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20/06/19 ore

Il Leone d’oro alla 58° Biennale di Venezia


  • Giovanni Lauricella

I vincitori della 58° Biennale di Venezia intitolata May You Live In Interesting Times, (Che tu possa vivere in tempi interessanti) curata da Ralph Rugoff, 62 anniattuale direttore della Hayward Gallerydi Londra, sono stati assegnati dopo quattro giorni di convulsa vernice.

 

Da qualche decennio a questa parte la Biennale di Venezia usa titoli ansiogeni e minacciosi per sollecitare attenzione del pubblico e i premiati non tradiscono affatto gli intenti degli organizzatori.

 

Stephanie Rosenthal, presidente della giuria, ha consegnato il Leone d’oro a tre artiste lituane, Lina LapelyteVaiva GrainyteRugile Barzdziukaite, autrici di Sun & Sea (Marina), curata e allestita dall’italiana Lucia Pietroiusti. Come leggete dai nomi è tutto al femminile, come era negli intenti degli organizzatori che hanno privilegiato le donne anche nella percentuale dei partecipanti, oltre il settanta per cento circa.

 

 

Nell’Arsenale è stata ricostruita una tipica spiaggia di bagnanti al sole, che bivaccano in costume da bagno sulle sdraie o sulla sabbia con tanto di accappatoi e teli da spiaggia, occhiali da sole, sandali, creme abbronzanti, pinne,  qualche salvagente variopinto ecc. Scenario estivo tipico che si vede in ogni costa balneare affollata nei giorni di ferie.

 

Hanno galvanizzato l’attenzione del pubblico come della critica il numero delle oltre venti comparse e lo scenario, per  noi inconsueto in queste giornate piovose, dato che il tema dell’opera è rivolto al cambiamento climatico e alla fragilità del pianeta, questa evocata dai canti dei bagnanti, che da oziosi e annoiati, man mano, si fanno sempre più cupi. 

 


 

Questa è la prima versione in inglese dell’opera performance, adibita e adattata alla Biennale. La versione originale di Sun & Sea (Marina) fu prodotta in lituano da Neon Realism.

 

Il premio al miglior artista tra i 79 invitati a esporre ai Giardini e all'Arsenale è andato a Arthur Jafa, afroamericano nato nel 1960, autore del video contro il suprematismo bianco White Album, che denuncia violenze e pestaggi ai danni di cittadini neri a contrasto con gli amici bianchi che fanno parte della sua vita. "Oltre ad affrontare in modo critico un momento carico di violenza, nel ritrarre con tenerezza gli amici e i familiari dell'artista, il film fa anche appello alla nostra capacità di amare", con queste parole i giurati hanno motivato il premio.

 


 

Premiato il Padiglione del Belgio con una menzione speciale, che ai Giardini, con "Mondo Cane" di Jos de GruyterHarald Thys, ha allestito un affollato villaggio tra manichini horror e violenza.

 

 Il Leone d'Argento è andato alla cipriota Haris Epaminonda per la migliore giovane promessa per le sue installazioni. E ancora citazioni speciali alla messicana Teresa Margolles, che ha ricostruito al Padiglione centrale un muro proveniente da Ciudád Juarez, e alla nigeriana Otobong Nkanga

 


 

Leone d'oro alla carriera al veterano texano di 78 anni Jimmie Durham e tanti i riconoscimenti secondari che hanno tenuto affollata la sala sino a tardi.

 


 

Dai premi restano fuori la pittura che, mai come quest'anno era molto rappresentata alla Biennale (a partire dagli interni domestici di Njideka Akunyli Crosby, nigeriana trapiantata a Los Angeles), e il Padiglione del Ghana. 

 

Ricordiamo che la Biennale 2019 annovera 90 Partecipazioni nazionali, 4i paesi presenti per la prima volta alla Biennale Arte: Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan. La Repubblica Dominicana partecipa per la prima volta alla Biennale Arte con un proprio padiglione. Sono 21gli Eventi collaterali. Il Padiglione Italia Né altra, né questa: la sfida del Labirinto, a cura di Milovan Farronato, con le opere degli artisti Chiara Fumai, Liliana Moro e Enrico David.

 


 

"È stata un'esperienza straordinaria, sono sorpreso di essere sopravvissuto", ha detto a Ca' Giustinian, durante la premiazione con serafica ironia il curatore della 58° Biennale, l’americano Ralph Rugoff che alla presentazione aveva detto: «May You Live in Interesting Timesincluderà senza dubbio opere d'arte che riflettono sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra i quali le molte minacce alle tradizioni fondanti, alle istituzioni e alle relazioni dell’ “ordine postbellico”. 

 

Riconosciamo però fin da subito che l'arte non esercita le sue forze nell’ambito della politica. Per esempio, l'arte non può fermare l'avanzata dei movimenti nazionalisti e dei governi autoritari, né può alleviare il tragico destino dei profughi in tutto il pianeta (il cui numero ora corrisponde a quasi l'un percento dell'intera popolazione mondiale).»

 

«In modo indiretto, tuttavia, forse l'arte può offrire una guida che ci aiuti a vivere e pensare in questi ‘tempi interessanti’. La Biennale Arte 2019 non avrà un tema di per sé, ma metterà in evidenza un approccio generale al fare arte e una visione della funzione sociale dell'arte che includa sia il piacere che il pensiero critico. La Mostra si concentrerà sul lavoro di artisti che mettono in discussione le categorie di pensiero esistentie ci aprono a una nuova lettura di oggetti e immagini, gesti e situazioni.

 

Un'arte simile nasce dalla propensione a osservare la realtà da più punti di vista, ovvero dal tenere in considerazione nozioni apparentemente contraddittorie e incompatibili, e di destreggiarsi fra modi diversi di interpretare il mondo che ci circonda. Gli artisti il cui pensiero parte da questi presupposti, sanno dare significati alternativi a ciò che prendiamo come dati di fatto, proponendo modi diversi di metterli in relazione tra loro e di contestualizzarli.

 

Il loro lavoro, animato da curiosità sconfinata e intelligenza di spirito, ci spinge a guardare con sospettoa tutte le categorie, i concetti e le soggettività che sono dati per indiscutibili. Ci invita a considerare alternative e punti di vista sconosciuti, e a capire che “l’ordine” è ormai diventato presenza simultanea di diversi ordini.»

 

Che dire, molto meglio di tanti proclami che si sentono in giro…

 

 

 


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