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26/04/17 ore

Legge di stabilità, la fregatura per le finte partite IVA


  • Antonio Marulo

La Palma di scontenti per la legge di stabilità quest’anno spetta al famigerato popolo delle partite IVA. Il regime agevolato fin qui in vigore è stato infatti rivisto in senso peggiorativo.

 

A pagarne il prezzo maggiore, oltre che gli aspiranti giovani professionisti di successo che intraprendono l’attività dal nuovo anno, sarà l’esercito di finte partite IVA che negli anni è cresciuto a dismisura. Si tratta di quei lavoratori dipendenti mascherati da autonomi prestatori d’opera, costretti di fatto ad aprirsi la posizione fiscale per poter lavorare comunque a condizioni penalizzanti se confrontate con quelle di un contratto di lavoro dipendente.

 

Forse il governo, contando per le nuove assunzioni con troppo ottimismo sugli immediati effetti propulsivi del nascente Jobs Act, ha ritenuto di poter colpire sul fronte lavoro autonomo per far quadrare i conti, ritenendo di poterla sfangare senza polemica nella confusione natalizia.

 

E invece il polverone si è alzato proprio in un settore già “cornuto e mazziato”, che oggi come oggi vale un mucchio di voti che il premier non può permettersi di regalare agli avversari. Di qui l’intervento tampone mediante il magico uso della sua parola facile.

 

Dalle onde radio di Rtl 102.5, Matteo Renzi ha così annunciato che "non possiamo non inserire nei prossimi mesi un provvedimento ad hoc per i giovani professionisti che non hanno avuto vantaggi dalla legge di stabilità". Il premier ha sottolineato che "un intervento correttivo è sacrosanto", assumendosi "la responsabilità di farlo nei prossimi mesi".

 

Forse memore delle figuracce per annunci passati, Renzi si è questa volta mantenuto generico sui modi e sui tempi del presunto intervento ad hoc. Del resto, a spararla troppo grossa ormai non attacca più con la stessa efficacia. Ciò nondimeno, resta al limite della presa in giro la sua assunzione di responsabilità deresponsabilizzante per un provvedimento appena approvato con legge di stabilità. Infatti, la domanda (retorica) in questi casi viene naturale: se una cosa è così sacrosanta, buona e giusta, perché non farla subito?

 

 


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