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23/06/17 ore

La pena di morte nel Mondo. I nuovi dati di Amnesty



Nello studio dell’uso globale della pena di morte, Amnesty International ha registrato una generale diminuzione del ricorso a questa punizione. Il totale delle esecuzioni è diminuito rispetto a quello elevato riscontrato nel 2015. Il numero di paesi che hanno imposto sentenze capitali e che hanno eseguito condanne a morte è anch’esso significativamente diminuito. In ogni caso, il totale delle nuove sentenze capitali è aumentato rispetto a quello dell’anno precedente, superando il massimo complessivo registrato nel 2014.

 

Nel 2016, Amnesty International ha registrato un calo del 37% del numero di esecuzioni rispetto allo scorso anno. Almeno 1.032 persone sono state messe a morte, 602 in meno del 2015, anno in cui Amnesty International ha registrato il più alto numero di esecuzioni dal 1989. Nonostante la significativa diminuzione, il numero complessivo di esecuzioni nel 2016 si è mantenuto più alto della media registrata nella decade precedente. Questi dati non includono le migliaia di sentenze capitali che si ritiene siano eseguite in Cina, dove i dati sull’uso della pena di morte rimangono classificati come segreto di stato.  

 

Il solo Iran è responsabile del 55% di tutte le esecuzioni registrate. Insieme ad Arabia Saudita, Iraq e Pakistan ha eseguito l’87% di tutte le sentenze capitali registrate lo scorso anno. L’Iraq ha più che triplicato il numero di esecuzioni, l’Egitto e il Bangladesh lo hanno raddoppiato. Nuove informazioni sul numero di esecuzioni in Malesia e soprattutto in Vietnam, hanno fornito una maggiore comprensione del livello e della reale portata dell’uso della pena capitale in questi paesi. Il numero totale di esecuzioni in Iran è comunque diminuito del 42% rispetto allo scorso anno (da almeno 977 ad almeno 567). Una significativa riduzione nell’emissione di sentenze capitali, pari al 73%, è stata registrata anche in Pakistan. Le esecuzioni sono diminuite notevolmente anche in Indonesia, Somalia e Stati Uniti d’America.  

 

Per la prima volta dal 2006, gli Stati Uniti d’America non sono comparsi tra i primi cinque esecutori mondiali, in parte a causa dei ricorsi legali sul protocollo dell’iniezione letale e anche alla difficoltà di reperire i farmaci per le esecuzioni tramite questo metodo. Amnesty International ha registrato esecuzioni in 23 paesi, due in meno rispetto al 2015. La Bielorussia e le autorità dello Stato di Palestina hanno ripreso le esecuzioni dopo un anno di interruzione, mentre Botswana e Nigeria hanno eseguito le loro prime condanne a morte dal 2013.  

 

Nel 2016, Amnesty International non ha registrato esecuzioni in sei paesi, Ciad, Emirati Arabi Uniti, Giordania, India, Oman e Yemen, che invece ne avevano eseguite nel corso del 2015. Amnesty International non è stata in grado di confermare se siano avvenute esecuzioni in Libia, Siria e Yemen. Due paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati e un paese l’ha abolita solo per i reati ordinari. Molti altri si sono mossi per restringere l’uso della pena capitale confermando che, nonostante i passi indietro in alcuni stati, l’andamento globale si è mantenuto verso l’abolizione della pena di morte quale ultima punizione crudele, inumana e degradante.  

 

Più della metà dei paesi ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati, aggiornati al mese di aprile 2017: 104 paesi hanno abolito la pena di morte per ogni reato. 7 paesi l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra. 30 paesi sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 141 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 57 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.  

 

PENA DI MORTE NELLE AMERICHE

 

Per l’ottavo anno consecutivo, gli Stati Uniti d’America sono l’unico paese a eseguire condanne a morte nella regione delle Americhe, con 20 persone messe a morte nel 2016 (8 in meno del 2015). Questo è stato il numero più basso di esecuzioni registrato in un solo anno, dal 1991. Il tasso di esecuzioni nel 2016 è la metà di quello del 2007 e un terzo di quello del 1997. Cinque stati americani hanno messo a morte nel 2016, rispetto ai sei dell’anno precedente. Il numero di esecuzioni in Georgia è quasi raddoppiato (da 5 a 9), mentre in Texas il dato è quasi dimezzato (da 13 a 7). Questi due stati messi insieme sono responsabili dell’80% delle esecuzioni nel corso del 2016. Alla fine dell’anno, 2.832 persone erano rinchiuse nel bracci della morte degli Stati Uniti d’America. Anche il numero di sentenze capitali negli Stati Uniti d’America è diminuito da 52 nel 2015 a 32 nel 2016 (una diminuzione pari al 38%). Questo è il numero più basso mai registrato dal 1973. Solo altri tre paesi nella regione, Barbados, Guyana e Trinidad e Tobago, hanno emesso sentenze capitali nel 2016. Due paesi dell’area caraibica, Antigua e Barbuda e Bahamas, hanno commutato le loro ultime sentenze capitali svuotando così i bracci della morte.  

 

PENA DI MORTE IN ASIA E PACIFICO

 

Almeno 130 sentenze capitali sono state eseguite nel 2016 in 11 paesi, diminuendo da almeno 367 in 12 paesi nel 2015. Questo è dovuto principalmente al Pakistan, dove le esecuzioni sono diminuite di 239 (73%). I dati della regione non includono quelli della Cina, dove si ritiene che le esecuzioni siano migliaia. La reale estensione dell’uso della pena di morte in questo paese è sconosciuta a causa del segreto di stato.   Nuove informazioni riguardo a esecuzioni in Cina, Malesia e Vietnam hanno rivelato in che misura i governi stanno mantenendo segreto l’uso della pena di morte. Sotto pressione del parlamento, le autorità della Malesia hanno dichiarato di aver messo a morte 9 persone nel 2016 e che ad aprile del 2016, 1.042 persone si trovavano nel braccio della morte. Nuovi dati dal Vietnam hanno dimostrato come fosse uno dei maggiori esecutori al mondo.

Secondo un rapporto del ministero della Pubblica sicurezza, pubblicato nel febbraio 2017, 429 prigionieri sono stati messi a morte tra il 6 agosto 2013 e il 30 giugno 2016. Nello stesso periodo, solo Cina e Iran hanno eseguito più sentenze capitali. Almeno 1.224 condanne a morte sono state comminate in 18 paesi nella regione, un notevole aumento rispetto alle 661 del 2015 (85%). Ciò è collegato al considerevole aumento registrato in Bangladesh, India, Indonesia, Pakistan e Thailandia e alla collaborazione delle autorità tailandesi che per la prima volta hanno fornito ad Amnesty International un dato complessivo di 216 nuove sentenze capitali. Le Maldive e le Filippine hanno compiuto alcuni passi indietro. Le prime verso la ripresa delle esecuzioni dopo più di 6 decadi, le seconde verso la reintroduzione della pena di morte.  

 

PENA DI MORTE IN AFRICA SUBSAHARIANA

 

L’uso della pena di morte nell’Africa Subsahariana è stato contrastante. Nonostante siano state poche le esecuzioni registrate, il numero di sentenze capitali è aumentato del 145%. Almeno 22 sentenze capitali sono state eseguite in 5 paesi, rispetto alle 43 in 4 paesi del 2015. Le condanne a morte sono aumentate da 433 nel 2015 ad almeno 1.086 nel 2016, ciò è da attribuire principalmente all’aumento verificatosi in Nigeria (da 171 a 527) che ha comminato più sentenze capitali di qualsiasi altro paese (esclusa la Cina). Il pericolo di essere messi a morte per reati non commessi rimane sempre presente: nel 2016, la metà degli prosciolti nel mondo erano in Nigeria (32).  

 

PENA DI MORTE IN EUROPA E ASIA CENTRALE

 

Per quanto riguarda l’Europa e l’Asia centrale, la Bielorussia ha ripreso le esecuzioni dopo 17 mesi di interruzione. Nell’intera regione, solo Bielorussia e Kazakistan continuano a mantenere la pena capitale nel loro sistema legislativo.  

 

PENA DI MORTE IN MEDIO ORIENTE E AFRICA DEL NORD

 

Il numero di esecuzioni nella regione è diminuito del 28% rispetto all’anno precedente, da 1.196 esecuzioni nel 2015 a 856 nel 2016. L’Iran da solo totalizza il 66% di tutte le condanne a morte eseguite nella regione. Il numero complessivo di esecuzioni avvenute in Iran, comunque, è diminuito dal 42% rispetto all’anno precedente (da almeno 977 a 567). L’Arabia Saudita ha messo a morte almeno 154 persone, mantenendo l’elevato livello raggiunto nel 2015 (158) che è stato il più alto registrato in questo paese dal 1995.  

 

PENA DI MORTE IN CINA

 

In Cina centinaia di casi documentati di pena di morte non sono presenti nel registro giudiziario online, da subito pubblicizzato come un “passo avanti decisivo verso l’apertura” e regolarmente citato come prova che il sistema giudiziario cinese non ha nulla da nascondere. Il registro in realtà contiene solo una piccola parte delle migliaia di condanne a morte che riteniamo siano emesse ogni anno in Cina.

Sulla base di fonti pubbliche cinesi tra il 2014 e il 2016 sono state eseguite almeno 931 condanne a morte, solo 85 delle quali sono riportate nel registro. Il registro, inoltre, non contiene i nomi dei cittadini stranieri condannati a morte per reati di droga, sebbene i mezzi d’informazione locali abbiano dato notizia di almeno 11 esecuzioni. Sono assenti anche numerosi casi relativi a “reati di terrorismo“. Negli ultimi anni il rischio di essere messi a morte per reati non commessi ha suscitato allarme nell’opinione pubblica cinese. Nel dicembre 2016 la Corte suprema del popolo ha riconosciuto l’errore giudiziario in uno dei casi più noti, l’esecuzione di Nie Shubin, messo a morte 21 anni prima all’età di 20 anni. Sempre lo scorso anno i tribunali cinesi hanno riconosciuto l’innocenza di quattro condannati a morte annullandone la sentenza.  

 

PENA DI MORTE: USA 

 

Per la prima volta dal 2006, gli Usa non sono nella lista dei primi cinque paesi al mondo per numero di esecuzioni. Il numero di esecuzioni nel 2016, 20, rappresenta il più basso dal 1991 ed è inferiore della metà rispetto al 1996 e di cinque volte rispetto al 1999. Con l’eccezione del 2012, quando è rimasto uguale, il numero delle esecuzioni continua a diminuire di anno in anno dal 2009. Il numero delle nuove condanne a morte, 32, è stato il più basso dal 1973: un chiaro segnale che i giudici, i procuratori e le giurie stanno cambiando idea sulla pena di morte come strumento di giustizia. Tuttavia, alla fine del 2016, nei bracci della morte si trovavano ancora 2832 detenuti in attesa dell’esecuzione.

 

Se da un lato il dibattito sulla pena di morte sta chiaramente cambiando direzione, la diminuzione delle esecuzioni si deve anche alle dispute legali sui protocolli d’esecuzione e ai ricorsi sull’origine delle sostanze usate nell’iniezione letale. L’esito di questi ricorsi potrebbe però produrre un nuovo picco di esecuzioni, a partire dall’Arkansas nel mese di aprile, con sette esecuzioni previste in 10 giorni. Nel 2016 solo cinque stati degli Usa hanno eseguito condanne a morte: Alabama (2), Florida (1), Georgia (9), Missouri (1) e Texas (7). L’80 per cento delle esecuzioni ha dunque avuto luogo in due soli stati, Georgia e Texas. Sono 12 invece, compreso l’Arkansas, gli stati degli Usa che mantengono la pena capitale ma che da almeno 10 anni non eseguono condanne a morte.

 

 


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