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23/10/18 ore

La Giunta Raggi alle prese coi campi nomadi, sempre più verso l'assurdo



di Gianni Carbotti e Camillo Maffia

 

L'assurdità dell'affaire “Camping River”, nelle fragili e inesperte mani della sindaca Raggi, cresce di giorno in giorno, al punto che diviene quasi difficile aggiornare puntualmente sulla sua evoluzione – compito doveroso, in quanto tale vicenda incarna alla perfezione la sprovvedutezza insita in partenza nel Movimento 5 Stelle. Dopo la forsennata distruzione dei moduli abitativi del Comune, in cui l'amministrazione ha fatto a pezzi i container di sua proprietà come Erland Josephson fa con la sua abitazione dentro “Il Sacrificio” di Andrej Tarkovskij, la Raggi ha promesso la “ruspa” (in omaggio a Salvini) per lunedì 23 luglio.

 

Ma poi lo sgombero non s'è fatto più e l'evacuazione del campo è stata rimandata, a causa della decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Occorre però esaminare, per chiarire la situazione, l'abissale profondità degli atti irrazionali intrapresi dalla Giunta, per capire quanto grave sia l'assenza di prospettive non solo dei rom, ma anche dei romani, governati da un non-governo cui dev'essere stata sottratta la logica in seguito a un complotto dei Poteri Forti.

 

Il primo, ovviamente, è quello dei container in sé per sé. La CGIL romana ha calcolato in circa mezzo milione di euro il danaro andato in fumo con la distruzione dei moduli abitativi comunali; le famiglie rimaste a dormire sulla nuda terra sono 65; e in tutto questo nessuno ha lasciato l'insediamento. Per cui il ragionamento dell'amministrazione si è sviluppato come segue: “Ci sono delle persone indigenti in un terreno privato, che vivono in container di proprietà dell'amministrazione.

 

I residenti del quartiere limitrofo si lamentano del degrado causato dalle condizioni dell'insediamento, e dunque della presenza dei rom che vivono sul terreno suddetto. D'altro canto, non si può neppure lasciare la gente così, sulla nuda terra, senza una casa. Perciò facciamo così: spacchiamogli la casa e lasciamoli sul terreno”.

 

...Prego?

 

Sì, esattamente questa è la logica della Giunta Raggi. Immaginate uno scolaro alle prese con il seguente problema di logica: “Pierino ha una ciotola che ha dato a Luigino, il quale la conserva nella sua casa e la usa per far bere il suo gattino, Artaud. Pierino litiga con Luigino e vorrebbe riprendersi la sua ciotola, ma non può certo lasciare il piccolo gatto Artaud a morire di sete, privandolo della ciotola. Cosa dovrebbe fare Pierino?”.

 

 

Ora, è sufficientemente ovvio che se lo scolaro rispondesse con voce spietata: “Facile! Distrugge la ciotola, la fa a pezzi, la riduce in poltiglia quella caccavella dannata!”, l'espressione costernata e ansiosa della maestra apparirebbe del tutto comprensibile. Eppure il comportamento del Comune è, se possibile, ancora più assurdo. Infatti l'obiettivo dell'amministrazione non era tanto recuperare i container in sé per sé (a differenza di Pierino, che voleva solo riprendersi la sua ciotola) quanto trovare una soluzione abitativa diversa per i rom indigenti – in altre parole, spostare i rom dal Camping River senza privarli di un tetto.

 

Questo era l'obiettivo, e per conseguirlo ha lasciato i rom nel Camping River, privandoli del tetto. Si ammetterà che è difficile perfino pensare che sia possibile intraprendere un'azione meno logica di questa. Ma non è così, perché la demolizione dei container è solo l'inizio del percorso con cui il Comune ha sfoggiato ultimamente la sua capacità di problem solving.

 

Infatti a tale azione è seguito appunto l'annuncio dello sgombero, motivato con la preoccupazione dovuta al degrado igienico-sanitario, sociale ed ambientale in cui si trovano le famiglie. Anche qui c'è materia di riflessione. Immaginiamo ora un assistente sociale che s'imbatte in un nucleo famigliare piuttosto disagiato, in cui un minore vive in condizioni di degrado. Se l'assistente sociale, per risolvere la questione, pigliasse il bambino e lo sbattesse in mezzo a una strada abbandonandolo alla sua sorte, è chiaro che una bella tac al cranio non gliela leverebbe nessuno, oltre al fatto che perderebbe immediatamente il posto. Ma anche qui il Comune ha fatto qualcosa di molto, molto più incredibile. Infatti le responsabilità delle condizioni di degrado in cui verte il Camping River sono da imputare, com'è assolutamente ovvio, alla Giunta stessa

 

È stata la Giunta che, quando non ha rinnovato l'appalto alla cooperativa di gestione del villaggio attrezzato, ha lasciato la situazione a se stessa senza predisporre alcuna soluzione alternativa. È stata la Giunta a non preoccuparsi di risolvere il problema della potabilizzazione dell'acqua: gli impianti sono di proprietà dell'ente gestore, e nel non proseguire il rapporto con l'ente gestore l'amministrazione si è ben guardata dall'accertarsi che le famiglie potessero continuare a ricevere il preziosissimo, inestimabile, insostituibile fluido vitale.

 

È stata la Giunta a tagliare tutti i servizi che un tempo era la cooperativa a gestire, quando ha ritirato l'affidamento a quest'ultima. Ed è stata sempre la Giunta a classificare arbitrariamente come “abusivo” un campo che era invece una struttura comunale a tutti gli effetti, un villaggio attrezzato sì di proprietà privata, ma di spese e responsabilità pubbliche, abbandonando gli indigenti in condizioni di degrado, per l'appunto, igienico-sanitario, sociale e ambientale.

 


 

Nell'esempio sopra, almeno l'assistente sociale non era direttamente responsabile del degrado in cui viveva il minore: nel caso del Comune, invece, sì. E si giunge così all'apoteosi dell'assurdo, raggiunta recentemente dalla sindaca Raggi prima del rinvio dello sgombero: la Terza Via. No, non si tratta di una nuova corrente mistico-religiosa: detta così, la Terza Via fa pensare a un movimento gnostico spirituale di matrice induista, ma non lo è affatto.

 

È la Terza Via fra la ruspa e i campi nomadi lanciata da Virginia Raggi, ripresa con curiosità dai principali quotidiani nazionali. La tesi è: “Siccome noi vogliamo superare i campi rom 'nel segno dell'accoglienza', gli mettiamo qualche migliaio di euro in mano e li rispediamo al Paese loro”. Ha senso: volendo accogliere qualcuno, lo mando via.

 

È come dire: ho fame, quindi digiuno; voglio ricompattare il mio matrimonio, quindi mi farò trovare a letto con un'altra; voglio andare allo stadio, perciò prendo la macchina e mi dirigo canticchiando verso il teatro dell'opera.

 

Analizziamo quello che sostiene la Giunta: il Comune intende superare i campi nomadi mediante contributi economici, dando cioè dei soldi ai rom per prendersi una casa in affitto oppure spingerli ad accettare una “buonuscita” per lasciare l'Italia. Sono due anni che ascoltiamo questa solfa, e si tratta sempre del medesimo concetto ripetuto in maniera diversa: è la paghetta. Se fai il bravo, il Comune ti dà il soldino; se non fai il bravo, il Comune te lo toglie.

 

 

Questa regola vale per il bonus-affitto come per i rimpatri volontari. È ovvio che dei contributi pubblici per una locazione o un programma di rimpatrio assistito non sarebbero, di per sé, delle soluzioni sbagliate per le famiglie in difficoltà, purché avessero in sé un elemento di progettualità che nelle proposte della Giunta a 5 Stelle è del tutto assente. Se si vuole aiutare un bambino con problemi economici a partecipare alla gita scolastica, allora sì, è sufficiente erogare un contributo affinché possa permettersi la quota come gli altri compagni; se lo si vuole però sostenere in un progetto di vita, è chiaro che questo non può essere sufficiente.

 

Abbiamo assistito a validi progetti, in materia di rimpatrio assistito nella Capitale, nel breve periodo dell'assessorato alle politiche sociali di Francesca Danese: in quel caso, il rimpatrio si fondava sullo scambio di formazione, attraverso l'incontro con imprenditori italiani in Romania. Questo si chiama “progetto”: una persona di origine rumena che è emigrata per cercare opportunità lavorative senza trovarne viene aiutata a trovare un impiego che gli consenta di ristabilirsi al Paese d'origine.

 

La Danese parlava di questa iniziativa con un dispiacere particolare, proprio perché pur avendo inoltrato il suo lascito all'attuale Giunta nessuno ha voluto portare avanti il lavoro che lei aveva iniziato; due anni più tardi, la Raggi se n'esce con il suo concetto di rimpatrio assistito, ovvero ti metto due spicci in mano e te ne ritorni a casa tua. Ma è evidente che questa non può essere una soluzione e non si può certo imputare ai rom il fatto che non funzioni.

 

Così come nessuno affitterebbe un appartamento a qualcuno in possesso dell'unica garanzia di un contributo economico comunale che può essere ritirato in qualunque momento, allo stesso modo è molto difficile trovare qualcuno che sia disposto a mettersi una somma tutt'altro che inesauribile in tasca e fare un salto nel vuoto per tornare al Paese da cui se n'è andato proprio a causa dell'impossibilità di costruire un progetto di vita, senza avere la più pallida idea di cosa farà quando quei soldi saranno finiti.

 


 

Bisogna spiegare alla Giunta Raggi che mettere dei soldi in mano a un tale per convincerlo a lasciare la sola dimora che possiede, sia pure un container malmesso in un campo nomadi degradato, non è una soluzione politica, è solo un modo sciocco e vano di sprecare il denaro pubblico, proprio come distruggere a vanvera i beni di proprietà dell'erario. 

 

Di questi tempi pare infatti che si debba spiegare tutto: ma è possibile spiegare a un Comune che non bisogna spaccare a casaccio le cose del Comune stesso? E' possibile spiegare a un ministro che l'obiettivo di arrivare a “zero campi nomadi” non può essere raggiunto limitandosi a radere al suolo quelli esistenti?

 

È possibile spiegare a un politico che prendere di mira un'etnia per anni produce razzismo e odio sociale? Ed è mai possibile spiegare a uno stronzo che non è bello sparare un proiettile a una bambina di un anno solo perché è rom? Forse no. Ma bisogna provarci ugualmente.

 

 - Oltre la desolazione 2 / Camping River 2 (trailer)

 

 


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