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14/08/20 ore

Perugia-Assisi, la marcia impropria di Grillo & Co


  • Ermes Antonucci

Una marcia da Perugia ad Assisi, ma non per la pace, bensì per il reddito di cittadinanza. Nella confusione di un movimento privo di qualsivoglia bussola politica, Beppe Grillo ha deciso di ringalluzzire i propri sostenitori-adepti con l'organizzazione quest'oggi di una marcia sullo stesso tracciato di quella che viene percorsa ogni due-tre anni dal popolo della pace, tuttavia con una finalità ben diversa.

 

A muovere la marcia, questa volta, non è il principio della nonviolenza di capitiniana memoria - del quale Grillo e i suoi ignorano probabilmente il significato, pur volendone beneficiare in maniera opportunistica dei suoi rimandi storici -, ma il riferimento, appunto, all'istituzione di un reddito di cittadinanza, ormai vecchio cavallo di battaglia del M5S. Un progetto politico, peraltro, del quale neanche gli stessi grillini sembrano sapere, nel concreto, in cosa dovrebbe effettivamente consistere (se in un vero e proprio reddito di cittadinanza o se in un più probabile, ma piuttosto differente, reddito minimo garantito). Una strumentalizzazione, insomma, della tradizionale marcia per la pace, contornata dal solito disorientamento mentale dei cinque stelle al livello di progettualità politica.

 

Ma sappiamo bene, ormai, che alla base di queste periodiche occasioni protestatarie organizzate da Grillo e dal suo guru Casaleggio vi è solamente l'intento di mantenere alta la "temperatura" dell'indignazione popolare, in modo da garantire il radicamento dei propri proclami qualunquistici.

 

L'appuntamento di Perugia, stavolta, è preceduto dalla polemica scoppiata in seguito alla pubblicazione online da parte di un sito, dal nome evocativo "Grilloleaks", di documenti audio e video di incontri riservati tra i componenti del Movimento 5 Stelle e il loro leader. Una delle registrazioni risale al 27 novembre scorso, quando decine di attivisti erano andati a casa di Grillo a Marina di Bibbona per protestare contro l’espulsione dei deputati Massimo Artini e Paola Pinna. Agli attivisti che lo accusano di fidarsi delle persone sbagliate, Grillo prima ribatte che "fanno ridere", e poi ammette di aver sbagliato a scegliere i capi della comunicazione.

 

Ma ciò che emerge, ancora una volta, è una difesa aprioristica dell'eminenza grigia Gianroberto Casaleggio ("Se non c’era lui, questo Movimento non esisteva"), al quale Grillo attribuisce senza tanti problemi - nonostante le smentite pubbliche circa il coinvolgimento del curatore del blog nelle questioni politiche del movimento - nientedimeno che la decisione di espellere il consigliere regionale Defranceschi, Artini e Pinna, e ciò perché "l’assemblea non voleva decidere".

 

Alla faccia della celebrazione casaleggiana della Rete, e delle strenue battaglie condotte in difesa di Julian Assange ed Edward Snowden, autori dei ben più noti Wikileaks e Datagate, il M5S ha deciso di denunciare il sito alla Polizia postale, che così lo ha oscurato. Non prima, però, che le comunicazioni pubblicate potessero rendere ancora più evidenti il caos organizzativo, e il protagonismo sempre più ambiguo di Casaleggio, all'interno del partito di Grillo.

 

 


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