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16/07/24 ore

Il Clericale, il Radicale e il Cardinale: il vicario del Papa fa pubblica ammissione di colpa sull’Alleluja di Susanna Rufi, un caso di cattiva coscienza cattolica



Susanna è stata uccisa da una meningite fulminante di ritorno dalla Giornata per la Gioventù di Cracovia. Unica su un milione di giovani e suo padre, Enrico aveva trovato il coraggio e l’ispirazione per dedicare a sua figlia un magnifico libro, “L’alleluja di Susanna”, pubblicato dalle edizioni San Paolo nel 2018. Ai complimenti di facciata, però, la Chiesa (soprattutto la parrocchia che era stata della giovane) non ha mai fatto seguiti atti concreti di vicinanza. Qualche giorno fa il cardinale De Donatis però ha cambiato le cose…

 

 

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di Paolo Ghezzi  (da Il Dolomiti)

 

Susanna Rufi, diciotto anni, lasciava questo mondo il primo agosto del 2016, a causa di un batterio micidiale preso durante la Giornata mondiale della gioventщ a Cracovia, con papa FrancescoMeningite fulminante, inutile il ricovero all’ospedale di Vienna, sulla strada di ritorno verso casa, a Roma. Sua sorella Margherita e i suoi amici della parrocchia di San Policarpo, che l’avevano vista stare male, sempre più male sul pullman, le stettero vicini, la videro perdere conoscenza, chiamarono i genitori Enrico e Leila, che giunsero troppo tardi per salutarla.

 

Una tragedia immensa e “unica”. Unica tra il milione di ragazze e ragazzi della Gmg di Cracovia, Susanna a casa non tornò. Commozione vasta e irrefrenabile ai suoi funerali. Suo padre, Enrico Rufi, che fa il giornalista a Radio Radicale, ragazzo del ’57 con parenti in Trentino, pannelliano storico senza macchia e senza paura, ha trovato il coraggio e l’ispirazione per dedicare a sua figlia un magnifico libro, “L’alleluja di Susanna”, pubblicato dalle edizioni San Paolo nel 2018. Il Dolomiti ne ha scritto il 21 ottobre 2019.

 

Il titolo allude alla canzone di Leonard Cohen, un inno laico all’amore sacro e all’amor profano, che Susanna stava imparando a cantare, accompagnandosi con la chitarra, insieme alle canzoni di De Andrè. Il libro parla della breve vita della ragazza romana, è un diario di famiglia e al tempo stesso una meditazione evangelica (evangelica e cristiana, più che religiosa e “cattolica”) sulla vita, sull’amore, sulla morte e sull’aldilа, sulla fede e sulla speranza che avevano portato Susanna, una tra un milione, a Cracovia insieme al papa della misericordia.

 

Ecco, Jorge Mario Bergoglio, il primo papa a scegliere l’impegnativo nome di Francesco. Anche nella sua recente apparizione nel salotto tv dei buoni sentimenti politicamente corretti, papa Francesco ha ribadito di essere impegnato in una santa lotta contro il “clericalismo”, sinonimo a suo dire di “rigiditа”. Troppo poco, definizione insufficiente, per descrivere il brutto virus del clericalismo, degenerazione del cattolicesimo al servizio del potere ecclesiastico che continua a tenere in second’ordine i laici e le donne rispetto al clero e alle alte gerarchie. Il clericalismo è soprattutto ipocrisia e silenzio. “Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire”, direbbe il Conte Zio del Manzoni, a proposito del contrasto fra don Rodrigo e fra’ Cristoforo. E, nel caso della storia di Susanna e del libro di suo padre Enrico Rufi, così si è comportato il Clericale, che fosse il Vescovo, il Parroco o il Parrocchiano modello. Ha troncato e sopito. Ha pregato e silenziato.

 

Il caso Rufi è diventato imbarazzante. La parrocchia dove Susanna cercare di vivere la fede da ragazza intelligente in ricerca, si è chiusa in se stessa, ha lasciato sola la famiglia Rufi. Posta una lapide in memoria (poi criticata e contestata) nella sua chiesa, ha cancellato Susanna dalla memoria. Non ha mai presentato e discusso il libro. Ha contrapposto alla tragedia di Susanna le tragedie di altri ragazzi morti giovani, come se ricordare Susanna – la sua vicenda esemplare e unica – fosse mancare di rispetto agli altri. Curiosa contabilitа del dolore. Come se tutto dovesse rientrare in una ragioneria del dare e dell’avere. Come se tutti i padri o le madri avessero avuto il coraggio di Enrico Rufi nel raccontare “L’alleluja di Susanna” (con tanto di postfazione del presidente dei vescovi italiani Bassetti) e quindi non si dovesse dare eccessivo spazio (“troncare e sopire”) a quella storia unica, dell’unica che non tornт da Cracovia.   

 

Il Clericale non sopporta che qualcuno affronti l’impresa di parlare di Dio in modo non clericale, per testimoniare un “cristianesimo non religioso”, un cristianesimo radicale e adulto, alla Bonhoeffer, per citare un maestro del nostro piccolo grande maestro Piergiorgio Cattani (che non a caso molto si appassionò, e appassionatamente scrisse, del libro di Susanna). Dopo cinque anni, cambiato il parroco e trasferito il vescovo ausiliare, pareva che il percorso di riconciliazione tra la parrocchia di San Policarpo e la famiglia Rufi, con una serie di incontri e di confronti specifici, fosse avviato a sanare le ferite. E invece anche il quinto anniversario della dipartita di Susanna, primo agosto 2021, trascorse senza la riconciliazione perché nessuno voleva ammettere alcuna responsabilitа.

 

Enrico Rufi però non si è mai rassegnato, ha insistito, ha scritto, ha chiesto spiegazioni, ha subito sgarbi e offese e rotture di amicizia e lezioni e sciacallaggi. Ha compilato dossier riepilogativi dell’amara storia. Il Radicale non ha desistito, davanti all’ipocrisia e al silenzio clericale. Ha ottenuto udienza presso il numero 2 del papa, il cardinale Angelo De Donatis, vicario di Francesco per la diocesi di Roma. E due domeniche fa, seppure in forma semiclandestina, con un annuncio dell’ultima ora e nessuna eco sulla stampa cattolica, il cardinale è arrivato a San Policarpo e ha riconosciuto le colpe (anche di omissione) della Chiesa. Il Radicale ha prevalso sul Clericale e ha convinto il Cardinale. Siccome però De Donatis ha potuto parlare solo a una trentina di persone, dopo la messa serale, e non in chiesa, visto che il parroco voleva chiudere la storia (“troncare e sopire”) nel modo piщ minimalista possibile, Enrico Rufi ha pensato bene di volantinare il testo del suo discorso, il mercoledì delle Ceneri e alle messe della prima domenica di Quaresima appena trascorsa.

 

Con il suo zainetto e il suo cappello di feltro da pastore errante, il Radicale ha dunque volantinato il Cardinale. Un Radicale fedele all’invito di Gesù nel decimo capitolo di Matteo: “Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti”. Nel testo di De Donatis si legge un’impressionante, puntuale mea culpa per la felpata amnesia clericale: “Bisogna risalire alla visita qui in parrocchia del cardinal Gianfranco Ravasi la domenica della festa patronale nel febbraio del 2017. Il cardinale celebrò, ma tornò a casa senza aver saputo che era capitato nella parrocchia da cui era partita l'unica ragazza tra un milione di giovani che non fece ritorno a casa dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia. Nessuno qui in parrocchia gli aveva detto niente. Quando poi lo seppe, espresse tutta la sua amarezza. Tutti si giustificarono allo stesso modo: dimenticanza. Solo don Pietro ammise alla fine che fu invece una precisa scelta fatta per un malinteso senso del pudore, per non rischiare cioè di offendere, irritare, quei parrocchiani che avevano perso nel passato figli giovani”. (Da notare, per inciso, che con la stessa assurda motivazione – come se la storia “unica” di Susanna togliesse qualcosa alla memoria delle altre giovani vite spezzate – una dinamica parrocchia progressista di Trento, dopo un primo convinto si, decise di non presentare il libro di Enrico Rufi. Che poi comunque riuscimmo a presentare il 25 ottobre 2019, nella chiesa di San Pietro, con l’autore e con un bellissimo concerto dei Musici Cantori).

 

“Purtroppo – prosegue il n.2 del papa – nessuno si assunse le proprie responsabilitа, chi continuando a ripetere la versione ufficiale della dimenticanza collettiva, chi sottraendosi ad ogni richiesta di giustificazione. Questo atteggiamento scatena  la reazione della famiglia, in particolare del papà. Inizia un conflitto aperto che nessuno fino ad oggi ha saputo e voluto disinnescare. Non mancarono neppure maldicenze, calunnie e lettere anonime ad avvelenare ulteriormente il clima.

 

La parrocchia di San Policarpo aveva ormai preso una direzione divergente rispetto a quella indicata dalle parole di papa Francesco e dell’allora cardinal vicario don Agostino Vallini. La parrocchia, cioè, non ha saputo riconoscere il valore ecclesiale di quanto avvenuto cinque anni e mezzo fa.

 

Non ci si lasciò aiutare nemmeno dal testamento umano e spirituale di Susanna, il suo Alleluja, che tutta la stampa cattolica aveva salutato con entusiasmo insieme al presidente dei vescovi italiani, il cardinale don Gualtiero Bassetti e al monaco camaldolese padre Innocenzo Gargano. A tre anni e tre mesi dall'uscita del libro, qui in parrocchia si è ancora in attesa di un piccolo evento dedicato all’Alleluja di Susanna. Io ricordo di aver proposto di farlo in Seminario, ma la cosa cadde nel vuoto. Il cammino è fallito anche perché una vera riconciliazione non può essere basata solo sulle scuse e sul perdono, ma anche sul pentimento, sulla consapevolezza degli errori commessi e del dolore causato. Spettava e a maggior ragione spetta ancora accogliere questa dimensione di riconciliazione nella comunitа.

 

Alcune veritа emerse nel corso del Cammino sono state molto dolorose per noi tutti, a cominciare dalla famiglia. In particolare aver constatato che una parte, seppure minoritaria, della Comunità era ed è contraria alla lapide scoperta in chiesa, considerata un privilegio. È emerso col sondaggio promosso dal parroco don Claudio lo scorso aprile. Considerare privilegio quella lapide è sintomo di un grave equivoco ecclesiale, che purtroppo è stato alimentato in questi anni qui in parrocchia da scelte e comportamenti che hanno creato scandalo e disorientamento. I risentimenti per un’attenzione speciale della Chiesa verso testimonianze come quella di Susanna evidenziano un vero e proprio deragliamento in un’ottica cristiana, a maggior ragione se alimentati da gelosia o invidia.

 

A farsi carico cinque anni fa delle scuse col cardinal Ravasi a nome di questa Comunità fu, proprio Enrico, il papà di Susanna. Oggi sono io che voglio con tutto il cuore chiedere scusa e perdono alla famiglia di Susanna a nome di questa stessa Comunità, del suo presbiterio e del vescovo Palmieri, adesso vescovo ad Ascoli Piceno. Sono pieno di desiderio che ci sia pace […] Parlando delle malattie spirituali della Chiesa, papa Francesco tiene a distinguere tranquillitа da armonia. Dice che una comunità cristiana tranquilla è malata, perché è disposta a sacrificare tutto al quieto vivere. Coltivare tranquillità può creare situazioni di malattia. L’armonia invece è tutt’altra cosa, è un valore che si conquista con l’ascolto, col dialogo, col confronto costante, con la preghiera, con la tensione verso l’altro, tanto piщ se sofferente”.

 

Firmato: Don Angelo De Donatis, cardinal vicario di papa Francesco.

 

Enrico, Leila e Margherita Rufi, pur amareggiati per la modalitа approssimativa e imbarazzata con cui si è conclusa la vicenda e per la censura del vero motivo della visita del cardinale, hanno scritto a De Donatis: “Questa mattina siamo andati a lasciare le Sue parole di veritа e umiltа sulla tomba di Susanna”. La tomba si trova a Lanuvio, sui colli Albani, un po’ più in alto del colle del Vaticano dove anche le gerarchie di stampo bergogliano  fanno cosм fatica a incarnare il vangelo della veritа e della misericordia predicato dal pontefice argentino.

 

Il Radicale però ha scavalcato il Clericale e “convertito” il Cardinale: la voce di Susanna, che sperava in un cristianesimo radicalmente rinnovato e francescano, è stata più forte del “troncare e sopire” della santa romana Chiesa. Nella canzone di Cohen risuona un poetico atto di fede nel “lampo di luce” che c’è in ogni parola sofferta e “spezzata”. A San Policarpo, con quel volantino, cinque anni e mezzo dopo, un lampo c’è stato.

 

  (da Il Dolomiti)

 

 

 

 


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