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25/04/17 ore

Campi nomadi a Roma, la montagna ha partorito un topolino



Finalmente è giunta l'attesissima delibera che l'assessore “alla persona” (non si chiamano più politiche sociali, ma “persona”, forse un'inconscia associazione junghiana con l'etimologia latina che significa “maschera”), Laura Baldassarre, prometteva dall'estate ormai trascorsa per il superamento dei campi nomadi. E sul pallido volto del gelido inverno si staglia finalmente la delibera con cui il Comune a 5 Stelle, primo nella storia, “onesto” fra i disonesti, prometteva di applicare la normativa nazionale europea e le direttive dell'Anticorruzione, superando i campi nomadi con trasparenza e collegialità, sgravando il bilancio comunale dall'enorme esborso e attingendo ai fondi europei.

 

E invece no.

 

La delibera non è conforme né alle direttive della Strategia nazionale d'inclusione né a quelle dell'ANAC, la collegialità va a farsi benedire e il Comune è libero di chiamare al Tavolo chi meglio crede in quanto l'unica componente istituzionale è l'amministrazione stessa, con l'esclusione dichiarata della stessa minoranza Rom. Si tratta, cioè, di un Tavolo per l'inclusione di una minoranza che ci si preoccupa di escludere prima ancora di aprirlo. Dopo mesi di annunci, trattative, comunicati stampa e promesse, la montagna ha partorito un topolino: il Movimento 5 Stelle cambia tutto, perché tutto resti com'è.

 

Eppure Laura Baldassarre è persona di grande competenza ed esperienza, e la Strategia nazionale d'inclusione dovrebbe conoscerla bene, visto che come rappresentante UNICEF ne ha seguito l'evoluzione fin da principio. Eppure in pochi mesi l'assessore ha operato cambiamenti profondi, soprattutto in seguito all'ultimo filone d'inchiesta della Procura di Roma, nei soggetti istituzionali che entrano in contatto con le questioni sociali legate alla minoranza Rom.

 

Eppure l'esperta identificata dal Comune, Monica Rossi, è una delle persone più preparate a cui rivolgersi per qualsivoglia consulenza in materia – e proprio per questo viene spontanea la domanda: c'era bisogno di convocare un Tavolo per affidarsi alle consulenze di un'esperta impeccabile? L'amministrazione ha facoltà di richiedere questo genere di pareri a prescindere, così come il potere decisionale, tutt'altro che collegiale, che la delibera non intacca ma rafforza, apparteneva comunque alla Giunta, che non deve certo deliberare per ribadire che deciderà in autonomia su una determinata tematica.

 

A che serve, infatti, un Tavolo consultivo? Quello che la Strategia d'inclusione prevede è un Tavolo istituzionale, in cui i soggetti che devono confrontarsi per arrivare al superamento dei campi nomadi (Rom inclusi, ovviamente) si siedono ed elaborano percorsi compatibili. Un Tavolo consultivo non fa che conferire al Comune prerogative che aveva già, e quindi è completamente inutile. Il vero scopo di una simile misura è quello di identificare i soggetti che hanno potere decisionale – nel caso specifico, l'amministrazione stessa, da cui il carattere superfluo dell'atto amministrativo in questione – com'è accaduto sistematicamente in seguito degli scandali della capitaòe.

 

Da due anni a questa parte, cioè, nonostante gli annunci roboanti, da un lato nessuno ha mai pensato di rispettare la Strategia e dall'altro i “progetti” lanciati non erano tali. Dalle delibere “Accogliamoci” a quella del 5 Stelle, il denominatore comune è uno solo: si tratta di pergamene in cui si attesta quali sarebbero i poteri, gli uomini al comando che dovrebbero superare i campi. Ma da nessuna parte c'è scritto come s'intende procedere a farlo. E' un po' come quando s'andava ancora all'asilo e con gli altri bambini si litigava per chi doveva “fare il capo” prima ancora di decidere a che gioco giocare: quelli volevano l'ufficio di scopo col potentato del sindaco a gestire tutti i danari, quegli altri la figlia del presidente della cooperativa a far la parte del leone, quegli altri ancora l'amministrazione che investe i cavalieri in base alla loro purezza e convoca il Consultivo Tavolo Rotondo del Superamento dei Campi, a seconda della pseudo-ideologia d'appartenenza, dell'opportunità o dell'opportunismo.

 

Eppure in nessuno di questi “progetti” (andateli a leggere, ve ne renderete conto) c'è un solo rigo in cui si spiega chiaro e tondo come s'intende far sì che i Rom, i quali attualmente vivono ai margini della società, possano uscire da una condizione di disagio e degrado ed esistere come tutti gli altri, fuori dai ghetti, eliminando quei non-luoghi criminali e criminogeni che sono i campi nomadi con tutti i problemi che si portano dietro.

 

E questo può essere utile a chiarire un aspetto importante: sebbene vi siano principi non negoziabili contenuti nella Strategia d'inclusione (anzitutto, collegialità e trasparenza, appunto), nessuno vuole fare un Dio-totem di quel documento. Se vi fossero uomini d'ingegno in grado di partorire un percorso migliore per giungere all'inclusione dei Rom e al superamento dei campi mantenendo quei principi fondamentali, certo quegli uomini andrebbero lodati; ma finora, dal 2012 a oggi, l'unico progetto concepito (e mai partorito) per ottenere quegli obiettivi è e rimane la Strategia d'inclusione, che nessuno ha mai voluto applicare per via di enormi interessi in gioco che, evidentemente, anche i grillici fustigatori della morale altrui temono di scuotere fino in fondo.

 

Certo, a questo proposito non si può negare i precedenti importanti che l'assessore ha realizzato nei mesi scorsi, dal dialogo con le comunità Rom all'espressione, per la prima volta, istituzionale e non unicamente mediatica della volontà di superamento dei campi Rom: e non stupisce, perché la Baldassarre è persona competente. Ma è proprio questo il problema: l'assessore c'è, la volontà pure, le competenze anche. Manca solo una cosa – la Giunta. Come su qualunque altro aspetto della vita urbana a Roma Capitale. Sia detto apertamente: avere la Baldassarre assessore nella Giunta di Virginia Raggi è un po' come rivolgersi a una straordinaria arredatrice d'interni senza possedere una casa. Come fa a dire di che colore dovrebbero essere le piastrelle, visto che non c'è neppure il pavimento?

 

Morale della storia: il Comune a 5 Stelle non farà assolutamente nulla per superare i campi nomadi e si limiterà a “consultare” (come da delibera) ora un soggetto ora l'altro senza che nessuno di questi abbia alcun ruolo istituzionale (come invece da Strategia), mantenendo così equilibri di facciata, illudendosi che dando un colpo al cerchio e uno alla botte i grillini si libereranno delle pesanti critiche che pioveranno invece senz'ombra di dubbio, in quanto i campi nomadi resteranno lì dove sono e i Rom di Roma continueranno a vivere nel degrado.

 

Poi il Comune è libero di dichiarare d'aver finalmente implementato la Strategia nazionale d'inclusione e le direttive europee: ci mancherebbe, c'è libertà d'espressione, pure chi scrive ha tutto il diritto di vantarsi di saper tenere una palla in equilibrio sul naso. Però non è vero, perché chi scrive non possiede le doti di una brava foca almeno quanto la Giunta Raggi non possiede doti di buon governo.

 

Riepiloghiamo, infine, ancora una volta cosa prevedono davvero le direttive nazionali ed europee in merito all'inclusione dei Rom. E' semplicissimo. La Strategia prevede che s'istituiscano dei Tavoli amministrativi in cui tutti i soggetti collegati alla questione, come componenti istituzionali, individuino dei percorsi fondati su quattro pilastri: casa, lavoro, scuola e sanità, che permettano di colmare il divario che separa attualmente la minoranza Rom dal resto della popolazione creatosi con le infauste politiche dei campi nomadi.

 

Non è vero, come ha scritto qualcuno, che con la Strategia si regalano le case ai Rom; non è vero, come vorrebbero altri, che si nomina un “tutore” della popolazione (sia esso un delegato del sindaco o l'assessorato stesso) il quale gestisca la “questione Rom” adorato dagli abitanti dei campi come il Kurtz di “Cuore di Tenebra”: tutte queste non sono che fantasie. Il documento prevede, molto semplicemente, di eliminare attraverso dei fondi specifici messi a disposizione dall'UE, tuttora disponibili, gli ostacoli principali all'inclusione dei Rom mediante la concentrazione su questi aspetti specifici da parte dei soggetti chiamati in causa, dalle prefetture alle amministrazioni, dalle associazioni competenti alla rappresentanza Rom regolarmente accreditata.

 

Seguendo tutto il percorso che l'ottimo Monnanni, ex-direttore di UNAR, scrisse con piglio da Salgari (gli era stato affidato un compito titanico da risolvere in brevissimo tempo, dunque non ebbe neppure il tempo di andare a toccare con mano ognuna delle realtà di cui doveva occuparsi e dovette lavorare d'intelligenza, peraltro con discreto successo), si giungerebbe senza troppe difficoltà a sciogliere i nodi che bloccano l'effettiva inclusione di questa minoranza, superando di conseguenza i cosiddetti “campi nomadi”.

 

Risolvendo infatti i problemi di quei Rom che sono stati ingiustamente esclusi dall'edilizia popolare per motivi razziali negli anni passati e consentendo a coloro che lavorano regolarmente di trovare appartamenti in affitto o accendere un mutuo, fatto oggi impossibile perché è sufficiente avere il campo nomadi come indirizzo di residenza per far scappare tanto il padrone di casa quanto la banca, i campi nomadi comincerebbero sin da subito a svuotarsi, senza necessità di sgomberi violenti e irrisolutivi che portano le comunità unicamente ad accamparsi da un'altra parte.

 

Non a caso l'Unione Europea lesse il documento a febbraio del 2012 e nel giro d'un mese lo ratificò senza osservazioni di sorta, perché avrà pure dei difetti, ma in linea di massima è efficace e fa convergere diverse esigenze, dal rispetto dei diritti umani e della cultura alla necessità della sicurezza e del decoro urbano.

 

Purtroppo, questo documento è e resta solo un pezzo di carta: tutti si vantano di volerlo applicare ma nessuno l’ha mai fatto. E ciò preclude anche la possibilità di ottenere i fondi strutturali europei, impedendo così di arrestare l’emorragia di denaro comunale. In merito a questi soldi, oggi le ipotesi sono due: la prima, più probabile, è che non potranno essere sbloccati ancora una volta per il Comune di Roma, viste le palesi violazioni delle direttive che la delibera comporta; la seconda è che si riesca in qualche modo a sbloccarli nonostante le violazioni – e se questo dovesse accadere, si tratterebbe d’un falso e d’una truffa. In entrambi i casi tutti i cittadini, compresi i Rom, saranno danneggiati: non resta perciò che vigilare e denunciare queste violazioni in ogni sede – anche al costo di gridare: “Onestà! Onestà! Onestà!”.

 

Gianni Carbotti e Camillo Maffia

 

 


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