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16/12/19 ore

POESÌ di Rino Mele. Via Macallè



È accaduto in via Macallè a Cosenza, Rayem, di tre anni, tunisino (il padre è dal 1995 in Italia), per essersi avvicinato a un bambino ancora più piccolo nella carrozzina guidata dai genitori, è stato dal padre di questo preso a calci con parossistica violenza, "urlando si è avventato sul bambino, lo ha strattonato, e poi gli ha sferrato un calcio all'addome". Da rimanere impietriti: "Ho visto il piccolo fare un volo di due metri" racconta una ragazza che ha assistito all'aggressione (ed è "Repubblica" del 7 settembre a riportare la testimonianza").

 

In Che cos'è la guerra, l'ultimo libro di Domenico Quirico, appena edito da Salani, è descritta l’allucinata visita a una delle prigioni libiche in cui sono chiusi e sconciamente ammassati i migranti che attraversano la Libia. Molti ne muoiono. "I morti vengono gettati nelle immondizie". 

 

 

 

 

 

              POESÌ di Rino Mele

 

 

Via Macallè

 

Su ogni rettangolo di terra è scritto

un numero, un nome, non può passarvi nessuno,

anche la pioggia

vorremmo si fermasse a quel confine prima di scrosciare.

È un tunnel aperto, vi corrono volpi che non riesci a catturare mentre gli uccelli

s'impigliano nelle alte reti, il becco spezzato

a svolare (finiscono nel cesto con cui il padrone

s'appressa).

Infiniti rettangoli - il mio e il tuo - si moltiplicano, scambiano

il posto

e il nome. Ci danno dolore. Tra i fischi dei ragazzi, a dirupo

sulle colline, i muri s'alzano

fino alle nubi,

si muovono ad onda con complici pozzi, sembrano

verticali 

tetti capovolti.

Di notte s'aprono incendi

che bruciano le parole, il delirio.

Continuiamo a toglierci l'un l'altro dalle mani

il nulla che stringono le dita,

increduli

di non saperci allontanare nemmeno dall'ombra

che diciamo nostra, dall'osceno

legame d'appartenenza che subito

stabiliamo con le cose, la loro estraneità rubata al silenzio.

 

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud, ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

 

   

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