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30/10/20 ore

POESÌ di Rino Mele. Anche lo specchio è un confine (Lydia e quello che non sappiamo)



Le “Terminalia” erano feste in onore del dio Termine, il 23 febbraio. Nel secondo libro dei “Fasti” (8 dopo Cristo) Ovidio ne parla così: “Come sia trascorsa la notte, si rendano gli onori consueti / al dio che con il proprio segno delimita e separa i campi. / O Termine, che tu sia una pietra, oppure un tronco piantato / nel terreno, dal tempo dei tempi hai potere e immagine di un dio (ab antiquis tu quoque numen habes)”.

 

 

 

RINO MELE

 


Anche lo specchio è un confine (Lydia e quello che non sappiamo)

 

Abbiamo davanti a noi, e lontano - dove lo sguardo si posa

e i sogni

rabbrividiscono di notte

quando i corpi perdono l'abituale peso - sempre la linea di

un confine,

il dio Termine che un gelso selvatico segnava nei campi, l’albero

contorto

dai frutti acerbi per non invogliare il vicino.

Ogni volta, una linea ci attende,

perpendicolare, e vi si ferma lo sguardo, il cammino di chi si 

muove nel sonno. Il fantasma della tua bellezza

s’allontanava

lungo una strada 

che tagliava la mia (nel sogno 

è sempre come un teatro 

che si rovesci 

nel suo contrario, chi guarda è guardato),

Lydia d'Angerio camminava in alto, di profilo: pensavamo d’essere

noi a vederla.

Ero in un’automobilina col tetto aperto, 

nello stretto sedile posteriore:

ti abbiamo visto passare non visti, continuavamo a salire la strada

quando

all'improvviso - così grande 

da occupare la scena - davanti a noi, prigionieri 

di quella vecchia automobile giocattolo,

apparisti 

nella grandezza immane dei morti.

Avevamo la bocca vuota

dei sogni.

Ora che sei morta, conosci come nessuno il distrutto teatro

dove ancora vivo (e inciampo), hai

in mano

un gomitolo di spago, riempi un canestro di quegli innumerevoli

pezzi di refe

che tagli e annodi di nuovo 

a ricostruirne dolcemente lo scempio. Perché solo questo è vivere, 

rifare 

ciò che è disfatto, 

riattraversare il dolore, mettere il piede sulla soglia che hai per

sempre

abbandonato, ritrovare il desiderato confine.

 

 

_________________________________________ 

 

 

Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud", ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

 

 

 

 

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