il Fus (pl fondo unico per lo spettacolo) che è passato dai 411,4 milioni del 2012 agli attuali 389,9 milioni con un taglio  di 4 milioni per il cinema.

 

In mezzo a tutta questa nebbia una soluzione potrebbe provenire dalla Francia: nonostante infatti i nostri vicini transalpini hanno chiuso il 2012 con un calo di spettatori del 5,9%, la Pathe-Gaumont, la storica casa di produzione cinematografica francese, sta sperimentando la costruzione di nuove sale cinematografiche dotate di tutte le ultime tecnologie d'avanguardia e divise per classi, come su un vagone ferroviario, garantendo due prezzi differenti uno per la prima e uno per la seconda

 

Per attirare la clientela, dobbiamo innovare" - sostiene François Ivernel, che dirige la Gaumont-Pathé" -  le sale infatti sono la Formula 1 del cinema".

 

Tuttavia costruire nuove sale tecnologiche nel nostro paese, come nel resto dell'Europa, non basta in quanto bisogna tener conto anche delle nuove finestre di mercato offerte dall'avvento del digitale grazie ai siti di video on demand già ampiamente sviluppati nel resto del mondo come l'esperienza di Netflix dimostra.

 

Occorre inoltre un'ampia rivoluzione di genere nel nostro cinema che deve uscire dai soliti schemi, quali la commedia e i cinepanettoni, ma soprattutto è importante che le istituzioni prendano coscienza del valore morale ed economico della cultura stessa.

 

Basti pensare  che il ministro per i Beni e le Attvità Culturali Lorenzo Ornaghi ha giustificato i recenti tagli al Fus come  misure dovute alle spending review varata dal Governo e della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha ordinato il reintegro dei tagli agli alti stipendi dei dirigenti,  26.472 persone per un risparmio di circa 23 milioni di euro all’anno sacrificandone molte di  più.

 


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