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28/03/17 ore

Il pianoforte di Giovanni Maria Varisco



Tenutosi lo scorso 6 dicembre presso la sede romana della storica Società Dante Alighieri, all’interno di Palazzo Firenze, il concerto pianistico del Maestro Giovanni Maria Varisco ha lasciato un segno indelebile tra le mura cinquecentesche che lo hanno accolto. Satie e Chaikovskij, in un vortice di crescente tensione. Di straordinaria, incontenibile energia. Forza, intensità, passione. E molto più di questo.

 

Gratitudine, oseremmo dire. Laddove altri avrebbero provato rabbia, impotenza, persino ostilità. Gratitudine, sì. Nei confronti della sua stessa musica. Compagna fedele, paziente, instancabile. Mai indulgente, eppure eternamente fiduciosa. La sua attesa è stata lunga almeno quanto quella del corpo di Giovanni, che oggi ci mostra con inconsapevole orgoglio di essersi riappropriato di sé. Sembra quasi sorprendersene, talvolta, mentre con lo sguardo canta un inno incessante, smisurato, alla vita che si è ripreso e che adesso tiene stretta, strettissima. Addosso, dentro, intorno a sé.

 

Pensare all’incidente che poco più di dieci anni fa gli provocò quei terribili danni fisici che interruppero con prepotenza una carriera a dir poco brillante e soprattutto un’esistenza felice, è inevitabile quasi quanto non pensarci affatto. Già, perché i suoi occhi vibranti e le sue dita fuse con i tasti del pianoforte, come fossero un unico interminabile respiro, ci ricordano quanto più autentico possa essere il legame con ciò che quasi certamente abbiamo pensato di perdere, ma al tempo stesso ci fanno dimenticare di tutto.

 

Esiste solo la musica. Satie ci accompagna in un percorso della memoria, cullando i tumulti, calmando il sentire. Offrendo l’occasione di fermarsi. E ascoltare. Imponente, Chaikovskij stravolge poi ogni equilibrio, riportando in ballo le emozioni che credevamo silenti. O passate. Guardiamo Giovanni mentre crea e afferra nuove sensazioni, mentre sussurra. Mentre ci sorride, prima di andare via. E, senza saperlo, porta con sé in regalo anche qualcosa di noi.

 

Regina Picozzi


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