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30/06/22 ore

Francia e Italia, la differenza a Sinistra


  • Silvio Pergameno

Si sono verificati due fatti di rilievo negli ultimi giorni: uno in Francia e uno in Italia; riguardano entrambi la sinistra di questi due paesi, con tutte le affinità e tutte le differenze che le contraddistinguono; una storia legata alle differenze nazionali, ovviamente.

 

I due fatti sono quanto meno un segnale di uno scontro con la realtà della quale sia in zona transalpina che cisalpina (vedendo le cose da Roma) a sinistra si sta prendendo atto (consapevolmente o inconsapevolmente?): la crisi profonda che sta attraversando, ma che forse la gauche - o almeno una sua parte - vive, o almeno (sperabilmente) comincia a vivere, in maniera assai più approfondita di quella italiana del Partito democratico.

 

François Hollande giovedì scorso, in una conferenza stampa in vista delle prossime riunioni al livello europeo sui problemi della crisi nella quale il continente da anni si dibatte senza esiti consistenti e producendo soltanto dei tamponamenti, ha rilasciato delle dichiarazioni che a prima vista possono apparire e debbono essere interpretate certamente con cautela, ma che sono almeno un sasso gettato nello stagno: forse c’è un andare a vedere le carte di Angela Merkel che non manca mai di coprire le nudità del suo rigorismo di un velo europeo, ma qualcosa c’è, se non altro perché le sue parole non possono non rompere un nido di vespe.

 

Il Presidente Francese vuol sortir l’Europe de sa langueur, cominciando a dare un governo politico europeo ad alcuni passaggi critici (energia comune, pieno impiego per i giovani europei, piano di investimenti per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e dare contenuti all’Unione politica, nominare un presidente europeo attorno al quale ogni mese si riunirebbe un governo economico europeo, e fissa scadenze a tempi non biblici (il 2015); vuol far marciare i paesi europei tutti allo stesso passo, ridurre la disaffezione dei popoli europei per l’Europa…la bagarre si è già scatenata: come farà a persuadere i suoi deputati, il suo partito e soprattutto i francesi?

 

Riuscirà Hollande ad ammansire Jean-Luc Melenchon, leader dell’estrema sinistra, che si chiede se ormai la politica economica francese si decida a Bruxelles, preoccupato per le briciole, mentre poi su Hollande la stampa ironizza a piene mani, con la scatola degli attrezzi in salsa alla Bruxelles e la voglia di scalare la montagna, anche se poi quel che gli preme è la possibilità della Banca Centrale Europea di alzare il livello dei prestiti (leggi: eurobond).

 

E se con la Merkel non ci può esser matrimonio d’amore, spera almeno in un matrimonio di interesse… Hollande in fondo sa che al livello dei 27 stati le cicale spenderecce sono molte di più delle austere formiche teutoniche e con le elezioni europee del 2014 potrebbe essere il nuovo e vero Presidente dell’Europa….

 

Non sarà granché, ma non si può ignorare che è un fatto quanto meno inusitato che un Presidente della Repubblica Francese auspichi qualche passo verso l’Unione politica dei paesi europei quando è stata sempre la Francia a bloccare i progressi dell’unità federale europea e quando sia pur velati accenni al tema finora scatenavano le ire nazionali da destra e da sinistra, fosse per la grandeur o fosse per la paura di perdere qualche briciola di un potere a stento afferrato a Parigi.

 

Senza farsi troppe illusioni, comunque, non si può non notare una differenza con il livello preoccupante nel quale si sta affossando il Partito Democratico in Italia. E' comprensibile lo smarrimento: Berlusconi risorge dalle ceneri a destra mentre a sinistra un comico si porta via una bella fetta di elettorato. E allora guerra a destra e guerra a sinistra a colpi di leggi e decreti.

 

Emerge così da una parte la tentazione di dichiarare ineleggibile il carismatico leader della destra sulla base di quella disposizione della legge elettorale del 1957 (n. 361) che sancisce l’ineleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche. Norma di una palese incostituzionalità, in quanto fondata sul sospetto che il titolare di una concessione possa sfruttarla per finalità non consentite, una norma che restringe la sfera di un diritto, centralissimo per la democrazia come l’elettorato passivo, non fondata poi nemmeno su un fatto illecito commesso, ma sul sospetto che possa essere commesso; senza considerare inoltre la circostanza che milioni di italiani per tale norma sono ineleggibili, sol che si pensi che anche il conferimento di un titolo onorifico è una concessione, in senso tecnico giuridico.

 

Fuori dal Parlamento tutti i cavalieri e tutti i commendatori! Siamo al ridicolo! Anche se la questione riguarda una personam solam. La personam di un solo cavaliere. Nell’altra direzione niente possibilità di entrare in Parlamento per i movimenti e le associazioni non registrate e niente finanziamento pubblico.

 

Il PD evidentemente con il disegno di legge Zanda-Finocchiaro vuole manifestare la propria solidarietà ai “5Stelle”, prime vittime (si fa per dire) dell’approvazione di tali disposizioni, viste le liti interne che nel MoViMento si sono scatenate sulla riscossione dei cosiddetti rimborsi elettorali: sgombriamo il terreno dalla questione qualcuno deve aver pensato a via del Nazareno.

 

In realtà la tentazione di riservare il potere a chi ce l’ha è sempre stata una tentazione del “regime” dei partiti: televisione, soldi e accesso ai livelli istituzionali solo a chi è già dentro, con tutte le interpretazioni rocambolesche del caso. I partiti già presenti in parlamento per presentare le liste alla scadenza del mandato non debbono raccogliere firme: si presume che sia inutile dati i voti già ottenuti e si presume che i cittadini non possano cambiare idea, diventando traditori…

 

E tempi televisivi spartiti con la proporzionale e così i rimborsi elettorali. Prima in fondo si colpivano di fatto piccole formazioni, anche se portatrici di grandi novità; ma intanto si è fatta strada e si mira a colpire con l’arma del cavillo e dell’arzigogolo persone e gruppi che rappresentano, messi insieme, la maggioranza degli italiani.

 

Così il PD mira a superare la crisi che lo affligge restando solo…con se stesso. Mentre Berlusconi sfoggia sorrisi con la bocca che gli si allarga fino alle orecchie: un duello tra lui e Grillo sarebbe già deciso in partenza.


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