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10/12/18 ore

Unione Europea e sovranismo


  • Silvio Pergameno

Le manifestazioni della fine di settembre – quella di Roma organizzata dal PD e quella di Milano a cura dell’’ANPI e altre associazioni – hanno dimostrato partecipazione e vitalità, un dato consolante per la sinistra, come lo fu del resto, prima delle elezioni, il gradimento popolare per Gentiloni emerso da sondaggi, un gradimento che però poi il 4 marzo non ha avuto successo alle urne. Ed è questo il motivo per il quale, da tempo ormai questa Agenzia Radicale insiste sulla necessità di avviare un processo di attenzione nazionale sulla crisi della prima Repubblica e delle forze politiche che la hanno rappresentata.

 

Si tratta in sostanza della scomparsa dalla scena politica non solo dei partiti del nostro paese, ma degli stessi momenti culturali nei quali aveva preso corpo tutta la tradizione politica di un’Italia che, divisa per tanti secoli in piccoli stati, aveva trovato la capacità di sostenere il processo di unità nazionale del paese e di dar vita a una democrazia di impronta liberal-democratica, in armonia cioè con la parte più avanzata del pensiero politico europeo.

 

E in fondo anche lo stesso PD non è veramente un partito della cosiddetta prima Repubblica, ne è un derivato o meglio, è espressione della crisi di essa, e di una crisi non accompagnata da un’adeguata riflessione nazionale.

 

Quanto al momento attuale, c’è un’osservazione degna di rilievo: nei discorsi politici di oggi, nei materiali forniti dai media dai giornali e riviste spicca un dato particolare, che emerge dal confronto con quanto avveniva nei decenni passati e, ovviamente, ancor più prima della guerra. E si tratta dello spazio che ha oggi l’Europa, quanto cioè l’Europa e gli stati che la compongono c’entri non più come riferimento alla cosiddetta “politica estera”, ma rappresenti una parte molto ampia proprio delle faccende di casa nostra.

 

La percezione dell’Europa come fatto che ci riguarda tutti si è così ampiamente allargata, anche perché chiunque fa politica oggi deve per forza occuparsi di Europa. E la campagna elettorale per le prossime elezioni europee non avrà contenuti generici, ma – anche proprio per la presenza marcata delle componenti sovraniste – vedrà al centro del discorso proprio il confronto tra sovranisti ed europeisti. Cioè l’Europa e il suo destino.

 

Confesso che a questo proposito vale la pena di spedere qualche parola una posizione espressa da Manfred Weber (intervistato dal Corriere della Sera - 8.10.2018), deputato europeo bavarese, esponente della CSU, che è di gran lunga il principale partito della Regione, ma che ora teme di perdere questo primato nelle prossime elezioni regionali.

 

Weber, che si candida a essere il prossimo Presidente della Commissione Europea, nel corso dell’intervista precisa il suo punto di vista sull’Unione Europea. Le elezioni europee della prossima primavera, dice Weber in una delle prime risposte all’intervistratore, “sono un passaggio storico…noi europei dobbiamo decidere se vogliamo continuare a lavorare insieme…l’Unione Europea e il nostro modo di lavorare insieme sono oggetto di una sfida dall’interno. Gli estremisti vogliono distruggere questa idea…” come anche Trump e Putin che vogliono un’Europa debole, sostanzialmente aggiunge subito dopo.

 

E poi sull’immigrazione: “Una questione aperta, cui ancora non abbiamo trovato una risposta… una protezione dei confini esterni forte e stringente…” E più avanti parlando dell’Italia: ”Tutti devono lavorare cercando un accordo con gli altri”. E sull’ immigrazione: “Questo governo italiano segue una linea dura perché negli ultimi anni non ci sono stati abbastanza sostegno e comprensione in Europa”.

 

E sull’attuale nostro governo: “Capisco il comportamento del vostro governo e mi piace quando mostra agli altri che non possono più prendere le distanze. Dall’altra parte però dobbiamo trovare soluzioni …e a Bruxelles c’è una chiara maggioranza per una soluzione europea”. Il problema sta nell’ “egoismo nazionale…sull’immigrazione posso capire e sostengo tante delle iniziative di Salvini. Ma in molti campi non condividiamo le sue azioni. Noi vogliamo cercare soluzioni. Pensiamo che la politica si basi sulla ragionevolezza, non sull’aggressività….”.

 

 È il punto di vista di un conservatore moderato (non di un reazionario), che, come tale, non vuole tornare indietro, ma nemmeno andare avanti. L’Europa è per lui quello che è oggi: è l’Europa uscita dalle guerre del secolo scorso, che, riflettendo su quegli immani disastri, non riesce a pensare niente di meglio che per il futuro sia meglio andare d’accordo, non litigare, lavorare insieme… come, per l’appunto, dice Weber.

 

Spinelli invece pensava che, riproducendo gli stati nazionali dopo le due guerre, se ne sarebbero riprodotte le logiche, i comportamenti, le conseguenze…

 

Weber non ama evidentemente le attuali manifestazioni di sovranismo, ma non considera che anche il mantenimento dei vecchi stati è una forma di sovranismo, che diventa pericoloso quando non è in grado di risolvere i problemi. Anche quello dell’immigrazione, per esempio, che non è solo “difesa delle frontiere”, che rappresentano al più un tamponamento per l’immediato. Mentre soluzioni più a fondo presuppongono, tra l’altro, la capacità di tenere a bada proprio quanti amano l’Europa debole… finora si è andati avanti alla meglio e di là dall’Atlantico c’erano gli Stati Uniti  vicini all’Europa.

 

Oggi non è più così. E le risposte sovraniste si incattiviscono. Non solo. Chi scrive, per esempio, è convinto della follia di non cercare di sbrigarsi al più presto a ridurre il debito pubblico, che è uno spreco infinito di pagamenti di interessi sempre più pesanti. Ma è altrettanto convinto delle follia (sovranistica tedesca, “egoistica” appunto… ) di non reinvestire tutto il surplus delle esportazioni, che tanti benefici recherebbe alla crescita europea. Ma rincarando col sovranismo, chiediamo ai sovranisti di Olanda e Finlandia e a tutti gli altri, siamo poi sicuri che a vincere non sarà una Germania che non ci piace? Né a noi, né a Salvini, né a Weber, né a ogni amante della libertà?          

 

Contro tutta la scienza economica, a cominciare proprio da Keynes, che diceva che il reddito non va tesaurizzato, ma speso in consumi o reinvestito (direttamente o indirettamente) e indicava proprio nei soldi tenuti nel materasso una delle cause principali della crisi del 1929

 

 


Commenti   

 
0 #3 ilSocialista 2018-10-10 12:12
questi imbecilli pensavano, in accordo col pensiero unico, che il mercato libero risolvesse tutti i problemi; quando uno sputa in faccia alla storia e la ritiene finita, pensando che prima di lui ci sia il nulla e dal nulla sia venuto, puoi non può pretendere che lo sputo non gli ritorni indietro con gli interessi
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0 #2 ilSocialista 2018-10-10 12:09
molto posti di lavoro italiani sono allegramente trasmigrati altrove e non si può pretendere che poi agente non orienti i suoi voti alla protesta quando molta gente in pratica si arrangia alla meno peggio; i padri europeisti keynesiani, tra cui Rossi e Spinelli, avevano ben presente i problemi delle Domanda carente, della deflazione, delle politiche mercantiliste, della carenza di investimenti, degli squilibri commerciali fra stati, della disoccupazione; la successiva generazione di imbecilli ampiamente prezzolati per essere imbecilli, ha buttato tutto questo al macero, ed i risultati prevedivili li abbiamo sotto gli occhi; le stronzate fatte le paghi sempre
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0 #1 ilSocialista 2018-10-10 12:01
l'europa istituzionale per come è concepita ora e con l'attuale assetto economico-socia le può solo dividere gli europei tra loro e farli incarognire; di certo non era questo che intendevano Rossi e Spinelli; un certo grado di incarognimento è diffuso, e tale diffusione è dovuta in alcune aree più all'ordine monetarista-lib erista in sè che all'europa; però gli italiani hanno motivi di gran lung maggiori di incarognimento e maggiormante centrati sulla europa perchè dall'ingresso nell'euro sono entrati in una stagnazione secolare da cui non si vede uscita se non, dicono alcuni, tra 50-60 anni; la stangazione-rec essione italiana attuale non ha precedenti dal congresso di vienna del 1815
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