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09/07/20 ore

Il complicato percorso della nomina a capo della procura di Roma di Michele Prestipino


  • Luigi O. Rintallo

Dopo la votazione a tre candidati (Creazzo, Lo Voi e Prestipino), al ballottaggio tra Lo Voi e Prestipino per l’incarico di Procuratore capo di Roma ha prevalso nel CSM il secondo. Il procuratore aggiunto della capitale, Michele Prestipino, ha ottenuto quattordici voti sui ventidue espressi.

 

Due consiglieri della componente togata di Autonomia e indipendenzaDi Matteo e Ardita – si sono astenuti, al pari del membro laico della Lega Basile, mentre il vice-presidente PD Ermini non ha partecipato al voto così come aveva già fatto al primo turno.

 

La nomina di Michele Prestipino è presentata dagli osservatori all’insegna della continuità, rispetto alla gestione del precedente procuratore Giuseppe Pignatone. Occorre, però, registrare che vi si è pervenuti attraverso un percorso abbastanza tortuoso (vedi Agenzia Radicale).

 

In particolare va evidenziato che per essa è risultato decisivo il contributo dei membri non togati del CSM, in quanto anche con la confluenza dei tre magistrati di Unicost in precedenza espressisi per Creazzo, non si sarebbe raggiunta la maggioranza necessaria. Infatti, Autonomia e indipendenza si è divisa al suo interno e, come da lui stesso dichiarato, Di Matteo al primo turno ha votato per il procuratore fiorentino Creazzo per poi astenersi nel ballottaggio, dissociandosi così da Davigo e gli altri due esponenti della corrente.

 

Si conferma un riposizionamento funzionale agli equilibri politici del momento, con l’accantonamento da parte di Davigo della polemica più aspra nei confronti del circolo renziano e, al tempo stesso, il consolidamento di un’unità di intenti con i magistrati di sinistra a loro volta ormai dimentichi delle origini garantiste di Magistratura democratica

 

Una ricollocazione che non appare casuale, ma risponde a una ridistribuzione di poteri nell’ambito delle forze di maggioranza sia in Parlamento, sia dentro lo stesso ordine giudiziariario. Inevitabilmente comporta anche attriti e dissidi, che probabilmente avranno modo di profilarsi con più nettezza in seguito.

 

Nel merito, va poi registrato che la divisione fra i due candidati – Lo Voi e Prestipino – rimandava inoltre a una questione che da tempo incide sulla gestione della magistratura. Da un lato vi sono coloro che pensano debbano prevalere i titoli e, dall’altro lato, quanti si riferiscono piuttosto a criteri gestionali o le propensioni investigative.

 

Proprio in nome della prevalenza dei titoli, più oggettivi e meno esposti a influenze estranee, la maggioranza dei membri laici hanno votato per Lo Voi. Ed è singolare come dai rappresentanti di Forza Italia e Lega vi sia stata alla fine la convergenza sul nome che era stato presentato da «la Repubblica» come il successore ideale di Pignatone: quasi una conferma della riflessione di Carlo Emilio Gadda sulle “causali convergenti” che generano garbugli e “gliuommeri” imperscrutabili.

 

 


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