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21/07/17 ore

TTIP, un nuovo demonio per la vecchia Europa


  • Antonio Marulo

C’erano una volta gli accordi commerciali del WTO. Si era sul finire del secolo scorso, agli albori della Globalizzazione dell’era moderna: da una parte i buoni, i due terzi del mondo sottosviluppato; dall’altra parte i cattivi, l’Occidente opulento e sfruttatore che con l’ondata liberalizzatrice voleva perpetuare il proprio benessere ai danni delle nazioni povere. Almeno, questa era la vulgata terzomondista e no-global prevalente, diffusa da una letteratura (prima di tutto occidentale!) che si mobilitava per la "causa giusta". 

 

I fatti e la storia hanno poi dimostrato che le cose non stavano proprio così e che l’abbattimento delle barriere economiche e commerciali – con tutti i limiti e i difetti – ha permesso a nuovi commensali di affollare il banchetto planetario per una divisione meno iniqua della torta; a pagarne il prezzo è stato finora chi – abituato a non conquistarsi con i denti il proprio status - non ha saputo approfittare delle opportunità che un mondo affamato di benessere offriva.

 

Ma questa ormai è storia già antica anche se recente. Ora una nuova presunta minaccia si profila all’orizzonte: un ciclone liberalizzatore che rischia di abbattersi sull’Europa proveniente dalle coste Atlantiche. Si tratta del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), un accordo fra Stati Uniti-Canada-Ue che, se concluso, creerebbe un unico mega-mercato. Questa volta il terzo e il quarto mondo non c’entrano: è un affare tutto interno alla regione più ricca del pianeta, dove la parte del buono spetta al Vecchio continente con i suoi usi e costumi, mentre nei panni del cattivo fanno il solito figurone l’America (intesa nell’accezione ampia inclusiva dei cugini canadesi) e le sue demoniache multinazionali.

 

In realtà, del Ttip si sa ancora molto poco. Se ne sta parlando con sempre più insistenza, ma a fare informazione, più che i fatti, sono ancora gli uffici stampa dei due fronti di opinione contrapposti. È inutile sottolineare che i più attivi sono i contrari all’accordo, che temono soprattutto gli effetti di quella parte dei negoziati che punta a una “maggiore compatibilità regolamentare in materia di appalti pubblici, proprietà intellettuale, sviluppo sostenibile, dispute fra Stato e investitore”, in vista di una definizione di standard globali comuni.

 

In sostanza, il Ttip aprirebbe alla “liberalizzazione” sfrenata della società europea – come scrive Gabriele Pastrello sull’ultimo numero Nomos & Kaos – secondo i canoni degradanti a stelle strisce; senza contare che il principio del riconoscimento reciproco delle autorizzazioni commerciali - così come terrorizzano i “responsabili di "Stop Ttip", che unisce 320 organizzazioni di 24 Paesi contro la firma degli accordi - permetterebbe l’invasione di “carne agli ormoni, o trattata con antibiotici, di polli sterilizzati con la varechina, di grano e verdure prodotti da colture geneticamente modificate… e che in generale l'Europa subirà la concorrenza sleale dell'industria agroalimentare americana, avvantaggiata da una legislazione meno severa di quella europea”.

 

Sul fronte opposto si sta denunciando invece il catastrofismo e la falsa informazione su un negoziato ancora tutta da definire nei dettagli per nulla penalizzanti sulle regole, che porterà vantaggi prima di tutto all’Ue in termini di esportazione, produzione e lavoro. Anzi, i migliori standard qualitativi europei potranno al contrario far breccia nel mercato americano, sempre più attento a tali aspetti. E in questo l’Italia, con il suo rinverdito made in Italy, potrebbe essere tra i principali beneficiari. In più, sottolineano i difensori del Trattato, l’unione transatlantica America-Europa potrà meglio fronteggiare la concorrenza delle nuove economie emergenti, imponendo loro di adeguarsi a standard migliori.

 

Questo è se non altro l’auspicio a cui piace aggrapparci, in attesa di capirne di più. Del resto, al netto della propaganda no-global, non è detto che anche questa volta ad avere la meglio non siano i cosiddetti buoni sui cattivi. WTO docet!

 

 


Commenti   

 
0 #8 ilSocialismo 2014-12-08 01:53
Amico mio, quando pensi alla globalizzazione non devi pensare a questa roba sgangherata di cazzari, devi pensare a accordi come quelli di Bretton Woods; quella era roba civile, pacifica, di progresso e senza esibizione di "denti" ; però certa gente di certo ci guadagnava troppo poco.
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0 #7 ilSocialismo 2014-12-08 01:39
in definitiva le armi atomiche americane ed europee saranno felicemente riorientate le une conto le altre per "conquistare vantaggio con i denti" in modo molto più pratico.
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0 #6 ilSocialismo 2014-12-08 01:28
per quanto riguarda, un accordo commerciale fra usa e europa, bè si potrebbe fare e magari gli americani potrebbero pure entrare nell'euro, così i tedeschi li farebbero secchi pure loro riempiendoli di prodotti manifatturieri; a quel punto di fronte alla evidente sudditanza tecnologica gli americani potrebbero rimpiangere di non avere finito un certo lavoro e diinventato l'atomica qualche mese prima.
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0 #5 ilSocialista 2014-12-08 01:01
In ogni caso ti sarai accorto che il ceto dominante internazionale che dall'america ormai sventaglia fino alla Cina, vede la democrazia come una rottura di coglioni sempre maggiore, una cosa "novecentesca"; chi si somiglia si piglia e chi si piglia alla fine si somiglia; infatti guarda caso oggi l'autoritarismo poliziesco americano fa schifo pure ai cinesi che le persone almeno le ammazzano in modo più discreto e pulito, le impiccano o magari le strangolano in cella, senza dover mostrare per forza a tutto il mondo in diretta il sangue che schizza da tutte le parti.
E questo ci può pure stare, è anche logico, però poi almeno non fatevi le pippe coi diritti umani perchè, date le vostre premesse geoeconomiche, 5s6mn non è proprio il caso.
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0 #4 ilSocialismo 2014-12-08 00:45
tutti questi sono MISTERI DELLA FEDE, perchè per alcuni IL CAPITALISMO REALE è un dogma, una verità rivelata accettata acriticamente come poteva esserlo il COMUNISMO REALE tempo fa; o sei esso lui o sei contro di esso, non possono esistere alternative.
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0 #3 ilSocialismo 2014-12-08 00:40
ma non sarebbe meglio che gli americani sti cazzo di Ipad di merda se li facessero da soli a casa loro e i ceti dominanti cinesi pensassero a migliorare il tenore di vita di TUTTI i loro cittadini invece di farsi le seghe coi capitali all'estero che esportano allo stesso modo e con la stessa disinvoltura con cui fanno emigrare la loro umanità disgraziata?
Il problema è che in tutto il mondo occorre uno sviluppo GRADUALE, UMANO ED EQUILIBRATO; che la distruzione creativa non distrugga pure vite e speranze; e che i beni a prezzo stracciato prodotti con la compressione dei diritti delle persone sono un BENE AVVELENATO in quanto quelle stesse ingiustizie si travasano presto anche DALLE TUE PARTI.
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0 #2 ilSocialismo 2014-12-08 00:27
non si capisce poi cosa intendi "conquistarsi con i denti il proprio vantaggio"; quando i liberali parlano di queste cose mettono sempre un pò di brividi e non sai mai cosa intendono di preciso; hanno nostalgie della Londra protoindustrial e dell'800? o hanno in mente più modernamente i cinesi che vengono a Prato e lavorano in condizioni "disumane e degradanti"; se è così va bene, però poi le condizioni disumane e degradanti non ha senso combatterle tanto nelle carceri; che poi sono gli stessi cinesi (non proprio gli stessi ma il ceto dominante) che per mezzo del degrado disumano si comprano il debito pubblico americano e prestano i soldi al ceto medio americano impoverito.
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0 #1 ilSocialismo 2014-12-08 00:23
Amico mio, che la globalizzazione abbia permesso lo sviluppo dei i paesi poveri è una stronzata globale, si potevano tirare su in questi anni anche da sè con altri metodi.
Piuttosto è fuor di dubbio che l'attuale ceto finanziario multinazionale non avrebbe potuto arricchirsi a tal punto e prendere di fatto le redini del mondo SENZA FARE LEVA E SFRUTTARE A PROPRIO VANTAGGIO le differenze di reddito fra diverse aree geopolitiche; certo se fai produrre gli Ipad a mezzi schiavi e poi li rivendi a consumatori benestanti fai un mare di grana, molto più che se li fai fare a lavoratori liberi;
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