Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

26/06/24 ore

Priebke, il divino non perdona


  • Florence Ursino

“Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” predicava il figlio di quel Dio, padre di tutti sì, tranne che di uno.

 

Priebke, il boia delle Fosse ardeatine morto a 100 anni nella sua casa italiana, non avrà un funerale dentro le mura di una Chiesa perchè – spiega il Vicariato – bisogna attenersi al canone 1184 del codice di diritto canonico che stabilisce il divieto alle esequie per coloro che non si sono pentiti prima della morte e che coi loro peccati manifesti potrebbero dare “pubblico scandalo ai fedeli”.

 

'Perchè a lui sì e a Piergiorgio Welby no'? Potrebbero infatti chiedersi i cristiani scandalizzati. Perchè dovrebbe essere celebrata la fine terrena di un nazista che 60 anni fa ordinò l'eccidio di 335 persone e non quella di un uomo che rifiutava l'accanimento sul suo corpo straziato e francescanamente apriva le braccia a sorella Morte? No ad entrambi, dunque.

 

Perchè la paura la fa da padrona, perchè – Gandhi docet – il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo, e dare degna sepoltura ad un assassino (di altri o di sé non fa differenza) sarebbe come perdere un pezzettino di quella memoria che la paura tiene viva. Perchè di mostri come Priebke è pieno il mondo, seduti sugli scranni del potere o infilati dentro qualche divisa, entrambi pronti a prendere ordini da volontà più forti e potenti di loro, restii a pentimenti, 'puri' nel loro orrore fino alla fine.

 

Priebke è il fanstama di un passato che è tale solo nella sua accezione di memoria storica, un capitolo chiuso di un libro che si dovrebbe avere il coraggio di sfogliare e leggere senza il timore che quella storia si riveli Presente. Ma il codardo non fa i conti col tempo e con gli uomini, non indaga e non perdona.

 

E che siano avvisati allora, i cattivi: non c'è divino perdono per loro, solo tante parole sui giornali, un corpo di vecchio che nessuno vuole e la vergogna di un mondo immutato e tremante per quelle fiamme ancora alte che un pugno di ceneri non riesce a coprire.


Aggiungi commento