Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

16/07/24 ore

Ma quale guerra l'Italia starebbe perdendo? Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa



Può apparire un paradosso ma vi è chi sostiene la tesi che vorrebbe leggere il tentativo della Russia di Putin di  realizzare un rapido e conclusivo assalto a Kiev (che dopo due anni dall’invasione si è trasformato in un pantano per il leader del Cremlino), come una potenziale occasione oggi di un premio a questa inquietante strategia legandolo alle contraddizioni dell’Occidente e dell’Europa per gli aiuti a Kiev.

 

Il Congresso americano, con il suo voto positivo ai finanziamenti all’Ucraina (e anche a Israele) ha in parte in parte smentito questa interpretazione. É necessario ricordare che “politicamente” la Russia ha perso la guerra che si riproponeva, pensando di controllare l’Ucraina e di ridurre l’influenza della Nato. 

 

Il risultato è che la Nato, che era sostanzialmente in stallo, si è rafforzato con due nuovi membri e che l’Ucraina è molto più determinata a essere una nazione, una identità che con un proprio esercito e una propria aspettativa di entrare in Europa è di fatto molto più solida, al di là della sofferenza e del prezzo che continua a pagare nella guerra contro l’invasore.

 

La Russia non accetta questa sconfitta, e di fronte alla possibilità di crollare si assiste a quella che si può definire l’innesto della politica del caos, con il progrom di Hamas nel sud di Israele, col massacro di civili, donne, bambini, anziani, con violenze inaudite e stupri ignobili (e con lo sviluppo successivo dell’ingresso dell’esercito di Tel Aviv in Gaza e gli scontri che trascinano come conseguenze le morti di tanti civili che Hamas usa come scudi per resistere e proseguire la sua strategia del terrore), e poi, con scadenza quasi bimestrale, l’inizio degli attacchi degli Houtis, gruppo armato dello Yemen in prevalenza sciita zaydita, contro il traffico del Mar Rosso. Ancora si registrano da alcuni mesi le minacce internazionali del Nord Corea alla Corea del Sud, al Giappone, all’America.

 

Insomma è partita una strategia di guerra ibrida messa in piedi da Putin per distrarre il mondo e allargare le zone di caos, utilizzando gli amplificatori sistemati in occidente e sperando di imporre col caos una possibilità di uscita per se.

 

L’Europa, la stessa America finiscono per essere risucchiati da questa manovra della Russia che cerca di tirarsi fuori dalle secche in cui si è cacciata. Mentre una irritata Cina resta a guardare, dovendo fare i conti con la sua crisi di strategia economica che ha visto la sua crescita fermarsi.

 

Si tratta di una chimica pericolosa che potrebbe aprire la strada a una sconfitta, di natura psicologica e di smarrimento della identità democratica a cui i paesi occidentali affidano la loro sia pur contraddittoria natura.

 

E l’Italia… questa si sembra esposta a rischi di frantumazione, avendo perso il suo ruolo di paese di confine tra due blocchi, che finiva per darle un ruolo centrale nello scacchiere internazionale, e essendo esposta ad una precaria unità che oggi, alla luce della sua marginalità potrebbe, nella sua china discendente, i suoi problemi irrisolti e la sua società fragile che ne è derivata, implodere….

 

Di questo complesso scenario Francesco Sisci, sinologo e giornalista, discute con Giuseppe Rippa, nell’audiovideo di Agenzia Radicale che segue.

 


 - Ma quale guerra l'Italia starebbe perdendo? Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa

(Agenzia Radicale Video)

 

 


Aggiungi commento