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22/05/17 ore

Confermata l’Europa, ma c’è chi corre al Cremlino


  • Silvio Pergameno

La riunione dei 27 capi di stato e di governo europei a Roma la scorsa settimana ha confermato la volontà di proseguire nell’integrazione ed ha aperto una porta alla possibilità di un’Europa a più velocità, con la presenza nella Confederazione (questa è oggi la natura giuridica dell’Unione europea) di stati più integrati e altri meno. E del resto già oggi ci sono i paesi dell’area più ristretta dell’euro e quelli che non ne fanno parte.

 

L’accoglienza all’esito della riunione su stampa e media non ha dato l’impressione che ci si sia trovati di fronte a uno storico evento, mentre c’è, comunque, da registrare un fatto abbastanza curioso. L’uscita dall’Unione di un paese molto importante come il Regno Unito ha comunque causato all’interno di esso una forte ripercussione: la Scozia, infatti, non vuole saperne di trovarsi fuori dall’Europa e vuole tenere un nuovo referendum per tenersi dentro, abbandonando l’Inghilterra, mentre anche nell’Irlanda del Nord c’è qualche agitazione… Un po' come nella storia dei pifferi di montagna…

 

Lascia poi perplessi il fatto che non sembra esistere una particolare attenzione, nel generale dibattito politico, su quello che dovrebbe essere il principale argomento: il processo di integrazione europea sarà adesso più difficile di prima o meno? L’esempio inglese può favorire la comparsa di imitatori o va letto senza drammatizzare e senza scatenare voglie di rappresaglie e soprattutto tenendo conto del fatto che sulla strada dell’integrazione gli inglesi sono sempre stati dei frenatori?

 

Certo la risposta a questa domanda può venire soltanto dall’interno dell’Unione e comunque il fatto che dalla riunione di Roma sia venuta l’indicazione di un’Europa a più velocità sembra debba considerarsi un elemento positivo, non tanto nel senso che adesso verrà fuori un gruppo di scalmanati che si metteranno a correre (magari fosse così, perché il tempo da recuperare è molto!), quanto perchè la presenza di volontà di andare avanti non sarà più ostacolata dalla necessità di voti unanimi.

 

Intanto Marine Le Pen, leader del Front National francese, candidata tra i favoriti alle prossime elezioni presidenziali del 23 aprile e in vetta allo schieramento “sovranista” e antieuropeista sparso per l’Europa, si è precipitata a Mosca, portatrice di dolcissimo miele per il presidente russo…Il senso della visita è palese e trova Putin afflitto da estese (non autorizzate) manifestazioni contro la corruzione, ma in particolare dirette contro il suo primo ministro Dimitri Medvedev e duramente represse dalla polizia (novecento i manifestanti fermati, anche se presto rilasciati), mentre il leader dell’opposizione Navalny si è beccato quindici giorni di carcere. Le manifestazioni si sono svolte in tutte le grandi città (anche siberiane) ed hanno avuto carattere pacifico…il web funziona anche in Russia…

 

Cosa si siano detti Marine e Vladimiro non è dato sapere; il comunicato del Cremlino, comunque, riferisce che Marine Le Pen non solo avrebbe ricordato gli storici legami tra i due paesi, ma ne avrebbe desiderato un maggiore sviluppo, anche con scambio di informazioni tra i servizi e auspicando la fine delle sanzioni, perché l’attuale atteggiamento ostile verso la Russia non trova giustificazione; Vladimir Putin sarebbe invece stato più freddino, avrebbe sottolineato il fatto che la Russia non interviene nelle elezioni degli altri paesi, vorrebbe dialogare con le forze di governo e quelle di opposizione mentre l’unico complimento per Marine sarebbe quello che essa rappresenta un arco di forze che in Europa stanno crescendo…. un discorso che si direbbe piuttosto freddino nei confronti degli agitati populismi che si aggirano per l’ Europa.

 

Putin, comunque, ha molto da offrire a un’Europa divisa e debole, cominciando così a porre le basi per una politica di predominio sul vecchio continente. Quello del rapporto con la Russia è, però, un passaggio inevitabile per noi europei, solo che un conto è andare all’incontro uniti e forti mentre altro discorso è offrire all’autocrate russo una pappa fatta di una pluralità di piccoli stati scodinzolanti, pronti a salire sul carro di un vincitore.

 

 


Commenti   

 
0 #1 ilSocialista 2017-03-31 00:06
amico mio forse non hai capito quello che succede; la fase monetarista-lib erista che ha dato luogo alla globalizzazione è entrata in crisi dal 2007; per altri dieci anni ha retto, ma come in tutti i fenomeni naturali alla fase di putrefazione deve necessariamente succedere quella di disfacimento; la fase di disfacimento è iniziata e non si vede cosa potrebbe arrestare il processo; come succede per tutti i liberismi sfrenati e sregolati, gli squilibri e le tensioni inoculate al sistema sono tali che alla fine si fa marcia indietro, ed i primi dazi di Trump ne sono la regolare controprova storica di leggi sociali ben note anche nel passato; i fenomeni di spappolamento e rimaneneggiamen to politico internazionale sia commericale che politico sono solo agli inizi.
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