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20/10/18 ore

Un passo avanti per l’Europa un accordo Francia-Gemania?


  • Silvio Pergameno

Un passo avanti, e non vuol essere paradosso o provocazione, ma la protesta di otto paesi dell’Unione Europea contro l’intenzione di Francia e Germania di riprendere (finalmente) il processo di integrazione dell’Europa rappresenta un sicuro passo avanti proprio su questa strada. È una valutazione ai fini della chiarezza delle posizioni, con un giudizio analogo a quello a suo tempo espresso sulla Brexit, anche se perdere dei compagni di viaggio non fa certo piacere. Del resto gli avversari dell’integrazione europea sono tanti, e spessissimo la loro opera si insinua nel campo dei vantaggi  (secondo loro) che ne verrebbero al famoso interesse nazionale.

 

Tanto per fare un esempio: l’accordo tra Francia e Germania per riprendere la strada comune viene considerato come la costituzione di un blocco ai danni degli altri membri dell’Unione, ai quali vengono contemporaneamente segnalati i vantaggi derivanti dallo schierarsi a fianco della Brexit, occupando spazi liberi sul mercato e facendo affari con Putin.

 

Ma torniamo agli otto protagonisti della protesta, che sono ben sono noti: Olanda (capintesta) con Svezia, Finlandia, Danimarca, Irlanda e infine le tre Repubbliche Baltiche, Lituania, Lettonia, Estonia. Niente Ministro delle finanze europeo, niente bilancio europeo, un meccanismo di stabilità con tutti i poteri nelle mani degli stati, niente altri trasferimenti di materie e poteri all’Europa. Quanto alle motivazioni, facile capire quelle dei primi cinque paesi innanzi ricordati, assai meno quelle degli ultimi tre. Ma vediamo prima di tutto perché l’uscita allo scoperto arriva proprio adesso, anche se gli antefatti non sono un mistero.

 

Arriva adesso perché Wolfgang Schaeuble, il mastino a guardia del fanatismo rigorista, è diventato Presidente del Bundestag… cioè non sarà più il tenace Ministro delle Finanze della Repubblica Federale Tedesca, portavoce di una Germania rigorista in tandem con la Bundesbank e con il gruppo che oggi protesta e…sembra finito nel pallone.

 

Ma la Germania diventa forse capofila delle “cicale”? passa dalla parte dei pericolosi “mediterranei”? No, non si tratta affatto di questo e il principio dei “conti in ordine” resta fisso (ed è un bene che lo resti)…., ma un conto è evitare di riempirsi di debiti, con i grossi rischi che comporta, altra cosa è restar schiavi delle fissazioni, che sono altrettanto pericolose. Sono pericolose per la rigidità di fronte all’essenza stessa del fare politica, che richiede flessibilità, mediazione, duttilità negli orientamenti e soprattutto capacità di comprendere le ragioni degli altri.  

 

Gli amici del nord e dell’est non vogliono che altri compiti passino all’Europa; l’Europa va bene così come è, e non solo per loro. Va bene anche per Alternativa per la Germania, e per il Front National di Marine Le Pen, per Orban e Kaczynski, forse è già troppo integrata, e per Salvini e Di Maio non si sa (non si sa mai…). I Baltici invece si fa fatica a capirli. Certo a loro Putin può esser anche pronto a fare promesse e ponti d’oro; ma non si può certo prevedere cosa passerebbe su questi ponti dopo un po' di tempo.

 

La loro posizione si spiega forse con il fatto che hanno probabilmente sempre pensato che le loro tragedie dipendessero dalla mancanza di sovranità nazionale e che per venirne una buona volta in capo fosse necessario assicurarsene il possesso per sempre. E senza dimenticare che la presente Europa degli stati non si è scaldata più di tanto sulla questione ucraina qualche anno fa.

 

Macron ha trovato adesso un  partner nella Germania; ed è chiaro allora perché gli avversarti dell’integrazione si sono spaventati: oggi è possibile il consolidamento di un forte blocco “europeo” al centro dell’Europa, attivo per la crescita dell’Europa, capace di vincere le resistenze. E quanti non ci stanno sono entrati in fibrillazione.

 

Comunque la flessibilità consentirà di salvare capra e cavoli: “l’Europa a due (o più) velocità” può consentire differenziate forme di integrazione, in relazione ai problemi interni e di politica internazionale e alle diverse storie del passato. In un’Europa a due velocità i favorevoli a una maggiore integrazione possono più agevolmente procedere, senza interrompere i legami in atto con chi si vuol fermare. Del resto all’interno dell’Unione Europea c’è già chi è dentro l’Euro e chi sta fuori; e non è una differenza da poco.

 

L’unificazione dell’Italia fu attuata tutta per vie traverse: gli interessi dinastici dei Savoia, le sconfitte inflitte all’impero Austroungarico dalla Francia di Napoleone II e dalla Germania di Bismarck… oggi l’unificazione dell’Europa non può procedere altro che per la volontà degli europei, orientata da classi politiche lungimiranti…

 

Macron in Francia lo ha fatto e in Germania i due partiti “cristiani”sono sempre stati europeizzanti, mentre adesso anche la socialdemocrazia si è orientata verso l’Europa, forse perché la via nazionale dava fiato a nostalgie passatiste dagli sviluppi imprevedibili.

 

Il risultato del referendum interno voluto, dall’SPD (Sozialistische Partei Deutschland), favorevole al rinnovo della grande coalizione di governo con Angela Merkel, reca con sé un consenso popolare alla linea “Macron” sull’Europa: è un fatto storico di primaria grandezza.

 

 


Commenti   

 
0 #2 Salvador 2018-09-07 01:11
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pensare che le attuali classi politiche europee siano lungimiranti è a dir poco azzardato; le generazioni lungimiranti sono un ricordo del passato e del dopoguerra; dovresti sapere che l'unità d'Italia non fu certo una passeggiata; ci fu la colonizzazione industriale del sud da parte del nord ed una recessione terrificante dello stesso per non parlare dei morti ammazzati; gli strascichi li sentiamo ancora bene noi a distanza di 150 anni; per questo che le unificazioni politiche in territori economicamente e culturalmente disomogenei non siano una cosa facile, noi italiani lo sappiamo meglio di chiunque; non si fanno alla buona con le ricettine della nonna, ma richiedono una progettazione accurata delle conseguenze economiche e sociali e delle contromisure adeguate; anche la vicenda del'euro dimostra questo in modo palmare
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