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23/10/18 ore

Poco credibili le affermazioni del PD sull’Europa


  • Luigi O. Rintallo

La manifestazione del 30 settembre a Piazza del Popolo per il Partito Democratico è stata un’occasione per cercare un rilancio della sua capacità di iniziativa. Bisogna riconoscere che, nonostante gli sforzi del segretario pro tempore Martina, gli esiti non sono stati affatto incoraggianti. 

 

Il problema è rappresentato in primo luogo da una mancanza di credibilità della classe dirigente del partito. E non è solo da far risalire agli effetti della parabola renziana, ma riguarda un dato di fondo sulla natura e sulla prospettiva che i democrats intendono darsi in Italia.

 

Dopo aver trascurato e ostacolato in ogni modo una presa di coscienza della “questione liberale” all’interno dello schieramento genericamente progressista, il PD non è nelle condizioni di promuovere alcuna reale inversione di marcia. 

 

Lascia quanto meno perplessi sentire oggi Martina che intende combattere “per una nuova Europa non quella che c’è”, dopo che per quasi due lustri non si è fatto altro che inseguire supinamente le indicazioni degli eurocrati. Quasi si ignorasse quanto fossero inidonee alla soluzione della crisi in atto, come pure oggi si riconosce perfino a Bruxelles riferendosi al trattamento riservato alla Grecia.

 

Altrettanto disturba, durante i talk show, veder ricorrere taluni esponenti a slogan come “Stati Uniti d’Europa”, senza nemmeno comprenderne la portata semantica che è lontana anni luce dal modo di gestione verticista ed etero diretto che ha contraddistinto l’azione della sinistra in Europa.

 

Non è stato forse il Partito socialista europeo, di cui il PD è parte e componente magioritaria, ad agire di converso con i cristiano-democratici per costituire una Unione somigliante piuttosto a un appesantito buro-impero che non al modello federalista auspicato dal Manifesto di Ventotene?

 

A poco vale rivoltare la frittata, come fa Zingaretti, accusando i sovranisti nostrani di essere una succursale locale di chi odia il Paese e funzionali alle mire degli anti-europeisti nel Mondo (da Trump a Putin), quando si è dato campo libero non alla unità politica del Vecchio continente, all’Europa federalista, ma soltanto all’egemonia franco-tedesca, espressione questa sì del retaggio nazionalista che rende asfittica la politica europea nello scenario internazionale.


Commenti   

 
0 #2 ilSocialista 2018-10-03 17:43
ecco, ci si attendeva che con le bacchette magiche di cui sopra e con l'aiuto di qualche non precisata forza mistica o primordiale (gli spiriti animali del bosco o dell'economia) l'europa si aprisse, invece si è chiusa a difesa e si è divisa peggio di prima; una tale evidente ubriacatura ideologica resterà nei libri di storia a perenne memoria di quanto possa essere intrinsecamente imbecille una generazione
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0 #1 ilSocialista 2018-10-03 17:42
il tuo articolo mette giustamente il dito nella piaga; nei decenni passati ci si è illusi in modo stupido che un mercato unico, una moneta unica e delle regole uniche potessero cancellare secoli e secoli di differenziazion e culturale ed antropologica; questo rientrò a pieno titolo nella illusione più generale che il pensiero unico liberista e monetarista fosse la soluzione definitiva di tutti i problemi sociali e la fine della storia; per una ta1e stronzata, frutto di una evidente psicosi da massa il solo paragone storica che può venire in mente è quello della Crociata dei Fanciulli del 1212, quando torme di persone si presentarono al porto di Marsigflia nella attesa fideistica che il mare si aprisse;
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