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08/03/21 ore

Estate 2020: riparte il Teatro Stabile di Catania. Dal 16 al 26 luglio Lu cori non ‘nvecchia



Nove straordinari attori catanesi e un’originale antologia poetica dedicata a Nino Martoglio: riparte così il Teatro Stabile di Catania, con lo spettacolo Lu cori non ‘nvecchia per la regia dei pluripremiati Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Lo spettacolo, originariamente previsto nell’ambito della stagione 19-20, verrà messo in scena a Palazzo Platamone, dal 16 al 26 luglio, secondo tutte le normative vigenti.

 

"Questa riapertura – dichiara Carlo Saggio, presidente del Teatro Stabile di Catania, “ci vede partecipi al lavoro del TSC con estrema cura e senso di responsabilità: sicurezza e tutela del lavoro non sono solo parole, ma il risultato di pensieri e investimenti" .

 

Il Teatro, dopo tre mesi di chiusura forzata a causa dell’emergenza Covid-19, torna a proporsi alla città come luogo in cui la polis si riunisce e riflette su se stessa e lo fa nel cuore del centro cittadino, nella splendida corte del Palazzo della cultura. "Il Teatro Stabile di Catania – dichiara il Direttore, Laura Sicignano,  “ha in programma molte attività per l'estate 2020, dal vivo e in digitale: dopo questa pausa obbligata, vogliamo lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Sarà un'estate dedicata alla narrazione di una Sicilia reinventata grazie al coinvolgimento di artisti giovani e innovativi. Ci accingiamo alla riapertura con emozione e con la consapevolezza della fragilità della condizione dei lavoratori dello spettacolo dal vivo. Crediamo che i teatri, ora più che mai, abbiano il dovere di reinventarsi un dialogo con il pubblico, di creare lavoro e di accogliere i cittadini in un luogo dove trovare pensiero, bellezza  e poesia" .

 

Il complesso e variegato mondo martogliano, i suoi testi teatrali, i sonetti, i poemi e i bozzetti appartengono alla tradizione popolare siciliana come l’espressione più viva e disincantata della società di un tempo passato, ma contengono caratteri di riconoscibilità e di profondità che li rendono ancora attuali, come dimostra la longevità e il successo delle rappresentazioni delle sue opere in tutta la Sicilia, ancora oggi.  “Avremmo dovuto concludere la stagione invernale con questo bellissimo Martoglio di Vetrano-Randisi – dichiara la Prof.ssa Lina Scalisi, vice presidente del Teatro Stabile di Catania – “Per gli eventi che sono accaduti, è invece diventato il primo spettacolo della nostra rassegna estiva e, al tempo, l'emozionante ritorno al nostro pubblico e alla nostra Città. Il tutto negli spazi monumentali di Palazzo Platamone, in quella Civita che era nella testa e nel cuore di Martoglio. È un evento quindi irripetibile, di grande speranza, la stessa che ci ha animato in questo periodo così faticoso, dove abbiamo assunto ogni sforzo per tutelare le iniziative e gli impegni assunti in un settore che è tra i più penalizzati da questa crisi. Ma le difficoltà non ci arrestano, semmai rafforzano il nostro impegno”.

 

 “Il nostro intento” – scrivono Enzo Vetrano e Stefano Randisi nelle note di regia - “nel comporre questo spettacolo che accosta scene e versi scritti da Martoglio in diverse opere e in differenti contesti, è quello di tracciare un percorso che lo porti fuori dalle strade battute per decenni, verso la riscoperta di una verità della parola, per noi il fondamento dello stare sul palcoscenico, e per ritrovare il Martoglio che scriveva per i grandi attori e le grandi Compagnie dei primi novecento, da Giovanni Grasso ad Angelo Musco”.

 

L’appuntamento è quindi a Palazzo Platamone, da giovedì 16 a domenica 26 luglio, alle ore 21.00. Lunedì 20 riposo. 

 

Maggiori info: www.teatrostabilecatania.it 

 

 

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Il palinsesto estivo, diretto da Laura Sicignano, ha preso il via il 16 luglio con lo spettacolo dal vivo "LU CORI NON 'NVECCHIA" di VETRANO & RANDISI. L’antologia poetica dedicata a Nino Martoglio resterà in scena all’interno del cortile di Palazzo Platamone fino al 26 luglio

 

Sul palcoscenico grandi talenti del teatro siciliano: Daniele Bruno, Cosimo Coltraro, Greta D'Antonio, Valentina Ferrante, Luciano Fioretto, Luca Fiorino,  Lydia Giordano, Marcello Montalto, Manuela Ventura.

 

L'estate catanese prosegue all'insegna del teatro; verranno riproposte sul web agli addetti ai lavori e alla stampa delle rappresentazioni in cartellone che sono state cancellate dal Covid, un tentativo per proteggere le produzioni e lanciare il cuore oltre l'ostacolo. 

 

Gli spettacoli verranno proposti in diretta streamig , delle vere e proprie restituzioni al pubblico, indirizzate in mniera particolare agli addetti ai lavori e alla stampa:

 

Restiruzione al pubblico Il 25 luglio LA PACCHIONA N. La Bute regia di M. Cutungo, una versione siciliana di Fat Pig con Paolo Mazzarelli, Federica Carrubba Toscano, Chiara Gambino, Alessandro Lui.

 

Il tema dell’essere “carini”, esteticamente gradevoli e socialmente omologati, è centrale in Fat Pig, (da cui è tratta la nostra versione siciliana del testo originale), come in altri due testi dell’autore americano: La forma delle cose e Reasons to be Pretty, a formare quella che lui stesso definisce “Trilogia della bellezza”:

 

Restituzione al pubblico L’8 agosto andrà in scena in diretta streaming “LA NUOVA COLONIA” di Luigi Pirandello diretta da Simone Luglio, Una compagnia di 11 giovani attori siciliani sarà alle prese con un Pirandello poco frequentato.  Il lavoro di luglio 2020 sarà la prima tappa di un percorso dedicato ai giovani sul tema dell'utopia. Lo spettacolo debutterà nel 2021, ma al termine di questa prima tappa di studio, ci sarà una restituzione digitale del lavoro dedicata ad addetti ai lavori e stampa.Uno spettacolo che fa parte della “Trilogia del mito” insieme a Lazzaro e i Giganti della montagna, nello specifico si occupa del mito sociale o per meglio dire dell’utopia del mito sociale, cioè la speranza di creare una nuova società cercando di non ricadere negli errori di quella vecchia. 

 

Restituzione al pubblico 28 agosto PINOCCHIO regia di Livia Gionfrida, inedito Scaldati, con Aurora Quattrocchi, Alessandra Fazzino, Manuela Ventura, Cosimo Coltraro, Aurora Peres, Domenico Ciaramitaro. Una produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Teatro Metropopolare. 

 

Pinocchio di Franco Scaldati, opera inedita ed incompiuta, è un concerto di suoni e colori che ricalca la mitica storia del burattino collodiano, per trasportarla in una Sicilia cruda e tragicomica, un mondo fiabesco dove uomini, fate, pupi e animali hanno lo stesso diritto di parola e sono ugualmente impegnati nella violenta lotta alla sopravvivenza.

 

Le attività del Teatro Stabile di Catania si concluderanno con l’ambizioso progetto web al 100% al femminile a cura di Lydia Giordano “LA MIA ESISTENZA D'ACQUARIO di Rosso di San Secondo che vedrà la partecipazione 17 attrici.

 

  

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       ATTIVITA' ESTIVA TEATRO STABILE DI CATANIA -

 

direzione artistica di Laura Sicignano

 

Cortile del Palazzo Talamone (spettacolo dal vivo)

 

 

LU CORI NON ‘NVECCHIA 

 

 Da giovedì 16 a domenica 26 luglio. Lunedì riposo 

 

dall’opera di Nino Martoglio

elaborazione dei testi, adattamento e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

con Daniele Bruno, Cosimo Coltraro, Greta D'Antonio, Valentina Ferrante, Luciano Fioretto, Luca Fiorino,  Lydia Giordano, Marcello Montalto, Manuela Ventura

scenografa e costumista Mela Dell'Erba

regista assistente Carmelo Alù

luci Gaetano La Mela

audio Giuseppe Alì

direttore di scena Armando Sciuto - attrezzista Alessandro Mangano - capo macchinista costruttore Santo Floresta - primi macchinisti Orazio Germenà, Sebastiano Grigoli - capo elettricista Salvo Orlando - elettricisti Salvo Costa, Gaetano La Mela - capo fonico Giuseppe Alì - fonico Luigi Leone - sarta Claudia Mollica

realizzazione costumi Riccardo Cappello

realizzazione scenografia Elio Di Franco

scene realizzate dal laboratorio di scenografia del Teatro Stabile di Catania

costumi realizzati dal laboratorio del Teatro Stabile di Catania

direttore tecnicoe degli allestimenti Carmelo Marchese

ufficio stampa nazionale Nicola Conticello

comunicazione Martina Sapone 

produzione Teatro Stabile di Catania

 

Il complesso e variegato mondo martogliano, i suoi testi teatrali, i sonetti, i poemi e i bozzetti appartengono alla tradizione popolare siciliana come l’espressione più viva e disincantata della società di un tempo passato, ma contengono caratteri di riconoscibilità e di profondità che li rendono ancora attuali, come dimostra la longevità e il successo delle rappresentazioni delle sue opere in tutta la Sicilia, ancora oggi. 

 

La sapiente arte nella scelta della lingua, delle parole, degli argomenti, per raccontare un quotidiano fatto di fatica, onestà e rispetto ci regalano il gusto dell’ascolto e la scoperta di un mondo vivacissimo, passionale, malinconico e a volte tragico, sempre vitalissimo nelle espressioni e nelle situazioni in cui Martoglio volle rappresentare valori e principi condivisi col pubblico per il quale scriveva. Il nostro intento, nel comporre questo spettacolo accostando e giustapponendo scene e versi scritti da Martoglio in diverse opere e in differenti contesti, è quello di tracciare un percorso che lo porti fuori dalle strade battute per decenni, verso la riscoperta di una verità della parola – per noi il fondamento dello stare sul palcoscenico – e per ritrovare il Martoglio che scriveva per i grandi attori e le grandi Compagnie dei primi novecento, da Giovanni Grasso ad Angelo Musco. 

 

Non ci orientiamo dunque verso una riproposizione filologica, ripetitiva, consueta, dei suoi testi, ma nemmeno verso un tradimento programmato delle sue opere. Tentiamo di innestare nel suo corpus poetico la nostra visione del teatro, e ci prendiamo la libertà di farlo creando un universo surreale, raccogliendo spunti e lampi teatrali, poesie e poemetti, nell’intento di costruire una scrittura scenica originale, che parli della vita e dell’uomo con parole leggere o drammatiche, ironiche o spietate, ma sempre rigorosamente autentiche. Seguiamo con ciò l’esempio di grandi Maestri che abbiamo avuto la fortuna di conoscere e che ci hanno insegnato a leggere attraverso l’opera di un autore le sue inquietudini, i suoi sogni, i suoi ricorrenti fantasmi.

 

Certo, un elemento fondante e concreto della sua vita – e della sua tragica morte – sarà al centro della nostra attenzione: una porta. Quella porta da cui “per errore” ha compiuto il suo ultimo passo fatale si sovrappone nel nostro immaginario alla “comune” che in tutti i suoi testi teatrali è al centro della scena. Un corto circuito che ci permette di immaginare tutti gli ingressi e tutte le uscite dei personaggi di questo spettacolo come il varcare una soglia verso la vita o verso l’oblio, a seconda della direzione che si sceglie di prendere.

 

CURRICULI VITAE

 

 

Stefano Vetrano ed Enzo Randisi, attori, autori e registi teatrali, Enzo Vetrano e Stefano Randisi lavorano insieme dal 1976.

 

Nel settembre del 2011 hanno vinto il premio Le Maschere del Teatro Italiano con lo spettacolo I Giganti della Montagna per la categoria Miglior spettacolo di prosa e nel 2010 hanno ricevuto il premio Hystrio-Anct per il loro lavoro tra ricerca e tradizione. Del 2007 è il premio ETI – Gli Olimpici del Teatro come miglior spettacolo per Le smanie per la villeggiatura di Carlo Goldoni, realizzato insieme a Elena Bucci e Marco Sgrosso.

 

Nel 1988 Vetrano e Randisi hanno ricevuto dal Sindaco Leoluca Orlando il premio Palermo per il Teatro e vent’anni dopo, nel luglio 2007, è stato loro consegnato il premio Imola per il Teatro, come riconoscimento alla loro carriera. Vetrano e Randisi sono presenti nel Dizionario dello Spettacolo del Novecento edito nel 1998 da Baldini e Castoldi.

 

Col Teatro Daggide di Palermo, loro città d’origine, Vetrano e Randisi hanno condiviso l’esperienza formativa del teatro di gruppo, orientando la propria ricerca verso il teatro d’attore, l’improvvisazione e la drammaturgia collettiva. Dall’83 al 92 hanno formato una compagnia all’interno della Cooperativa Nuova Scena di Bologna, per la quale hanno scritto, diretto e interpretato numerosi spettacoli fra cui una trilogia dedicata alla Sicilia, e hanno partecipato a diversi lavori con Leo de Berardinis.

 

Nel 1995 hanno fondato l’Associazione Culturale Diablogues, che spazia da produzioni di spettacoli di ricerca teatrale e musicale alla didattica, da collaborazioni e consulenze artistiche alla progettazione e realizzazione di eventi teatrali unici in luoghi di particolare interesse artistico e culturale. Dal 2001 al 2012 Vetrano e Randisi sono stati fondatori e direttori artistici del Festival Acqua di Terra/Terra di luna, il più importante avvenimento culturale della Vallata del Santerno. Dal 2015 il progetto Acqua di Terra / Terra di Luna è rinato come Rassegna estiva dedicata a laboratori e spettacoli diretti dagli stessi Vetrano e Randisi.

 

Dal 1999 al 2003 una creativa e fruttuosa collaborazione con Le Belle Bandiere ha avviato uno studio su testi classici che ha fatto conoscere e apprezzare il lavoro di Vetrano e Randisi anche in circuiti di teatro più tradizionale, distinguendosi per la prospettiva originale che apre squarci su differenti visioni e dimensioni dei testi e degli autori affrontati: Il berretto a sonagli di Pirandello (1999) Anfitrione da Plauto, Molière, Kleist e Giraudoux (2000), Il mercante di Venezia (2001) e Le smanie per la villeggiatura di Goldoni (2003).

 

Successivamente hanno creato una nuova compagnia che ha realizzato un repertorio pirandelliano: L’uomo, la bestia e la virtù (2005), Pensaci, Giacomino! (2007) I Giganti della Montagna (2009) Fantasmi (2010), Trovarsi (2011).

 

Nel 2015 hanno realizzato la messinscena di un testo teatrale di Leonardo Sciascia scritto nel 1965 ma di scottante attualità: L’onorevole.

 

Recentemente hanno affrontato con risultati emozionanti anche la drammaturgia di Franco Scaldati realizzando Totò e Vicé (2011), Assassina (gennaio 2017) finalista come Miglior spettacolo ai premi UBU 2017 e Hystrio Twister 2017, Ombre folli (novembre 2017).

Dal 2015 “Compagnia Vetrano – Randisi / Diablogues“ è una firma della Cooperativa Le Tre Corde, attività teatrale di interesse regionale dell’Emilia Romagna.

 

Daniele Bruno nasce a Catania il 30/10/1991, si diploma presso la scuola di recitazione Buio in Sala Acting School, successivamente entra nella scuola d'Arte Drammatca "Umberto Spadaro". Prende parte a diverse produzioni teatrali nella provincia di Catania tra le quali: Sogno di una notte di mezza estate, regia Massimo Giustolisi e Giuseppe Bisicchia, produzione Buio in Sala (2015); Il misantropo, regia Giovanni Anfuso, produzione Teatro Stabile di Catania (2017); La locandiera, regia Massimo Giustolisi e Giuseppe Bisicchia, produzione Buio in Sala (2018); Riccardo III, regia Nicola Alberto Orofino,  produzione Teatro del Canovaccio (2018); '68 punto e basta, regia Nicola Alberto Orofino,  produzione Teatro Stabile di Catania (2018); La signora Morli, una e due, regia Riccardo Maria Tarci,  produzione Teatro Brancati (2019); Eterna – 'A vucca l'amma, regia Nicola Alberto Orofino,  produzione Teatro Stabile di Catania (2019); L'uomo, la bestia e la virtù, regia Carlo Ferreri, produzione Teatro Brancati (2020). 

 

Nel 2018 è anche protagonista del videoclip del brano 9 primavere di Ermal Meta, regia Giovanni Tomaselli.

 

Cosimo Coltraro, attore terragno o come ama definirsi lui "un pezzo di Catania" si forma all'accademia d'arte drammatica Umberto Spadaro del Teatro stabile di Catania.

 

Prende parte dall'89 ad oggi a moltissime produzioni del Teatro Stabile sotto la guida e la regia di prestigiosi registi e colleghi che hanno impreziosito la sua esperienza. Diverse le esperienze anche al di fuori dello Stabile che lo hanno consegnato al tessuto teatrale della città e della Sicilia. Lavora spesso anche fuori dalla Sicilia. Importante la sue esperienza lavorativa al Teatro Stabile del Veneto.

Diverse e variegate le sue partecipazioni nel cinema, serie tv e televisione che gli hanno conferito e riconosciuto una "sicilianità doc".

 

Greta D’Antonio, nata a Catania il 13\12\1996, nel 2011 ha preso parte allo spettacolo La Scapricciata con la regia di Manuela Metri e Fioretta Mari. Nel 2015 si perfeziona presso l'Accademia Nazionale Del Dramma Antico (Inda) a Siracusa fino al 2018 dove si diploma. In questi tre anni ha preso parte come coreuta ed attrice in diverse tragedie e commedie presso il Teatro Greco di Siracusa lavorando con importanti registi come Gabriele Lavia, Cesare Lievi, Valerio Binasco, Giorgio Barberio Corsetti, Giampiero Solari, Massimo De Francovich, Yannis Kokkos, Antonio Zanoletti, Mauro Avogadro.

 

A livello televisivo nel 2016 ha preso parte alla mini serie tv con Giuseppe Fiorello ne I Fantasmi di Portopalo nel ruolo di Rosaria, nel 2018 nella commedia Le Rane di Aristofane con Ficarra e Picone nel ruolo dell’iniziata.

 

In ambito cinematografico nel 2019 ha partecipato al film TuttAPPosto con Roberto Lipari nel ruolo di “studentessa combattiva”.

 

Dal 2018 è entrata a far parte del corso di perfezionamento al teatro nazionale di Roma lavorando con diversi registi fra cui Marco Lucchesi .

 

Di recente con lui è stato rappresentato al Teatro India la tragedia La Duchessa D'Amalfi ed i suoi carnefici.

 

Valentina Ferrante nata alla scuola del Teatro Stabile di Catania, ha studiato a Roma con Enzo Garinei, Lina Wertmüller, Lindsay Kemp, Piera Degli Esposti, Serena Sinigaglia. In teatro ha lavorato con registi come Paolo Rossi, Massimo Castri, Peter Stein, Roberta Torre, Vincenzo Pirrotta, Walter Manfrè, Luca De Fusco, Armando Pugliese, Antonio Calenda,  Jean Pierre Vincent, Giovanni Anfuso, Enzo Garinei. Ha preso parte a produzioni cine-televisive nazionali ed internazionali tra cui spiccano Ginostra accanto ad Harvey Keitel, Picciridda di Paolo Licata, La vita rubata regia di Graziano Diana.

 

Ha fondato nel 2014 la compagnia Banned Theatre con la quale ha messo in scena, come autrice e regista, titoli classici quali: Lysistrata, Le nuvole, La festa delle donne, Prometeo - tragicommedia e Studio per carne da macello in stagione al Teatro Stabile di Catania nel 2018. Si definisce “artigiana del teatro” perché si occupa a fondo di tutti gli aspetti di ogni suo spettacolo, in particolare riscrivendo e attualizzando testi già noti o elaborando nuova drammaturgia partendo dal lavoro d'improvvisazione che svolge con gli attori della sua compagnia.

 

Luciano Fioretto, nato a Catania il 11/12/1989, dopo aver superato le tre fasi di selezione previste, nel 2012 rientra tra gli allievi che formeranno il corso del triennio 2012-2015 dell’Accademia D’Arte Drammatica Umberto Spadaro del Teatro Stabile di Catania. 

Il debutto artistico con lo Stabile di Catania avviene nel 2014: Foemina Ridens di Giuseppe Fava, regia di Giovanni Anfuso, produzione Teatro Stabile di Catania. 

 

Nel 2015, dopo aver concluso il percorso didattico e aver conseguito il diploma, continua a lavorare presso il Teatro Stabile di Catania con registi del calibro di: Fabio Grossi, Francesco Randazzo e Giuseppe di Pasquale. La stagione 2015 si conclude con una trasferta dello Stabile di Catania a Mosca,  portando in scena al Festival Internazionale Your Chance 2015 del Teatro di Mosca Na Stasnom Il Giardino dei Ciliegi.

 

Nel 2016, Luciano Fioretto, entra a far parte del cast dello spettacolo La Cagnotte, regia di Walter Pagliaro, produzione Teatro Stabile di Catania. 

 

Nel 2017, fa parte dello spettacolo Troppu trafficu ppi nenti, in tournée al Teatro Silvano Toti Globe Theatre di Roma.

 

Nel 2018 torna a lavorare allo Stabile di Catania con In attesa di giudizio per la regia di Roberto Andò e, sempre nello stesso anno, entra a far parte della compagnia di Giovanni Anfuso che porta in scena prima  L’Inferno di Dante e poi L’Odissea di Omero alle Gole dell’Alcantara. Sempre nel 2018, diventerà uno dei protagonisti della fortunata pièce teatrale Filippo Mancuso e Don Lollò, firmato Andrea Camilleri e Giuseppe Di Pasquale. 

 

Luca Fiorino muove i suoi primi passi in teatro lavorando con registi e attori del calibro di Roberto Guicciardini, Walter Manfrè, Salvatore Arena, Maria Maglietta, Giuseppe Pambieri e Antonio Salines.

 

Successivamente si diploma come attore alla scuola del Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa fondata da Giorgio Strehler e diretta da Luca Ronconi.

 

Durante il triennio del corso e nel seguente periodo della sua permanenza a Milano è diretto dal M° Luca Ronconi ed incontra artisticamente alcune fra le personalità più importanti del panorama teatrale europeo e mondiale come Anatolij Vasiliev, Lev Dodin, Lydia Styx, Marise Flach, Enrico D’amato, Michele Abbondanza, Maria Consagra, Philippe Adrien, Gianfranco De Bosio, Massimo De Francovich, Massimo Popolizio, Franca Nuti, Robert Carsen.

 

Successivamente lavora per il Teatro di Roma diretto da Paolo Castagna. Per il Teatro Stabile di Catania, diretto da Armando Pugliese e Nicola Alberto Orofino. Per TaoArte diretto da Giampiero Cicciò. Per il Teatro Rossetti di Trieste diretto da Antonio Calenda ed in scena con Franco Branciaroli. Per il Teatro di Messina e Diablogues diretto da Enzo Vetrano e Stefano Randisi.   Per la televisione ed il cinema ha partecipato come attore a produzioni di Rai film, Mediaset, Magnolia, Orlando Film.

 

Lydia Giordano, ha debuttato al Teatro Stabile di Catania a quattro anni. Diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha lavorato in teatro, cinema e televisione per maestri fra i quali Paolo Sorrentino (The Young Pope), Valeria Golino (Euphoria), Jan Lauwers (The Deadlist Sin, per la Biennale di Venezia), Armando Pugliese (Die Panne di Durrenmatt con GianMarco Tognazzi e Il Borghese e Gentiluomo di Moliere con Emilio Solfrizzi) e Luca De Filippo (La Grande Magia di Eduardo DeFilippo), Walter Pagliaro (Fedra di Racine e Le Trachinie per il Teatro Greco di Siracusa ). È  stata coprotagonista con Greg de La dolce diva, spettacolo di burlesque, al Teatro Olimpico di Roma e parte della compagnia Italo-israeliana Afrodita di Claudia Della Seta per La casa degli spiriti di Isabelle Allende. Collabora con compagnie di teatro off quali Rusalka Teatro di Milano, Mo-Wan Teatro di Livorno e FuocoAllaPaglia, collettivo di teatro internazionale.

 

Ha riadattato e interpretato insieme alla collega e regista Chiara Caselli Insulti al Pubblico di Peter Handke, che hanno provato al Teatro Coppola di Catania, realtà che sostiene. Ha girato video musicali per Carmen Consoli, Alfio Antico, Colapesce, BMC, Canarie e la serie Anna di Niccolò Ammaniti , interrotta, ad oggi, per l’emergenza Covid. È stata una delle protagoniste della serie tv  L’onore e il Rispetto. Sta curando il mio primo progetto da regista. È stata voce di gruppi rock ed è un’ illustratrice.

 

Marcello Montalto studia recitazione, diplomandosi nel 2003, alla triennale Scuola D'Arte Drammatica "U. Spadaro", presso cui in seguito lavorerà come attore in diversi spettacoli, tra cui Le città del mondo, Questa terra diventerà bellissima, La storia di tutte le storie, Marianna Ucria, 68 punto e basta.

 

Nel 2005 inizia una lunga collaborazione, che va ancora avanti, con Vincenzo Pirrotta, partecipando a gran parte dei suoi allestimenti. Eumenidi, U Ciclopu, Terra matta, Diceria dell'untore, Quei ragazzi di Regalpetra, Filottete, Macbeth, sono alcuni degli spettacoli ai quali ha preso parte. con produzioni appartenenti al Teatro Stabile di Brescia, di Roma e con il Teatro Biondo di Palermo. Attraverso quest'ultimo Ente ha la possibilità di lavorare in Tamerlano con la regia di Luigi Lo Cascio e ne L'ultima notte del Raìs, regia di Daniele Salvo, con il quale collabora presso l'I.N.D.A. dal 2010 al 2013.

 

Negli ultimi dieci anni si avvicina al settore cine-televisivo, recitando ne Il Commissario Montalbano, Squadra antimafia, Una storia sbagliata, film con la regia di Gianluca Tavarelli.

 

Manuela Ventura, i primi approcci al mondo del teatro già all’età di 14 anni per poi proseguire con il primo debutto nel 1990 con la compagnia di teatro Gruppo Teatro Maria Campagna.

 

Diplomatasi come attrice presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, è laureata in Lettere moderne a Catania. Ha intrapreso la carriera di attrice teatrale collaborando sia con compagnie e produzioni indipendenti che nei circuiti dei Teatri Stabili.  Al cinema esordisce a 16 anni nel film Volevo i pantaloni, regia Maurizio Ponzi. Partecipa a diverse serie tv e film, incontrando registi come Ridley Scott, Michele Soavi, Sergio Castellitto, Luca Ribuoli ed altri.

 

Da sempre interessata alla ricerca, collabora con diverse realtà e compagnie teatrali e percorsi su nuove drammaturgie, iniziando già nel 1998, con La corte di Federico II diretta da Claudio Gioè. 

 

Ha collaborato con registi e attori quali Chiara Guidi, Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Leo De Berardinis, Nikolaj Karpov, Armando Pugliese, Lamberto Puggelli, Mario Ferrero, Andrea Camilleri, Pino Passalacqua, Micha von Hoeche, Salvo Piro, Lorenzo Salveti e altri.

 

Da ricordare, tra le altre, la partecipazione al film vincitore del David Donatello 2015 Anime Nere regia Francesco Munzi e di recente come interprete al fianco di Antonio Albanese nel film Cetto c’è, senzadubbiamente.

 

Carmelo Alù è un regista diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Si è formato come attore all’accademia dell’Istituto Dramma Antico di Siracusa ed è laureato in Lettere e Filosofia (Università degli studi di Catania). Nel 2015 con una sua riscrittura dell’Amleto di Shakespeare ha vinto il Primo premio nel contest European Young Theatre promosso dal Festival di Spoleto. Nel 2016 con il testo L’Omicidio da lui scritto e diretto vince il Premio SIAE. Durante la sua formazione accademica ha messo in scena due riscritture inedite di Letizia Russo: Edipo re e Filottete.

 

E sempre con la drammaturgia della Russo nel 2018 mette in scena per il Teatro di Roma. Un anno con 13 lune di RW Fassbinder. Nello stesso anno vince Davanti al pubblico, premio di produzione indetto dal Teatro Metastasio di Prato con lo spettacolo Cani morti, testo inedito in Italia di Jon Fosse. Nel 2019 è il regista italiano selezionato per il progetto europeo di scambio internazionale Beyond the sud promosso dal Mibact: dirigerà il testo del drammaturgo brasiliano Diogo Liberano (traduzione di Letizia Russo) A nave vai, debuttando al Centro Cultural San Martin di Buenos Aires.

 


 

 

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25 luglio 

(solo online, restituzione al pubblico)

 

LA PACCHIONA – uno studio 

 

UNA VERSIONE SICILIANA DI “FAT PIG”

di Neil LaBute

traduzione di Marcello Cotugno e Gianluca Ficca

adattamento a cura della compagnia

con Paolo Mazzarelli, Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Chiara Gambino

regia Marcello Cotugno

scene e costumi Luigi Ferrigno, Sara Palmieri

luci Gaetano La Mela

audio Giuseppe Alì

colonna sonora a cura di Marcello Cotugno

aiuto regia Martina Gargiulo

 

Il tema dell’essere “carini”, esteticamente gradevoli e socialmente omologati, è centrale in Fat Pig, (da cui è tratta la nostra versione siciliana del testo originale), come in altri due testi dell’autore americano: La forma delle cose e Reasons to be Pretty, a formare quella che lui stesso definisce “Trilogia della bellezza”.

 

L’idea di trasportarla in Sicilia nasce dalla mia collaborazione con Paolo e Federica, attori con cui condivido un’idea di teatro vivo, calato nella realtà e nel divenire del nostro tempo. Come è stato messo in risalto da Thomas Bell, professore universitario di geografia urbana, nel saggio di Neil LaBute A Casebook, è lo stesso LaBute a suggerirci che i suoi testi, non avendo quasi mai una reale collocazione geografica, sono scritti per poter adattarsi ad ambientazioni differenti.

 

D’altra parte, Fat Pig è anche un testo sul concetto di diversità. E, nel meridione d’Italia, l’inclusività e l’accoglienza nei confronti di chi, in un modo o nell’altro, diverge dalla norma – o dal cliché – non possono, ancora oggi, darsi per scontati. Il meridione, e la Sicilia in particolare, ha inoltre una fortissima cultura del cibo, spesso visto come un collante sociale. Ma il cibo è anche  rifugio, valvola di sfogo, e rimedio contro l’insoddisfazione di cui un individuo emarginato è facile preda: marginalità e censura sociale nei confronti del “diverso”, possono dunque, a queste latitudini più che altrove, innescare un circolo vizioso che conduce all’esclusione.

 

Il testo, dedicato da LaBute a David Mamet, suo idolo in gioventù, racconta la storia di Tommaso, un milanese trapiantato in Sicilia, che si invaghisce di Elena, una bibliotecaria gentile, simpatica e dai molti talenti, apparentemente perfetta per lui se non per il fatto di essere una “taglia molto forte”. Le chiacchiere e le ironie sulla grassezza di lei da parte degli amici saranno per Tommaso il principale ostacolo al rapporto. L’aspetto fisico, infatti, non deve deludere i gusti dell’ambiente sociale a cui apparteniamo: molti tra i personaggi di LaBute finiscono quindi col permettere al giudizio degli altri di dominare le proprie vite e di determinare le proprie scelte, anche a costo di rinunciare alla felicità in nome del pensiero comune. Ma mentre Tommaso è vittima suo malgrado di questa dittatura della bellezza, Elena, la protagonista/eroina di La pacchiona, sembra essere a suo agio nonostante il mondo esterno cerchi di escluderla. Lei, d’altra parte, ormai così abituata a non essere vista, abita il suo “mondo parallelo”. 

 

Il suo appartamento, il suo rifugio sicuro, in cui le fanno compagnia i personaggi e le scene dei vecchi spaghetti western (nell’originale film di guerra), solitamente parte di un immaginario prettamente maschile. Lo spettacolo segue lo stile del teatro da camera, citando l’Intima Teatern di August Strindberg e puntando i suoi atout sulla recitazione relazionale e sulla credibilità dei personaggi. Una scena essenziale e simbolica che veicola rimandi al contesto ed ai tremi della narrazione. Gli elementi scenici, agilmente, si adattano e trasformano con l’evolversi della vicenda, sfruttando lo spazio in modo da coinvolgere lo spettatore nell’azione, soluzione adatta a una pièce che racchiude in sé una forte carica empatica e veicola una matrice sociale fortemente allusiva al contemporaneo.  

Il progetto è anche per noi l’occasione di iniziare una collaborazione con il Teatro Stabile di Catania e con la sua direttrice Laura Sicignano, attenta alle istanze del contemporaneo e al coinvolgimento del territorio. Lo spettacolo, inoltre, ha previsto una fase di provini per giovani attori siciliani, tramite i quali è stato possibile il completamento del cast. Come nella tradizione postmoderna, sarà il pubblico a dover trovare le risposte alle azioni degli attori in scena e, una volta tornato a casa, a rivolgere lo sguardo su sé stesso. È questa l’amara catarsi di LaBute: offrirci un’occasione per guardare a ritroso le nostre vite, per rifare il doloroso conteggio di tutto quello che ci è stato dato e tolto, di tutto quello che noi abbiamo lasciato andare, e di tutto quello che gli altri ci hanno fatto credere. Un inventario crudele, di una vita forse solo apparentemente felice, che in realtà è stata una continua guerra piena di sconfitte e con pochissime vittorie sul campo. Almeno fin qui.

Marcello Cotugno

 

 

CURRICULI VITAE

  

Marcello Cotugno regista, autore, filmmaker, pedagogo. Si forma all’Accademia di Napoli diretta da Guglielmo Guidi, al Teatro di Roma con Mario Martone e, alla Biennale di Venezia, agli Atelier di regia di Eimuntas Nekrosius e di drammaturgia di Neil LaBute. 

 

Dal 1996 a oggi ha diretto oltre 60 spettacoli, tra cui Perversioni sessuali a Chicago di David Mamet, con Luca Zingaretti, Valentina Cervi e Massimo. Reale, prodotto da Fascino srl, Anatomia della morte di… (vincitore del premio “7 spettacoli per un teatro italiano per il 2000” e rappresentato al Teatro Argentina di Roma), con Daniele Pecci, Massimiliano Bruno, Paolo Zuccari, Giorgio Colangeli, Lidia Biondi, prodotto da Teatro di Roma e Beat72, Niente e nessuno di Letizia Russo, con Alessia Giuliani, Ciro Damiano e Giancarlo Ratti, prodotto da PAV e Beat72Bash di Neil LaBute con Paolo Sassanelli, Alessia Giuliani, Fulvio Pepe e Violante Placido prodotto da Benevento Città Spettacolo, Fox&Gould  e Beat72, La forma delle cose di Neil LaBute con Lorenzo Lavia, Federica Di Martino, Fulvio Pepe e Ilaria Falini prodotto dal Teatro.Eliseo e  compagnia Lavia, Some Girl(s)di Neil LaBute, con Gabriele Russo, Bianca Nappi, Valentina Acca, Roberta Spagnuolo e Martina Galletta prodotto dal Teatro Bellini, Due vecchiette vanno al Nord di Pierre Notte, con Iaia Forte e Daniela Piperno prodotto da Face a Face, Italiani si nasce di Tullio Solenghi e Maurizio Micheli, con Tullio Solenghi, Maurizio Micheli, Novantadue - Falcone e Borsellino vent’anni dopo di Claudio Fava, con Filippo Dini, Giovanni Moschella e Pierluigi Corallo, prodotto da BAM Teatro, Regalo di Natale, tratto dal film di Pupi Avati e adattato per il teatro da Sergio Pierattini, con Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro di Biase, prodotto da La Pirandelliana. Nel 2018 dirige Un autunno di fuoco di Eric Coble, con Milena Vukotic e Maximilian Nisi, prodotto da La Contrada di Trieste, che ha debuttato al Festival di Borgio Verezzi. Nel 2018 dirige Valentina Acca in Leni, il trionfo della bellezza di Irene Alison che ha debuttato al Napoli Teatro Festival, Sezione SportOpera. Nel 2019 dirige Non chiamateli briganti con Paolo De Vita e Mimmo Mancini, anche autori del testo, prodotto dalla Compagnia del Sole e dal Comune di Bitonto, che sarà a Beirut al Teatro Al Madina ad ottobre 2019 nell’ambito del 2° Festival Internazionale di Teatro Europeo di Beirut.

 

Nel 2019 partecipa alla residenza artistica UFO a cura di Marcela Serli con la collaborazione del Teatro La Contrada di Trieste e la Scuola si alta formazione SISSA, assieme alla Compagnia Fattoria Vittadini realizzando due performance: La cena della perdita di Nick Hunt e Are You Going to Save the Children? ispirata al testo The Children di Lucy Kirkwood e a poesie del collettivo inglese Dark Mountain.

Nel 2019 cura l’adattamento la colonna sonora e collabora alla regia nella Lisitrata di Aristofane, per la regia di Tullio Solenghi al Teatro Greco di Siracusa prodotto dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico.

 

Per il cinema, dopo il diploma in Filmmaking alla New York Film Academy nel 1999, ha diretto il cortometraggio Don’t you need. Somebody to love (menzione speciale al LAIFA 2001 a Los Angeles), il corto Fuori dal giro, co-diretto con Dario Iacobelli (vincitore al Festival di Trevignano 2001) e il corto La Tazza (premio Franco Santaniello al Napoli Film Festival 2006). Nel 2016 dirige due cortometraggi: Non è volare di Paolo De Vita e L’Incontro, scritto assieme a Philippe Goudard e Irene Alison, vincitori di premi a Madrid, Valencia, Buenos Aires e Fano. 

 

Nel 2018 dirige il corto Il perdono di Dario Iacobelli con Lino Musella, Valentina Acca, Alfonso Postiglione, Gennaro Di Biase e Emilio Vacca, prodotto da Panamafilm, premiato a Cortinametraggio 2019 per il migliore attore protagonista e nella cinquina finalists ai Globi d’Oro 2019.

 

Dal 2007 al 2015 è uno degli autori della serata David di Donatello per RAI1. Dal 2014 collabora come docente al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dal 2009 alla Link Campus University, dal 2008 all’Accademia Padiglione Ludwig e dal 2017 all’Accademia Italiana di Musical. Nel 2019 insegna al Master di perfezionamento per attori organizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e dal Centro Barreira A+D di Valencia. A ottobre 2019 condurrà un workshop al Teatro Geymmazeh di Beirut.

 

Tra le sue pubblicazioni il saggio L’atroce ironia del quotidiano nella drammaturgia post-moderna americana sul Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, A New Form of Beauty all’interno del libro Corpo Riflessione Immagine per Alpes Edizioni, la prima edizione italiana di testi di Neil LaBute, Trilogia della bellezza per Editoria&Spettacolo in collaborazione con Masolino D’Amico e Gianluca Ficca e il testo Liquido scritto in collaborazione con Irene Alison, pubblicato da Nardini editore nella collana Sottotesto, curata da Luca Cedrola. 

 

È presidente dell’Associazione Te@troshock che si occupa di teatro-terapia.

 

Paolo Mazzarelli, attore, regista, autore di teatro. Come attore ha lavorato fra gli altri con Pippo Delbono (Enrico V), Serena Sinigaglia (Where is the wonderful life), Eimuntas Nekrosius (Il gabbiano), Anna Karenina), Peter Stein (I demoni), Mario Martone (Morte di Danton), Andrea De Rosa (Macbeth), Andrea Baracco (Hamlet), Tommaso Pitta (Orphans), Claudio Tolcachir (Emilia).

 

Come regista/drammaturgo ha messo in scena quattro spettacoli (Pasolini, Pasolini!, Fuoco! Giulio Cesare, Morte per acqua) tutti prodotti dal CSS di Udine, prima di fondare nel 2009 la Compagnia MusellaMazzarelli insieme a Lino Musella.

 

Con Musella scrive, dirige e interpreta sei spettacoli (Due cani, Figlidiunbruttodio, Crack Machine, La società, Strategie fatali, Who is the king) che consacrano la Compagnia MusellaMazzarelli tra le più interessanti e seguite realtà del teatro contemporaneo italiano.

 

Al cinema ha lavorato fra gli altri, con Paolo Vari e Antonio Bocola (Fame chimica), Michele Placido (Vallanzasca), Gipi (L'ultimo terrestre), Mario Martone (Noi credevamo), Paolo Sorrentino (La grande Bellezza), Laura Chiossone (Genitori quasi perfetti), Dean Craig (Love Wedding Repeat), Renato De Maria (ItalianGangsters), Ricky Tognazzi (L'assalto), oltre ad aver preso parte a diverse serie TV.

 

Nel 2001 vince il Premio Speciale Scenario per Pasolini, Pasolini!, nel 2005 il Premio Franco Enriquez alla drammaturgia per Pasolini, Pasolini!, nel 2010 il Premio Inbox per Figli di un brutto dio, nel 2014 il Premio della critica ANCT per La Società, nel 2016 il Premio Hystrio alla drammaturgia per Strategie fatali, nel 2017 il Premio Franco Enriquez come migliore attore per Orphans.

 

Federica Carruba Toscano, classe 1989. Frequenta l’Accademia Europea d’Arte Drammatica Link Academy di Roma, dove si diploma nel 2012. Fin da subito collabora con Vuccirìa Teatro, fondata da Joele Anastasi ed Enrico Sortino, debuttando con la prima pluripremiata pièce della compagnia nel 2013, Io, mai niente con nessuno avevo fatto, poi continuando con altri tre spettacoli, tra cui, il più recente, attualmente in scena Immacolata Concezione, vincitore dei Teatri del Sacro 2017. 

 

A teatro viene diretta da Marcello Cotugno, Nicola Pistoia, Giuseppe Miale Di Mauro, Ninni Bruschetta, Paolo Triestino, Luciano Melchionna, mentre sul set, debutta sotto la direzione di Graziano Diana nel film Taodue Libero Grassi, nel quale incontra Giorgio Tirabassi, da cui verrà diretta nell'opera prima Il Grande Salto. Ancora al cinema nel film Il Tuttofare, diretto da Valerio Attanasio ed in Dog Sitter, diretto da Fulvio Risuleo.

 

Alessandro Lui nasce a Messina, classe '91. Lascia la Sicilia per approfondire lo studio della recitazione.

 

Frequenta il corso triennale presso la Link Academy, accademia bilingue d’arte drammatica della Capitale. Il 2012 segna il suo debutto con lo spettacolo Un, Deux, Tres Pam Ham  per la regia di Marcello Cotugno.

 

Nell'estate viene selezionato per frequentare il Laboratorio Internazionale di Teatro della Biennale di Venezia con il regista argentino Claudio Tolcachir. In autunno partecipa al suo primo lungometraggio Ragazze a mano armata diretto da Fabio Segatori. Continua poi la formazione presso La Vicaria a Palermo frequentando i laboratori di Emma Dante e tornando nuovamente a Venezia. Quell’anno rientra tra i volti dello spot Coca-Cola Zero a distribuzione europea fino al 2015. Nel 2014 entra a far parte del cast dello spettacolo pluripremiato Dignità Autonome di Prostituzione di Luciano Melchionna che gli da la possibilità di confrontarsi con la prima tournée nazionale.

 

Nel 2015 è nel cast di Amleto di William Shakespeare diretto da Ninni Bruschetta. Nel 2016 debutta sul piccolo schermo con la serie tv  Squadra Antimafia 8 prodotta da TaoDue. Nel 2017 vince I Teatri del Sacro con la compagnia Vucciria Teatro con lo spettacolo Immacolata Concezione a cui, oltre che come attore, contribuisce alla drammaturgia. Lo stesso anno fonda ALEA, duo artistico volto all’ideazione e allo sviluppo di progetti audiovisivi indipendenti, che esordisce con la realizzazione de Il Ladro di Spezie aggiudicandosi il bando SIAE S’illumina.

 

Tra il 2018 e il 2019 continua la tournee con Vucciria Teatro e realizza il secondo cortometraggio ALEA dal titolo “Vittoria per tutti”, che vince il premio Rai Cinema come miglior corto italiano al RIFF 2019. Si trova inoltre impegnato come attore sul set del lungometraggio: Il caso Pantani in uscita nel 2020.

 

Chiara Gambino nasce a Palermo il 15 Ottobre 1993 e già da bambina mostra interesse per il mondo artistico: studia danza con Marisa Benassai e segue il laboratorio condotto da Maurizio Spicuzza. Si forma accademicamente alla “Scuola di Teatro di Bologna – A.G.Garrone”, approfondisce poi gli studi con: Claudio Collovà, Elena Bucci, Laura Marinoni, César Brie e Carrozzeria Orfeo con cui partecipata al festival Fer (menti) in festa, con quest’ultimi e Saverio La Ruina approfondisce gli studi drammaturgici; è vincitrice del Premio Pirazzoli (sez B).

 

Nel 2019 insieme a due colleghe fonda la compagnia Gli insoliti con la quale mettono in scena spettacoli d’autore – Porta Chiusa di Sartre – e drammaturgie originali come L’amore è questione di naso  scritto dalla stessa Gambino e un testo inedito di B.Aiello prossimo alla messa in scena Amunì, giochiamo!. Prende parte a una messa in scena de La voce umana per la regia di F. Pentasuglia con la collaborazione di M. Cotugno e S. Barraco. E’ attrice e aiutoregia per S. Cannova rispettivamente ne La stanza dei giochi e Le Troiane. Nel 2020 è la protagonista del cortometraggio scritto e diretto da S. Palamidessi.

 

 

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8 agosto 

(solo online, restituzione al pubblico)

 

 

LA NUOVA COLONIA – uno studio 

 

di Luigi Pirandello

 

adattamento e regia di Simone Luglio

 

con Dario Aita, Antonio Alveario, Giovanni Arezzo, Lucia Cammalleri, Michele Carvello, Roberta Catanese, Antonio Cicero, Federico Fiorenza, Simone Luglio, Luca Massaro, Claudio Zappalà

 

scene e costumi Claudia Gambadoro

 

cura del movimento scenico Lucia Cammalleri

 

videomaker Andrea Gambadoro

 

assistente alla regia e dramaturg Francesca Fichera

 

musiche originali Salvo Seminatore 

 

luci Gaetano La Mela

audio Giuseppe Alì

direttore di scena Armando Sciuto - attrezzista Alessandro Mangano - capo macchinista costruttore Santo Floresta - primi macchinisti Orazio Germenà, Sebastiano Grigoli - capo elettricista Salvo Orlando - elettricisti Salvo Costa, Gaetano La Mela - capo fonico Giuseppe Alì - fonico Luigi Leone - sarta Claudia Mollica

 

Scene realizzate dal laboratorio di scenografia del Teatro Stabile di Catania

Costumi realizzati dal  laboratorio del Teatro Stabile di Catania

 

produzione Teatro Stabile di Catania

 

Note al testo

 

La nuova colonia di Luigi Pirandello fa parte della “Trilogia del mito” insieme a Lazzaro e i Giganti della montagna, nello specifico si occupa del mito sociale o per meglio dire dell’utopia del mito sociale, cioè la speranza di creare una nuova società cercando di non ricadere negli errori di quella vecchia. 

 

Un gruppo di disperati, ai margini di una società, in cui prevaricazioni, sfruttamento, subordinazioni, potere ed egoismi dominano i rapporti personali, decide di lasciare la città per fondare, su un’isola vulcanica deserta, un tempo colonia penale, una comunità lontana dalla civiltà e dal  progresso, più libera e più giusta senza costrizioni né privilegi. Progetto che dopo poco tempo rivela il suo carattere utopico sfaldandosi come un castello di sabbia sotto i colpi dell’egoismo e della brama dell’avere, scorie di un mondo che si credeva ormai lontano. 

 

La nuova colonia, seppur poco rappresentato, incuriosisce per i forti richiami al contemporaneo: la voglia dell’uomo di affrancarsi, l’utopia sociale e l’affermarsi del femminile. Un mito che parla dell’oggi, di una generazioni di giovani che sono sempre più costretti a crearsi dal niente il proprio futuro, la propria “nuova colonia” nella speranza che questa non sia più un’utopia e che l’isola non sprofondi trascinandoli tutti con se’.

 

Note di Regia

 

Alla fine del 2019 quando è nato il progetto de La nuova colonia di Pirandello mai avrei pensato di ritrovarmi a mettere in scena uno spettacolo che è allo stesso tempo uno spazio di sperimentazione, un video documentario e un live streaming. Quando partorisco un’idea di spettacolo penso principalmente a un testo che in qualche modo mi parli, in questo caso specifico ho pensato fortemente anche all’autore, un autore che è nato a pochi chilometri da dove sono cresciuto e che da sempre mi ha fatto sentire a casa, ma che allo stesso tempo risulta essere uno scoglio arduo da scalare. Pirandello non è solo uno dei più grandi drammaturghi di sempre ma è un modo di fare teatro, un suono ricorrente. Ha la riconoscibilità che hanno le grandi rock star. Quello che mi sono chiesto è: come faccio a rispettare la riconoscibilità di questo monumento ma contemporaneamente tradirlo, tradurlo per un pubblico che è di questo tempo? 

 

La prima cosa che ho fatto è quella di scegliere uno dei testi meno pirandelliani della sua lunga produzione. Per struttura e temi trattati assomiglia più ad uno Shakespeare, fortissimi i legami con “La tempesta”. Poi la decisione di lavorare con un gruppo di attori under 35 di grande personalità, creatività e follia. La follia o la disperazione che ci vuole per prendere la decisione di mollare tutto e partire per un isola deserta che dicono un giorno scomparira inghiottita dalle acque.  La stagione dei miti pirandelliani è quella dell’ ultima parte della sua vita e quello che pirandello mette ne La nuova colonia è tutta la sua delusione nei confronti della società e nell’uomo che ne è il suo fautore. Temi che non sono riuscito a sposare in pieno soprattutto dopo aver provato di persona l’esperienza di questo isola-mento a cui tutta l’umanità è stata costretta. La disperazione di vedere la categoria lavorativa a cui appartengo affondare sotto i colpi di un’indifferenza violenta. Come potevo non considereare che quei disperati che si giocano il tutto per tutto devono essere da esempio positivo e non negativo nel loro tentativo di voler cambiare la propria condizione, nel non arrendersi al motto gattopardiano del fare tanto per non cambiare nulla.

 

I confini tra il dentro e il fuori dalla scena, tra la finzione e la realtà e tra la commedia e la tragedia sono impalpabili. In una scena che è allo stesso tempo palco vuoto e strutture materiche che tendono verso’alto, dove la scelta dei materiali si contrappone alla violenza kitch delle luci colorate a led, si svolge l’azione cruda e senza ripensamenti dei nostri protagonisti che hanno ognuno, in qualche modo, qualcosa da riscattare con Dio. 

 

Quando mi è stato proposto dalla Direttrice del Teatro Stabile di Catania di mutare la messa in scena dello spettacolo in un periodo di ricerca con gli attori in attesa di una ricalendarizzazione, ho pensato al “tempo”, al lusso di avere del tempo. In un’isola deserta il tempo è scandito dalla luce del giorno, in teatro il tempo è un cane che ti morde i polpacci prima di debuttare. Questo tempo l’ho usato tutto senza sprecarne una goccia, e il risultato è uno spettacolo che parla di noi e della voglia di cambiare la nostra esistenza, è un video documentario che dialoga con i nostri pensieri ed è un live streaming che spia il nostro futuro incerto ma possibile.

 

Simone Luglio    


CURRICULI VITAE

 

Simone Luglio  studia recitazione a Parigi, con Jean Paul Denizon e con J.C. Penchenant. In Italia frequenta La Bottega dei Mastri Artigiani di P. Sammataro. Nel 2007 si diploma presso la Scuola del Teatro Stabile di Genova. Lavora come attore con le maggiori realtà teatrali nazionali con registi/e come: Sammataro, Pugliese, Bruschetta, Santagata, Peter Stein, Laura Sicignano e Leo Muscato. Appena diplomatosi viene scelto da Valerio Binasco come aiuto regia in Qualcuno arriverà di J. Fosse e Noccioline di F. Paravidino. Dal 2012 farà parte del gruppo di attori che fondano la Popular Shakespeare Kompany guidati da Valerio Binasco con il quale inizierà un lungo sodalizio artistico sia come attore che come regista. Nel 2009 è uno dei registi di Kvetch vincitore di Nuove Sensibilità 09.

 

Scrive e dirige Evoè  dal dramma satiresco Ciclope di Euripide, Scarpette rotte suite teatrale e LOU studio sulla mala vita spettacolo presente al  Napoli Fringe Festival 2010, al Festival dei Due Mondi di Spoleto e vincitore del festival Straniamenti. Nel 2012 viene scelto come regista per la La puttana di Harlem di A. Swerling per l’Ambasciata di Svezia che debutta all’Istituto di Cultura Italiana a Stoccolma. Nel 2013 dirige e interpreta Il berretto a sonagli di L. Pirandello. Nel 2018/19 torna a lavorare con Valerio Binasco ne La Cucina di A. Wesker dove gli viene affidata la regia della ripresa al Teatro Eliseo, e poi come regista collaboratore in Arlecchino servitore di due padroni e “Amleto” per il Teatro Nazionale di Torino.

 

Nel frattempo a Catania firma la regia dello spettacolo Un Po’ di Poe su Edgar Allan Poe, E anche domani piove, e lo spettacolo sensoriale immersivo Senti com’è buono. In televisione lo abbiamo visto, tra le altre cose, nella parte di Giovanni Falcone nella La mafia uccide solo d’estate e al cinema nel film di P. Marcello Martin Eden in concorso al festival di Venezia. Dal 2015 è il Direttore Artistico del Miezzu na strata buskers festival.

 

Dario Aita nasce a Palermo il 25 Gennaio 1987. Si diploma come attore presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova nel 2011. Studia con Michele Perriera presso la scuola di recitazione Teatès di Palermo. Dopo il diploma studia con i maestri: Valerio Binasco, Emma Dante, Gabriele Vacis, Enrico Bonavera, Raul Iaiza (Grotowski), Damiano Bigi (Pina Bausch), Alberto Giusta, Alessandra Schiavoni, Vittorio Brusca. Durante l’accademia, nel 2009 esordisce al cinema con nel film “La Prima linea” (R. De Maria). L’anno successivo, sempre con lo stesso regista è co- protagonista della serie tv rai Il segreto dell’acqua

 

Dopo questa prima esperienza nel corso degli anni interpreta ruoli da protagonista e co-protgaonista in numerose serie tv e film tv per la rai, tra le quali: Questo nostro amore (L. Ribuoli), L’allieva (L. Ribuoli), Prima che la notte (D. Vicari), La mafia uccide solo d’estate (L. Ribuoli), Il cacciatore (D. Marengo e S. Lodovichi), Don Matteo 12 (C. Alemà). Dal 2010 entra a far parte del gruppo nO (Dance first. Think later), con il quale realizza diversi spettacoli da regista o interprete: Trenofemo a-Katzelmacher (D. Aita e E. Gigliotti) [segnalazione speciale premio scenario 2013], LapènLapèn (E. Gigliotti). In Teatro lavora inoltre come co-regista di Elena Gigliotti, [Sangue Matto (TSG), La bisbetica domata (TST)] e in un paio di produzioni, come regista assistente per Valerio Binasco [Le Fenicie; Sisters], con il quale sta attualmente lavorando come interprete in Uno sguardo dal ponte.

 

Da qualche anno collabora come insegnate presso la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova e quella del Teatro Stabile di Torino.

 

Antonio Alveario nasce a Messina il 29/07/1963  e si forma come attore alla Scuola di Teatro dell’INDA in Siracusa (corso 1986/88). In teatro è stato diretto da: Alvaro Piccardi, Giancarlo Sammartano, Antonio Calenda, Roberto Guicciardini, Egisto Marcucci , Leo de Berardinis, Vetrano-Randisi, Bucci-Sgrosso, Carlo Cecchi, Ninni Bruschetta, Alfonso Santagata,  Vincenzo Pirrotta, Roberto Bonaventura, Laura Giacobbe, Francesco Scianna, Claudio Gioè.

 

Al cinema è presente nei film di Francesco Calogero  La gentilezza del tocco  e Visioni Private  e nel più recente Seconda Primavera, con il film di Pif  La mafia uccide solo d’estate dove interpreta il ruolo di Totò Riina. È protagonista di puntata nell’episodio La stanza n. 2 nella serie TV Il giovane Montalbano per la regia di Gianluca Tavarelli È presente nell’episodio 5 della serie televisiva internazionale Zero Zero Zero  diretta da Stefano Sollima, regia di Janus Metz, e nel film per la tv La concessione del telefono  di Andrea Camilleri, regia di Roan Johnson.

 

Michele Carvello è nato a Caltanissetta nel 1995. La sua passione per il teatro comincia da piccolo quando assiste ad una performance religiosa/teatrale del padre Luigi. Dopo aver conseguito il diploma superiore viene ammesso all’Accademia del d’Arte del Dramma Antico dell’INDA. In quegli anni è stato diretto da Moni Ovadia e Mario Incudine ne Le Supplici presso il Teatro Greco di Siracusa; da Cesare Lievi in Alcesti; da Carlo Boso in Il Conte di Caserta a Montreuil ;da Marco Baliani in Sette contro Tebe presso il Teatro Greco di Siracusa (poi in tournée nazionale); da Giorgio Barberio Corsetti in Le Rane. Nel 2017 si diploma all’Accademia d’Arte del Dramma Antico. Successivamente è diretto da Antonio Zanoletti, Auretta Sterrantino e Claudio Laiso in Due uomini due civiltà a Lugano, e da Giusi Norcia in Antigone - Il Teatro dei Sentimenti. Negli anni frequenta vari stage intensivi (tenuti da Andrea Battistini; Maurizio Donadoni; Daniele Salvo e Andreas Rallis) per approfondire lo studio sul corpo e la voce e, in particolare, frequenta lo stage internazionale della Commedia dell’Arte tenuto da Carlo Boso a Versailles.

 

Dal 2018 collabora con QA-QuasiAnonimaProduzioni per cui è stato Cervantes in Quarantena e Riccardo III in Riccardo III. Suite d’un mariage . Al Teatro Franco Parenti di Milano è diretto da Andrzej e Teresa Welminski nello spettacolo La Cometa. Attualmente frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia con indirizzo in Arti e Scienze dello Spettacolo presso l’Università La Sapienza di Roma.

 

Giovanni Arezzo è un attore e regista siciliano, classe 1985. Si diploma nel 2006 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Nel 2007 è, a Milano al Teatro Litta, tra i premiati al Premio Hystrio alla Vocazione, per “la padronanza dei mezzi espressivi e la curiosità intellettuale”. Ha lavorato prevalentemente in teatro, diretto tra gli altri da Silvio Peroni (The Aliens, Il giorno del mio compleanno), Guglielmo Ferro (Pensaci Giacomino e I Malavoglia, con Enrico Guarneri, Concetto al buio), Francesca Ferro (Sogno di una notte a Bicocca, Romeo Q Giulietta), Nicola Alberto Orofino (Mein Kampf Kabarett, nel ruolo di Hitler), ma anche in TV (Il commissario Montalbano, Donne, Palco e Retropalco, Apnea) e nel cinema (Italo di Alessia Scarso, Hungry Birds di Raffaele Romano).  

 

Dal 2017 gira l’Italia con il monologo Chet!, scritto e diretto da Laura Tornambene, spettacolo nel quale si racconta la vita la morte e la musica di Chet Baker, il più grande trombettista bianco della storia del jazz. Come regista, ha diretto nel 2017 Natura Morta in un Fosso di Fausto Paravidino, prodotto dal Centro Teatro Studi di Ragusa, e nel 2019 il monologo Girasoli, interpretato da Alice Sgroi, di cui è anche coautore, prodotto dal Teatro Mobile di Catania. Con lo pseudonimo di Soulce, è anche rapper e slammer, ha pubblicato diversi dischi, vinto diversi riconoscimenti, ed è stato nel 2019 finalista dello slam ufficiale della LIPS, rappresentando la Sicilia.

 

Lucia Cammalleri frequenta la Bottega dei Mastri Artigiani diretta da Piero Sammataro e in seguito il Corso d'Alta Formazione in Teatro d'Innovazione a Pontedera. Ha lavorato, tra gli altri, con Michele Abbondanza, con Jerome Bel, con Jean Pierre Vincent ne I Sette contro Tebe a fianco di Massimo Popolizio, con Lamberto Puggelli, con Michele Di Mauro, con i Muta Imago in Napoli. Primo passo nelle città di sotto per il Napoli Teatro Festival. Dal 2009 al 2012 è la protagonista, accanto a Luigi Lo Cascio, di Dicerìa dell'untore per la regia di Vincenzo Pirrotta. 

 

Nel 2013 il ruolo di Antigone nell'omonima tragedia di J. Anouilh, accanto a Roberto Latini, le fa vincere il Premio “Agis” Teatro Giovani come miglior attrice under 35. È stata nel Gruppo Modem della compagnia Zappalà Danza e ha partecipato al progetto “Every-body” di Antonio Tagliarini. Dal 2015 è parte di Chiasma con S. Lombardo, compagnia dalla quale sono nati gli spettacoli Casual Bystanders, Twister (con Aura Sokio Company/Lituania), Present Continuous e Excelsior, quest'ultimo prodotto, tra gli altri, da RomaEuropa Festival e Theatre de Chaillot.

 

Roberta Catanese, siciliana, nasce a Messina nel 1994. Si trasferisce a Genova per intraprendere gli studi teatrali presso l’Accademia di Recitazione del Teatro Stabile di Genova dove si diploma nel 2017. Durante gli anni di studi verrà formata da Anna Laura Messeri, Massimo Mesciulam ed Enrico Bonavera. Nel corso degli anni prende parte a spettacoli teatrali quali “Antigone” con la regia di Laura Giacobbe, “Istinto” di Angelo Campolo, “Sangue Matto” di Elena Gigliotti, “Eracle” diretto da Massimo Mesciulam, rappresentato anche al “Na Strastnom Theatre Center” di Mosca. Nel 2019 incontra Gabriele Lavia con cui lavorerà un anno intero in tournée con lo spettacolo “I Giganti della Montagna”. Nel 2018 riceve la “Menzione Speciale al Talento” dalla giuria del Premio Hystrio alla Vocazione.

 

Federico Fiorenza si diploma nel 2015 presso l'Accademia d’arte drammatica “U. Spadaro” del Teatro Stabile di Catania. Studia inoltre con Vincenzo Pirrotta, Massimo Venturiello, Melania Giglio, Ciro Cesarano e Fabio Gorgolini. Ha preso parte a varie produzioni del Teatro Stabile di Catania: La banda degli onesti regia Federico Magnano di San Lio, Cyrano de Bergerac e Il giardino dei ciliegi regia Giuseppe Dipasquale; Trainspotting regia Giampaolo Romania; Grigio parigino regia Gianni Scuto; Sei personaggi in cerca d'autore regia Michele Placido; Il giuramento regia Ninni Bruschetta. 

 

Con Il giardino dei ciliegi ha partecipato al Festival Internazionale “Your Chanche 2015” del Teatro di Mosca Nastastnom; con la compagnia Banned Theatre ha recitato in diversi spettacoli classici con la regia di Ferrante/De Grandi; per il Globe Theatre di Roma ha preso parte allo spettacolo di Andrea Camilleri Troppu traficu ppi nenti regia di Giuseppe Dipasquale. Dal 2016 collabora con l'Inail di Enna, con cui ha realizzato laboratori teatrali per gli infortunati sul lavoro e ha messo in scena il suo testo teatrale In balia di un attimo.

 

Luca Massaro, nato a Messina il 18/10/1990, frequenta il corso propedeutico del teatro stabile di Genova nel 2014. Nel 2015 viene ammesso alla scuola di perfezionamento del mestiere dell'attore "l'oltrarno " diretta da Pierfrancesco Favino. Inizia a lavorare in teatro nel 2012 con lo spettacolo "5x9" ,per la regia di Gloria Giacopini,preso dal testo "superwoobinda" di Aldo Nove. Nel 2015 debutta con "60X80", oniricamente preso da "Art" di Jasmine Reza, per la regia di Elisabetta De Vito e Ciro Scalea.  Nel 2016 interpreta "Sorin" ne "Il Gabbiano" di Checov, diretto da Serdar Bilis. 2018 lavora con il regista Juan Carlos Martel Bayod  nello spettacolo "il Mercato della Carne" di Bruno Fornasari. Subito dopo interpreta "Puck" in "Sogno di una notte di mezza estate" di William Shakespeare e diretto da Serdar Bilis; da fine 2018 a febbraio 2020 partecipa alla tournée de "I Giganti della Montagna" di Luigi Pirandello. 

 

Appare al cinema per la prima volta nel 2013 in "Un fantastico via vai" di Leonardo Pieraccioni, di seguito gira il film "I tre tocchi" di Marco Risi; e infine partecipa al cortometraggio "Il posto della felicità" di Aliosha Massine, quest'ultimo è arrivato finalista in molteplici, tra i quali "Alice Nella Città" e "Cortinametraggio". Tra tutti lo hanno premiato come miglior cortometraggio "San Diego film festival" e premio speciale della giuria al "Vittoria Peace Film Fest" Vincendone due come miglior corto.

 

Claudio Zappalà, attore, drammaturgo e regista catanese, classe 1987. Ha studiato presso l’accademia ITACA – International Theatre Academy of the Adriatic e si è diplomato presso la Scuola dei Mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di Palermo, studiando, tra gli altri, con Emma Dante, Gabriele Vacis, Christian Di Domenico, Sandro Maria Campagna. Ha lavorato come attore in spettacoli di Emma Dante, ricci/forte, Armando Pugliese. Nel 2016 va in scena la sua prima drammaturgia Aspettando Antigone - con la quale vince la prima edizione del premio Cendic-Segesta - per la regia di Mauro Avogadro.

 

Nel 2018 fonda la compagniaBarbe à Papa Teatroe nel 2019 debutta nel doppio ruolo di autore e regista con lo spettacolo Il coro di Babele, vincitore del bando di Residenza Bellandi 2019 e del Milano Off Fringe Festival 2019. Nel triennio 2017/20 ha lavorato presso la Scuola dei Mestieri dello Spettacolo del Teatro Biondo di Palermo occupandosi del coordinamento delle attività didattiche e dal 2019 collabora nella gestione delle attività de La Vicaria, la casa della compagnia Sud Costa Occidentale di Emma Dante. Il testo Aspettando Antigone, è stato pubblicato dalla casa editrice Il Glifo, nella raccolta Aspettando Antigone e altri racconti. 

 

Andrea Gambadoro Videomaker di origini catanesi, residente a Londra. Diplomato allo Stabile di Catania nel 2003, ha lavorato come attore per circa dieci anni prima di trasferirsi a Londra dove avviene un cambio di carriera. Partendo dalla suo interesse per la fotografia, riprende a coltivare la passione per il video iniziata già tanti anni addietro, facendone passo dopo passo la sua professione. Dai primi lavori in TV come runner, ha poi cominciato a lavorare come assistente alla regia e aiuto operatore fino ad affermarsi come cameraman e direttore della fotografia.

 

In particolare lavora in “drama reconstructions” e in documentari di natura, di viaggi e di cultura. Ha lavorato in vari programmi tra cui Ramsay Uncharted  girato in Asia e Sud America per National Geographic, Barging Britain per Channel 4, The lake Erie Murders  per Discovery e Enslaved con Samuel L. Jackson per CBC. Contemporaneamente porta avanti progetti personali in veste di regista ed operatore di cortometraggi e video di arte/danza.

 

Francesca Fichera autrice, attrice e pedagoga teatrale. Inizia gli studi di recitazione a tredici anni a Catania, e parallelamente sperimenta da autodidatta le prime forme di scrittura in versi e per il teatro. Nel 2012 si trasferisce a Firenze dove frequenta la scuola per attori e il corso di drammaturgia tenuti da Stefano Massini. Sempre nello stesso anno incontra il regista e scrittore Francesco Niccolini, di cui seguirà vari laboratori di narrazione e scrittura teatrale. Studia lettura del testo poetico con l'attore Ciro Masella. Nel 2014 partecipa come narratrice al festival Montagne Racconta, con la supervisione di Francesco Niccolini e del regista Roberto Aldorasi. Sulle tecniche del racconto si forma inoltre con Laura Curino, e, ritornata in Sicilia, con il cuntista Mimmo Cuticchio e con il puparo Antonino Amico Trombetta.

 

Nel 2015 prende parte allo spettacolo L'Orlando Innamorato, diretto da Mimmo Cuticchio. Dal 2104 tiene laboratori di teatro per ragazzi, nelle scuole e nelle associazioni culturali. Collabora come attrice con la libreria Feltrinelli di Catania, nella quale attualmente organizza reading e spettacoli per bambini. Nel 2018 è autrice e regista dello spettacolo Stereo Storie – racconti ribelli contro la violenza di genere, creato per l'Associazione Antiviolenza Thamaia, e nel 2019 dello spettacolo Fiamà, andato in scena al Tribunale di Catania in occasione della Giornata della Legalità.

 

Claudia Gambadoro, artista poliedrica in continua ricerca e sperimentazione, scenografa e scultrice di scena, fotografa. Lavora nel campo delle arti visive dal 1998, esprime il proprio linguaggio artistico attraverso il disegno, la fotografia ed il video, soprattutto nella formula installativa e di interventi site specific. Dal 2002 collabora con teatri e vari enti per la creazione e realizzazione di scenografie, sculture ed allestimenti: per il Teatro Stabile di Catania, Chantecler di A. Pugliese, Il Maestro e Marta di W. Pagliaro e La lunga vita di Marianna Ucría di L. Puggelli; per il Teatro Massimo di Catania, Tosca di R. Laganà; per il Teatro Garibaldi di Palermo, Il Filottete di V. Pirrotta.

 

Ha esposto alla Kunsthaus Tacheles di Berlino, al Centro Luigi Pecci di Prato, al MART di Trento e Rovereto, al MuseoNazionale di Praga, al Castello di Rivara di Torino; partecipa ad Arte Fiera di Bologna e ad Art Paris+Guest di Parigi.Vincitrice europea del “Premio Unione Latina” con una residenza ed una mostra personale al MAC di Santiago deCile. E’ presente alla 54° Biennale di Venezia, all’Arsenale, con la videoinstallazione Tránsitos. Il suo lavoro èpubblicato du diversi cataloghi ed edizioni cartacee, tra cui Trame d’artista, il tessuto nell’arte contemporanea, di M.Giordano; Recordación|Trabajar para comer di V. Lopez; Ma Nessuno Mai! Verso nuove tracce di contaminazione mediale di G. Perretta. Le sue opere sono presenti nelle collezioni di Fondazioni per l’Arte contemporanea, tra cui la Bartoli-Felter di Cagliari e la Fondation Francés di Parigi.

 

 

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28 agosto 

(solo online, restituzione al pubblico)

 

 

PINOCCHIO – uno studio

di Franco Scaldati

adattamento e regia Livia Gionfrida

con Aurora Quattrocchi, Alessandra Fazzino, Manuela Ventura, Cosimo Coltraro, Aurora Peres, Domenico Ciaramitaro

produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Teatro Metropopolare

  

Note di regia 

 

Mi avvicino in punta dei piedi alle parole di un grande maestro del teatro italiano. 

Pinocchio di Franco Scaldati, opera inedita ed incompiuta, è un concerto di suoni e colori che ricalca la mitica storia del burattino collodiano, per trasportarla in una Sicilia cruda e tragicomica, un mondo fiabesco dove uomini, fate, pupi e animali hanno lo stesso diritto di parola e sono ugualmente impegnati nella violenta lotta alla sopravvivenza. 

 

È una storia di poveri, difettati, emarginati, di innocenti. Qui la voce si fa carne e si moltiplica, scivolando in uno spazio universale in cui il suono si fa presenza. Umorismo e tragedia si intrecciano, come in tutto il percorso di questo grande poeta siciliano, cantore da sempre degli ultimi. 

 

Il ragazzo testa di legno ed io ci siamo già incontrati in passato. Ora, accompagnata dalla lingua straordinaria di Scaldati, lo intravedo mentre mi fa un gesto osceno e si ributta in mare per vivere da pirata, assieme al suo amato padre Geppetto e al suo amico Lucignolo. Libero.

 

 

CURRICULI VITAE

 

 

Aurora Quattrocchi, nata in Istria dove il padre era ufficiale dell'esercito durante la seconda guerra mondiale. Debutta in teatro a Palermo nel 1974 in Attore con la O chiusa di e con Franco Scaldati. Nel corso della quarantennale attività teatrale divide la scena anche con Luigi Burruano, Giorgio Li Bassi, Giacomo Civiletti, Walter Manfrè, Massimo Verdastro, Claudio Collovà, Franco Però, John Turturro, Moni Ovadia e altri. La sua carriera la porta su prestigiosi palcoscenici nazionali quali il Teatro Biondo di Palermo, Teatro Carignano di Torino, il Piccolo Teatro Grassi e il Teatro dell'Elfo di Milano, il San Ferdinando di Napoli, il Teatro Antico di Taormina.

 

Molto attiva sia sul grande che sul piccolo schermo, esordisce al cinema nel 1989 con il film Mery per sempre di Marco Risi. In seguito sarà diretta, tra gli altri, da Carlo Lizzani, Giuseppe Tornatore, Marco Tullio Giordana, Emanuele Crialese, Francesco Munzi e Pif. In televisione è ricordata principalmente per le fiction La vita rubata (2008), Il giovane Montalbano (2012) e La mafia uccide solo d'estate (2016-2018). La sua interpretazione nel film Nuovomondo di Emanuele Crialese le ha valso il Prix pour la meilleure interprétation féminine al Festival du Cinéma Européen di Essonne (Francia, 2006) ed il Silver Apricot - Special Prize allo Yerevan International Film Festival (Armenia, 2007), oltre alla candidatura come miglior attrice non protagonista del Chlotrudis Awards - Boston Critics Film (USA, 2008).

 

Nel 2014 l'interpretazione nel film Anime nere di Francesco Munzi le vale la Targa speciale del Premio Cinema Narrativa Efebo d'oro. Nel 2016 viene premiata come miglior interprete al Pietrasanta Film Festival per il cortometraggio Buon viaggio. Ha inoltre ricevuto il premio “Rosa Balistreri" (2002) e il premio "Franco Franchi" (2006) come riconoscimenti alla carriera.

 

Alessandra Fazzino, Danzatrice, attrice, regista e coreografa siciliana, docente di tecniche del movimento, diplomata alla accademia teatrale dell' INDA di Siracusa. Negli ultimi anni ha collaborato con la compagnia Sud Costa Occidentale diretta da Emma Dante prendendo parte come attrice agli spettacoli “Le sorelle Macaluso” e “Bestie di scena” e con la compagnia Carullo Minasi in "Marionette, che passione!" di Rosso di San Secondo, prodotto dal Teatro Stabile di Catania. La sua carriera artistica comincia nel 1988 come danzatrice nella “Axas Dance Company” di Zurigo partecipando a tutte le produzioni della compagnia fino al 1991. 

 

Si trasferisce in seguito a Palermo dove danza per altri coreografi, tra cui Ciro Carcatella, Rebecca Murgi, Bruce Taylor e intraprende un percorso di ricerca personale, come autrice e coreografa, che persegue l’obbiettivo di mettere insieme il linguaggio più specifico della danza contemporanea e dell’improvvisazione con quello del teatro, producendo spettacoli e performance rappresentati in numerosi circuiti di danza e teatro di ricerca in tutto il territorio nazionale, tra cui :”Le parole hanno fame”, ”Come campi d’arare”di Sabrina Petyx (vincitore Premio Scenario 2003) e “Lux et Tenebrae” entrambi in coregia con Giuseppe Cutino e in collaborazione con la compagnia M’Arte, ”Sacro Cuore”, ”Notte a me madre”, ”Intersecta”, “Bestiario”. 

 

Altri registi con cui ha collaborato come attrice e/ o coreografa: Giancarlo Sammartano, Sandro Sequi, Giancarlo Sepe, Giorgio Pressburger, Claudio Collovà, Federica Santambrogio, Giuseppe Cutino, Luciano Nattino, Marco Baliani ,Tatiana Alescio e per il cinema Aurelio Grimaldi, Emanuele Crialese, Emma Dante. Negli ultimi anni ha firmato le coreografie degli spettacoli: “Le donne al parlamento” di Aristofane per la regia Vincenzo Pirrotta, per il 49° ciclo di rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa.; “Ti mando un bacio nell’aria” di Sabrina Petyx, regia di Giuseppe Cutino e “Non ho tempo di badare ai miei killer” drammaturgia Massimo Verdastro, regia Massimo Verdastro e Giuseppe Cutino entrambi prodotti dal Teatro Biondo di Palermo, “ I sette contro Tebe” di Eschilo, regia di Marco Baliani, per il 53° ciclo di spettacoli classici organizzati dalla fondazione INDA.

 

"Cassandra" da Christa Wolf, regia Claudio Collova, spettacolo saggio di fine anno degli allievi Accademia d'arte del Teatro Antico.

 

Manuela Ventura, i primi approcci al mondo del teatro già all’età di 14 anni per poi proseguire con il primo debutto nel 1990 con la compagnia di teatro Gruppo Teatro Maria Campagna.

 

Diplomatasi come attrice presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, è laureata in Lettere moderne a Catania. Ha intrapreso la carriera di attrice teatrale collaborando sia con compagnie e produzioni indipendenti che nei circuiti dei Teatri Stabili.  Al cinema esordisce a 16 anni nel film Volevo i pantaloni, regia Maurizio Ponzi. Partecipa a diverse serie tv e film, incontrando registi come Ridley Scott, Michele Soavi, Sergio Castellitto, Luca Ribuoli ed altri.

 

Da sempre interessata alla ricerca, collabora con diverse realtà e compagnie teatrali e percorsi su nuove drammaturgie, iniziando già nel 1998, con La corte di Federico II diretta da Claudio Gioè. 

 

Ha collaborato con registi e attori quali Chiara Guidi, Luca Ronconi, Marisa Fabbri, Leo De Berardinis, Nikolaj Karpov, Armando Pugliese, Lamberto Puggelli, Mario Ferrero, Andrea Camilleri, Pino Passalacqua, Micha von Hoeche, Salvo Piro, Lorenzo Salveti e altri. 

 

Da ricordare, tra le altre, la partecipazione al film vincitore del David Donatello 2015 Anime Nere regia Francesco Munzi e di recente come interprete al fianco di Antonio Albanese nel film Cetto c’è, senzadubbiamente.

 

Cosimo Coltraro, se vogliamo avere un’immagine del Catanese, si presenterà al nostro spirito la visione di un uomo bruno, di non alta statura, svelto di maniere (e talvolta anche di mano), con occhi scuri e vivacissimi, sprizzanti energia ed intelligenza. Ecco Cosimo Coltraro, nato e vissuto a Catania, è  l’immagine tipica del catanese o come preferisce definirsi “è un pezzo di Catania”. Si forma all'accademia d'arte drammatica Umberto Spadaro del Teatro stabile di Catania. Successivamente gli incontri con registi quali Andrea Camilleri, Pino Micol, Romano Bernardi, Armando Pugliese, Luca De fusco, Walter Manfrè e con attori come Turi Ferro, Tuccio Musumeci, Lello Arena, Jango Edwards, Sergio Graziani, Ilaria Occhini, Eros Pagni, Remo Girone ed altri, accrescevano in maniera esponenziale la mia esperienza sul palconescenico e la mia voglia di provarmi su registri che sconoscevo di me stesso.

 

Prende parte dall'89 ad oggi a moltissime produzioni del teatro stabile sotto la guida e la regia di prestigiosi registi e colleghi che hanno impreziosito la sua esperienza. Diverse le esperienze anche al di fuori dello Stabile che lo hanno consegnato al tessuto teatrale della città e della Sicilia. Lavora spesso anche fuori dalla Sicilia. 

 

Importante la sue esperienza lavorativa al Teatro Stabile del Veneto. Diverse e variegate le sue partecipazioni nel cinema, serie tv (La Piovra, Il commissario Montalbano, Malarazza, Il cacciatore, La mafia uccide solo d’estate, Squadra antimafia etc etc) e televisione che gli hanno conferito e riconosciuto una "sicilianità doc".

 

Domenico Ciaramitano, palermitano classe 89, formatosi presso la  Scuola delle Arti, dei Mestieri e dello Spettacolo del Teatro Biondo Stabile di Palermo diretto da Emma Dante, percorso che lo ha messo in contatto con alcuni dei nomi di spicco del teatro italiano e che lo ha visto partecipare a varie produzioni teatrali. Dopo essersi diplomato, ha preso parte ad alcune produzioni cinematografiche: “Il Cacciatore” di Lodovichi/Marengo, “L’ordine delle cose” di Andrea Segre, Il Commissario Montalbano di Zingaretto/Sironi, “Delitto Mattarella” di Aurelio Grimaldi. 

 

Ha  proseguito la sua formazione di attore partecipando a diversi laboratori teatrali: “Ritorno alle radici” di Mamadou Dioume, “Troilo e Cressida” con Ricci/Forte e “Franco Scaldati. La lingua e l’attore” condotto da Melino Imparato e Matteo Bavera. Quest’ultima esperienza relativa ai testi di Scaldati, ha creato in lui una forte voglia di approfondimento della poetica “scaldatiana”, scoprendo una  personale vicinanza al poeta palermitano. 

 

 

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