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05/04/20 ore

La scure della Disney


  • Stefano Delle Cave

Per salvaguardarsi dalla crisi la Disney ha deciso recentemente  di chiudere  la LucasArts, la casa di produzione  di videogiochi nata  nei primi anni 80' e acquistata dal colosso dei cartoon insieme alla Lucas Film, provocando il licenziamento di 150 persone.

 

La decisione è stata presa in merito alla nuova politica del taglio dei costi, voluta  dal Ceo della società Bob Iger, che prevede la riduzione del personale nelle  principali aree business della major, dal marketing all'homevideo, dagli studios all'animazione.

 

Analizzando  tuttavia  i dati  relativi ai reparti  in cui i tagli saranno maggiori come i prodotti di consumo e gli studios, è evidente che il primo reparto è cresciuto dell'11 per cento mentre il secondo, colpito dalla crisi dell'homevideo, ha avuto un calo del 43 per cento.

 

"Dopo aver registrato un altro anno di crescita nel 2012  abbiamo iniziato bene anche nel 2013" -aveva affermato Iger - "Il nostro continuo successo è frutto di una strategia a lungo termine, della forza dei nostri marchi e delle nostre imprese, e dell'alta qualità di intrattenimento per famiglie”.

 

Inoltre  la concorrenza non sta certo a guardare infatti come ha dichiarato su Hollywood Reporter Jon Landau, produttore cinematografico  vincitore del Golden Globe per Avatar, per girare i sequels del film è stata utilizzata la performance capture  per la prima volta in una colossale vasca da bagno per riprodurre fedelmente e profondità marine.

 

Questa tecnica consiste nel catturare movimenti ed espressioni facciali di un soggetto reale per poi applicarli ad un personaggio virtuale facendo indossare agli attori una speciale tuta di scena  ricoperta da moltissimi sensori (fino a 300).

 

Si potrebbe dunque ipotizzare che la Disney nella “corsa all'effetto speciale” abbia deciso di risparmiare in vista di un nuovo importante investimento nel mercato del digitale in cui, grazie alla acquisizioni nel tempo  di  Pixar, Lucas film e Marve, la fa da padrone.

 

Un 'investimento che, come dimostra il nuovo Iron Man 3, in cui sono state aggiunte appositamente delle scene gradite alla Cina, potrebbe avvenire nei  mercati orientali.

 

 


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