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23/10/17 ore

La secessione catalana


  • Silvio Pergameno

La questione dell’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, che nella giornata di ieri ha dato luogo a estesi scontri – con oltre ottocento feriti - tra catalani che volevano votare per il referendum e il governo centrale che si opponeva alla consultazione considerandola illegale (con il sostegno del Tribunale costituzionale) si è comunque conclusa con una votazione, sia pure un po' arrangiata, che il governo è riuscito in sostanza solo a disturbare (anche perché la polizia locale non ha collaborato), ma non a impedire, dando luogo a una situazione confusa della quale è difficile congetturare gli esiti.

 

Comunque l’osservazione di fondo, sulla quale occorre soffermarsi, è che la vicenda non può essere considerata un fatto strettamente chiusa nei confini della Spagna.

 

È bene procedere con ordine, formulando in primo luogo qualche osservazione sui fatti, che rivelano prima di tutto una serie di incongruenze inaccettabili e presentano un panorama da… commedia degli errori…

 

I Catalani parlano di diritti civili, di autoritarismo del governo centrale, di un movimento che non è nato separatista ma voleva essere “catalano in Spagna” e sostengono che la situazione si è degradata a causa delle resistenze di Madrid; pensano di restare automaticamente in Europa e all’Europa vogliono indirizzare un ricorso…

 

Il leader dei catalani, Carles Puigdemont – cattolico e moderato, ma ben determinato -, oggi si fa forte del 90% di “si” espresso dai votanti in favore dell’indipendenza,  ma non tiene conto prima di tutto del fatto che in linea di principio la divisione di uno stato non  riguarda solo quelli che se ne vogliono andare per i fatti propri, ma anche tutti gli abitanti dello stato e non tiene poi conto di un altro fatto e cioè che fermarsi all’alta percentuale di voti favorevoli all’indipendenza trascura la circostanza che bassa è stata l’affluenza alle urne: 2,2 milioni di votanti su 5,3 milioni di elettori, il 41,5% degli aventi diritto. Tale 90% quindi rappresenta poco più di un terzo degli elettori, che su una faccenda di così alto rilievo come la divisione di uno stato francamente è un po' pochino…

 

Certo è però che il governo di Madrid ha affrontato la situazione come problema giuridico e di ordine pubblico, quando invece la spinta all’autonomia catalana va vista nella sua giusta luce, che ne rivela un episodio di una crisi dello stato nazionale e più ancora dei partiti tradizionali, che si manifesta in tutta l’Europa: la Lega Nord in Italia ai tempi di Bossi parlava di secessione delle regioni settentrionali; la Brexit ha provocato forti reazioni nella Scozia che vuole restare in Europa;  dalla fine del comunismo è derivata la separazione degli slovacchi dai cechi, che ora si ritrovano in due stati indipendenti (sempre più piccoli e più deboli), per non parlare della Jugoslavia, frantumatasi in sette nuovi stati; la riunificazione tedesca non risolve in problema politico di fondo della Germania, stante il successo, nelle regioni orientali, di  “Die Linke” (“La Sinistra”) staccatasi dall’SPD, ma insieme anche quello di “Alternativa per la Germania”, destra populista contraria all’Europa. Perdono suffragi il partito di Angela Merkel e l’SPD… la spina dorsale della Germania democratica, frutto politico del profondo esame di coscienza compiuto dal paese dal 1945 in poi…

 

Questo è il contesto nel quale va inquadrata l’aspirazione catalana all’indipendenza dalla Spagna, che, non essendo percepita nelle sue motivazioni profonde finisce negli scontri di piazza, che non aiutano certo a fare passi avanti e si appalesa sempre di più come uno scontro tra due debolezze o tra due incomprensioni, tra due litiganti che non hanno capito bene da dove si originano i problemi e si trovano a fare a botte, senza avere un’idea su come andrà a finire.

 

Molto significative poi le reazioni dei governi degli stati europei e di Bruxelles o meglio le non reazioni, i silenzi, le imbarazzate dichiarazioni di non interferenza, di rispetto della costituzione della Spagna… in sostanza incapacità di affrontare la spinosa situazione, forse il tentativo di tenersi alla larga non sapendo bene cosa dire o fare, anche se proprio di fronte a un problema tanto grave un po' di logica e di consapevolezza storia suggerirebbero che proprio al livello europeo la spinosa questione venisse quanto meno discussa e approfondita.

 

 

 


Commenti   

 
0 #5 ilSocialista 2017-10-02 22:49
la società liquida genera naturalmente pulsioni divisive e le divaricazioni sociali si pensa possano essere compensate da divaricazioni etniche; le incertezze della globalizzazione suscitano reazioni spasmodiche ed irrazionali di riaggrappamento a piccole patrie in cerca di identità perdute e di riappropriazion e un benessere che appare irrimediabilmen te perduto
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-1 #4 ilSocialista 2017-10-02 20:28
la tesi che si conmferma è la seguuente: il monetarismo-lib erismo è socialmente ed anche etnicamente insostenibile
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-1 #3 ilSocialista 2017-10-02 20:23
e la cosiddetta europa in effetti non lo vede perchè gli apparati della stessa sono in gran parte espressione o succubi di quei ceti finanziari che caratterizzano e reggono il sistema
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0 #2 ilSocialista 2017-10-02 20:21
Se tutti si mettessero a fare i "conti della serva" nessuno potrebbe fare Stato con nessuno e si verificherebber o scissioni istituzionali a catena dentro lo stesso condominio; una entità statuale dovrebbe essere qualcosa di più di un mero fatto contabile; però in questa specifica fase storica si sono messi tutti quanti all'unisono a rivendicare una qualche restituzione di quattrini ingiustamente sottratti oppure a minacciare divorzi non consensuali; il fatto è che la crisi sociale strisciante ed inespressa dell'Europa e non solo, fatta di bassa crescita, salari stagnanti, precarietà e flessione numerica del ceto medio, non potendo trovare soluzione nel contesto del presente apparato economico liberista e monetarista, si sfoga per vie traverse sul piano di rivendicazioni regionali o etniche; è un fenomeno sociale abbastanza elementare e prevedibile, di fronte al quale però i più sembrano stranamente bendati nella vista.
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0 #1 ilSocialista 2017-10-02 20:20
amico mio, se ci sono secessioni dentro stati nazionali secolari, dove le etnie sono differenti per delle sfumature, pensa che secessioni ci sarebbero in una Europa unita dove le differenze etniche sarebbero tanto marcate da sfiorare quelle razziali; (nord-sud) (est-ovest) (germanici-medi terranei) ecc.; l'europa unita nell'attuale contesto monetarista-lib erista sarebbe un bordello invivibile di rivendicazioni e rancori peggio dell'attuale.
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