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20/08/19 ore

1979-2012, lo sterminio per fame nel mondo


  • Florence Ursino

“Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte, si riempiano i granai, fonte di vita”. E' il 1979: le Nazioni Unite pubblicano un rapporto che prevede per l'anno successivo 40 milioni di morti per fame e denutrizione; si denuncia il mancato adempimento dei paesi industrializzati di destinare lo 0,7% del PIL alla cooperazione allo sviluppo.

 

A Roma, davanti alle migliaia di partecipanti alla Marcia di Pasqua, organizzata dal Partito Radicale contro lo 'sterminio per fame nel mondo', Sandro Pertini, presidente della Repubblica, lancia il suo appello affinché il governo si impegni a mantenere la parola data.

 

Ed è il 1980 quando, durante il XXIII° Congresso straordinario del Partito Radicale, con allora segretario Giuseppe Rippa, viene approvata la mozione, voluta e ispirata da Marco Pannella,  che, indicando gli obiettivi di una campagna senza precedenti contro 'l'olocausto' provocato dalla mortale denutrizione, delibera di “realizzare, in ogni sede istituzionale e non, le azioni atte ad ottenere che il Consiglio di sicurezza dell’Onu usi finalmente dei suoi poteri e doveri istituzionali per scongiurare il proseguirsi dello sterminio per fame nel mondo”.

 

32 anni e decine di marce e digiuni e iniziative politiche dopo, la Fao (Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura) insieme al Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e il Programma alimentare mondiale (Pam) hanno presentato l'agghiacciante rapporto sullo “stato dell'insicurezza alimentare nel mondo” (The State of Food Insicurity in the World 2012): dal 2010 ad oggi sono quasi 870 milioni le persone che hanno sofferto di malnutrizione. Un essere umano su 8.

 

Di questi, 852 milioni vivono nei paesi in via di sviluppo, mentre il resto popola i paesi sviluppati. In realtà, questa parabola di fame e morte sembra aver seguito una traiettoria discendente nel periodo compreso tra il 1990-92 e il 2010, un ventennio in cui il numero totale delle persone che soffrono la fame è diminuito di 132 milioni, passando dal 18,6% della popolazione mondiale al 12,5% e dal 23,2% al 14,9% nei paesi del Terzo Mondo. Poi, dal 2007, un nuovo stop ai pochi, timidi progressi.

 

Ma, indica il rapporto, con interventi e piani d'azione mirati a invertire il rallentamento registrato negli ultimi anni, l'obiettivo di sviluppo del millenio di dimezzare la proporzione di coloro che soffrono la fame nei paesi più 'a rischio' entro il 2015 è ancora perseguibile.

 

Soprattutto perchè, spiega chiaramente la prefazione del documento delle Nazioni Unite, “in un mondo di opportunità tecniche ed economiche senza precedenti troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i 5 anni siano sottopeso e in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico”.

 

Ogni anno la fame uccide 2,5 milioni di bambini. Uno 'sterminio' la cui responsabilità, sottolineano le agenzie specializzate dell'Onu, è dell'intera comunità internazionale. 


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