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23/10/18 ore

Romanticismo e libertà: tra passato e presente



“Mala Tempora! “, un’esclamazione oggi spesso ricorrente quando si parla in particolare di libertà e oscuramente ci si sente minacciati dall’incremento di violenze, terrorismo, intolleranza e razzismo e da consequenziali misure che limitano la nostra libertà. Ci immergiamo allora nel passato, cercando i libri che ci hanno offerto cultura ed esempi positivi quando, giovani universitari, ci preparavamo ad affrontare la vita.

 

Per la sottoscritta, insegnate d’ inglese, il rifugio è nelle opere dei grandi romantici inglesi, ben illustrate In Storia della letteratura inglese  (Mario Praz)eEnglish literatre (Elio Chinol) oppureinRomanticismo (Hugh  Honour).

 

Il Romanticismo inglese esplose ufficialmente nel 1798 con la pubblicazione delle Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge, considerata come il manifesto del romanticismo inglese. Insieme al  Southey, modesto  “Poeta Laureato”, ed a W. Scott, famoso per le sue popolari ballate scozzesi, essi rappresentarono la prima fase del Romanticismo inglese, mentre G. Byron, P .B. Shelley e J. Keats furono i maggiori poeti della seconda generazione.

 

Fenomeno europeo nato come reazione all’Illuminismo , il Romanticismo anche in Inghilterra fu fortemente caratterizzato da ideali di libertà sotto l’influsso della Rivoluzione Francese, anche se ben presto eccessi ed orrori e in seguito le mire imperialistiche di Napoleone generarono nei poeti inglesi profonda delusione, acuita in seguito anche dalla Rivoluzione Industriale che accrebbe il divario tra ricchi e poveri. Non potendo cambiare quindi la società del tempo, si ribellarono contro di essa, diventarono mistici, visionari, profeti e, sentendo fortemente i limiti della Dea Ragione, riscoprirono il potere creativo, magico e perfino cognitivo dell’immaginazione

 


 

La poesia venne definita da Shelley “come l’espressione dell’immaginazione, il centro e la circonferenza di tutta la conoscenza “, da Wordsworth  “come il più filosofico dei generi letterari” e, secondo Coleridge , un grande poeta  è anche “un grande metafisico” che ha il compito di scoprire la vera realtà che si nasconde dietro il mondo fenomenico. Già il Preromanticismo aveva evidenziato desiderio di forti e irrazionali emozioni, rigetto di regole neoclassiche nell’arte e anticonformismo sociale, nonché mistico ritorno alle età barbariche di Ossian, attrazione per cimiteri con la Graveyard  school, ricerca di orrido e sublime nelle Gothic novels. Questi elementi confluirono poi nelle opere dei Romantici inglesi che furono uniti tra loro da incredibili “affinità elettive”, sia nella vita che nell’arte.

 

Wordswrth, Coleridge e Southey progettarono di fondare, in un remoto paese americano, una sorta di società ideale, la Pantisocrazia, insieme a dodici coppie. Purtroppo delusioni e problemi resero le loro vite difficili e spesso infelici, ma in compenso trovarono sollievo nell’arte, ciascuno a suo modo: Wordsworth, cantando la Natura e trasfigurando la realtà di ogni giorno in opere come The Prelude, The Excursion; Coleridge , evocando un mondo fantastico e misterioso come in The Rime of the Ancient Mariner (scritto sotto l’effetto dell’oppio).

 

 

Anche Byron, Shelley, Keats furono uniti da forti legami di amicizia e positive affinità artistiche. Dei tre Byron fu il più famoso in Europa, per il fascino dell’eroe fatale, sprezzante verso tute le convenzioni sociali, poeta maledetto e solitario. Anticonformisti ed amanti della libertà, i tre poeti furono respinti dalla rigida società inglese dell’epoca e si rifugiarono in Italia, dove scrissero le loro migliori opere in un clima più sereno, circondati da amici più aperti e benevoli, traendo felici ispirazioni dalla bellezza dei luoghi in cui abitarono.

 

Di Byron ricordiamo il suo Don Juan, dal tono scettico e satirico, di Shelley le vibranti liriche come To a Skylarck e in particolare il Prometheus Unbound, vero inno alla Libertà, di Keats, innamorato di Bellezza e Verità, citiamo Ode on a Grecian Urn( famosi i versi: Truth is Beauty, Beauty is Truth). Shelley e Keats morirono in Italia, l’uno in un naufragio a 30 anni, l’altro ucciso dalla tubercolosi a soli 25 anni. Byron, invece, morì a 36 anni di febbri  malariche in Grecia dove era andato a combattere con i patrioti greci.

 


 

Giovani e grandi poeti, vite brevi e intense, vissute con amore per la libertá. Saremo in grado di seguire il loro esempio? Purtroppo non si sa. La Terra ha visto sorgere e tramontare tante civiltà, forse per consentire ad altri popoli di avanzare e rinnovare il mondo…

 

Giovanna D’Arbitrio

 

 


Commenti   

 
-1 #2 ilSoicialista 2018-08-20 13:32
e poi i liberali hanno sempre questa brutta tendenza a scambiare la causa con l'effetto: uno ha la febbre ed è la febbre che ti fa stare male; e no è il batterio che ti provoca la febbre e ti fa stare pure male; e questo vale pure per le società; teniamo conto che una componente conflittuale e violenta è connaturata allo spirito umano e ha dato il suo sostanziale contributo alla evoluzione della specie, per cui anche per suo merito stiamo qui ed ora cazzegiare e non nel contesto degli universi possibili del multiverso; sono le società mal governate quelle in cui tali semi sempre latenti si riacutizzano con particolare evidenza; un sistema sociale ed economico ben governato non è fatto solo di libertà astratta ma di molte altre cose come è intuibile.
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-1 #1 ilSoicialista 2018-08-20 13:24
Fa' sempre un certo effetto vedere certi liberali che cercano la "libertà" come la Vispa Teresa cercava le farfallette; spesso ne hanno un senso quasi metafisico; la libertà in effetti non esiste per come è concepita in questo senso; c ome insegnano gli stoici la sola libertà possibile è quella del distacco e dell'apatheia; tutto il resto è illusione fallace; la libertà è adattarsi alle catene inevitabili di nascere in un dato tempo, in un dato spazio, in un dato contesto sociale, con un dato fisico e patrimonio genetico; adattarsi alla parte che il "capocomico" ha già scelto per te e che sei condannato a interpetare come diceva Epitteto; in questo senso la libertà "a priori" non esiste;
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