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24/06/17 ore

Nucleare, accordo con l’Iran. Materiali per la Verifica



L'accordo sul nucleare, definito storico, tra i 5 paesi più uno e l'Iran si è presentato come una condizione necessaria per evitare rischi gravi. "L'alternativa all'intesa con l'Iran è un aumento del rischio di una guerra e dei rischi per la nostra sicurezza nazionale" -  ha affermato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Lo stesso leader americano ho ribadito che  l'accordo ... «non si basa sulla fiducia ma sulla verifica".

 

Come è noto non sono mancate la retorica anti-israeliana e anti-americana dell'Iran. Sul profilo Twitter della Guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei si legge: "Il presidente americano ha detto che potrebbe distruggere la capacità militare dell'Iran. Noi non vogliamo una guerra e non ne inizieremo nessuna, ma... Se una guerra iniziasse, gli unici perdenti sarebbero gli aggressivi e criminali Stati Uniti".

 

Ecco dunque i muscoli di Khamenei contro Obama che dopo l'intesa di Vienna aveva ammonito Teheran a rispettare i patti, evocando anche il rischio di una guerra. Particolarmente allarmati gli israeliani. E' un "errore storico mondiale" - ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu - "... il mondo è molto più pericoloso" ed "Israele non si è impegnato" a rispettare l'accordo di Vienna sul nucleare iraniano perché l'Iran "insiste nel volerci distruggere" ha affermato all'inizio della seduta straordinaria".

 

Abbiamo ritenuto che l'accordo è un atto importante e necessario. Proprio per questo crediamo che diventi determinate impegnarsi ora proprio su quella verifica, richiamata da Obama, che costituisce il terreno concreto su cui si misureranno le effettive possibilità che questa strategia politica sia la più utile e necessaria per allontanare rischi di conflitti.

 

Un lavoro di accertamento sulle fasi dello sviluppo della vicenda è quanto ci ripromettiamo, raccogliendo materiali e documenti che possono ritenersi utili per misurare appunto concretamente la verifica.

 

Quello che segue è il lavoro che Y. Carmon, A. Braunstein, A. Savyon, dell’Istituto Middle East Media Research Institute (Memri)  hanno sviluppato in un approfondimento del testo dell'accordo di Vienna. E' un primo contributo, a cui faremo seguire tutti gli altri, sia quelli che registreranno effettive reali risposte agli impegni sottoscritti, sia quelli che si manifesteranno come concrete violazioni.

  

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Punti critici da considerare per la comprensione dell’accordo sul nucleare iraniano

 

di Y. Carmon, A. Braunstein, A. Savyon (*)

 

Introduzione

 

La seguente analisi è la prima di una serie in cui si discuterà sull’accordo sul nucleare iraniano e si esaminerà il JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action - Piano d’azione comune globale - siglato a Vienna il 14 luglio 2015) dalla prospettiva americana. Ci si concentrerà sulle componenti dell’accordo JCPOA  e sulla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che lo ha approvato. Non si discuterà delle possibili implicazioni future, né si darà una valutazione complessiva dell’accordo.

 

Va sottolineato che, contrariamente a come viene percepito, la JCPOA non è un contratto bilaterale o multilaterale tra gli Stati Uniti e/o l’Europa e l'Iran. Nulla è stato firmato e nulla è giuridicamente vincolante tra le parti in causa. Si tratta di un insieme di accordi che è stato sottoposto all’approvazione di un soggetto terzo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Questa situazione è dovuta all’insistenza, da parte dell'Iran, a non firmare alcun contratto bilaterale o multilaterale.

 

Le disposizioni del JCPOA impediscono la futura ispezione dei siti militari

 

Le disposizioni dell'accordo possono essere interpretate per impedire l'ispezione dei siti militari, piuttosto che consentirne l'ispezione. Le disposizioni per l'ispezione da parte dell'AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica) prevedono due casi possibili:

    Il primo stabilisce che gli ispettori dell’AIEA possono chiedere di entrare in un sito che è sospettato di avere materiale nucleare, ma solo dopo aver seguito un lungo iter, che implica uno scambio avanti e indietro di richieste e chiarimenti con l'Iran. Se non si raggiunge un accordo, la Commissione mista, che è composta da E3 / EU + 3 (Cina, Francia, Germania, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti d’America, con l’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza) e Iran, può decidere sul modo appropriato per risolvere il problema entro 7 giorni con un minimo di 5 voti su 8 membri, e l'Iran dovrà attuare la decisione entro 3 giorni.

    Il secondo distingue i siti militari dagli altri siti per cui l'AIEA può chiedere l'accesso affermando: "... tali richieste [di accesso] non potranno interferire con attività militari o altre attività relative alla sicurezza nazionale iraniana." Questa disposizione esclude totalmente a priori i siti dove l'Iran può sostenere che l'AIEA sta interferendo con le sue attività militari o di sicurezza nazionale. Pertanto, il processo descritto nel primo caso che costringerebbe l’Iran a sottoporsi al controllo entro i 24 giorni dalla richiesta non si applica.

    Le disposizioni del JCPOA stipulano anche che l'AIEA dovrà "rendere disponibili informazioni rilevanti" per spiegare perché vogliono l'accesso a un sito. Questa disposizione può servire come base per ritardare l’accesso da parte dell'Iran, come già e successo in passato.

 

La durata delle sanzioni potrebbe essere meno di 8 anni dato che dipende dalla relazione del direttore generale dell'AIEA

 

Il JCPOA stabilisce un'opzione per far terminare le sanzioni prima degli otto anni previsti dicendo: “Il giorno di transizione avverrà 8 anni dopo il giorno dell'adozione oppure quando il direttore generale dell'AIEA produrrà una relazione al Consiglio dell'AIEA e in parallelo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che affermi che l'AIEA è giunta alla conclusione che tutto il materiale nucleare in Iran è utilizzato in attività pacifiche. Non ci sono indicazioni di tempo rispetto a quando il Direttore generale dell'AIEA potrebbe fornire questo rapporto.

 

La re-imposizione delle sanzioni dipende dal Consiglio di sicurezza

 

Il Consiglio di Sicurezza ha adottato la risoluzione 2231 del 20 luglio 2015. Gli articoli 11 e 12 della risoluzione stabiliscono che potrebbe verificarsi la nuova imposizione di sanzioni in caso di "inadempimento" da parte dell'Iran. Tuttavia, la frase finale dell'articolo 12 fornisce una scappatoia dicendo che le sanzioni possono essere nuovamente imposte: "... a meno che il Consiglio di sicurezza non decida altrimenti."

 

L'accumulo di uranio naturale consentito è pari alla quantità di uranio arricchito presente.

 

Le disposizioni del JCPOA prevedono che l'Iran dovrà cedere le sue 10 tonnellate uranio a basso arricchimento o trasferendolo in Russia o vendendolo sul mercato commerciale. Si stabilisce inoltre che la quantità di uranio arricchito che l’Iran può detenere non può superare i 300 kg per 15 anni. Nonostante le disposizioni sono volte a ispezionare gli impianti di estrazione dell’uranio, le catene di distribuzione e la quantità di uranio arricchito che l’Iran possiede, le stesse permettono anche all'Iran il commercio del suo uranio arricchito per la stessa quantità di uranio naturale per 15 anni. Quest’uranio potrebbe essere arricchito ad un livello più alto, quello per le armi nucleari, dopo il limite di tempo dei 15 anni.

 

Indagine sulle PMD (Possible Military Dimensions - Possibili dimensioni militari): l'Iran ha chiesto solo l’avvio del processo, i risultati non influiranno sull’attuazione del JCPOA

 

Le disposizioni della JCPOA prevedono soltanto che l'Iran collabori con l'AIEA nel processo di verifica delle possibili dimensioni militari (PMD) affinché inizi il processo di eliminazione delle sanzioni. Non contano i risultati dei controlli, ovvero non si fa alcuna menzione di ciò che accadrebbe se il processo di verifica dovesse scoprire che l'Iran aveva già tentato di sviluppare armi nucleari.

 

L’indagine su Parchin messa sotto silenzio

 

Sotto il JCPOA, la gestione della questione Parchin è stata messa sotto silenzio. Parchin è un esempio di presunta attività di armamento nucleare che ha avuto luogo in una base militare. Non rivelare i dettagli del caso nasconde il tentativo dell'Iran di costruire una opzione militare - contrariamente alle sue ripetute smentite di tali accuse.

 

Arak rimane un impianto di produzione di acqua pesante, autorizzato per l’esportazione dell’acqua pesante

 

La struttura presente ad Arak ospita un impianto di produzione di acqua pesante ed un reattore ad acqua pesante. Nonostante le notizie vaghe per quanto riguarda lo stato del reattore in seguito all'approvazione del JCPOA (l'Iran dovrebbe ridisegnare il reattore e modernizzarlo), è certo che questo sarà ancora attivo e continuerà ad operare in parte con acqua pesante. Inoltre, "Tutta l'acqua pesante in eccesso sarà disponibile per l'esportazione sui mercati internazionali.”

 

Sono escluse dalla JCPOA le interviste a scienziati militari

 

La richiesta occidentale all’interno dei nei negoziati affinché l'Iran consenta di intervistare scienziati nucleari iraniani è stata esclusa completamente dal JCPOA.

 

(*) dell’Istituto Middle East Media Research Institute (Memri)

 

Traduzione di Roberto Granese

 

testo in inglese (dal sito del MEMRI Institute) 

 

APPENDICE

 

Testo JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action - Piano d’azione comune globale) siglato a Vienna il 14 luglio 2015

 

 


Commenti   

 
0 #2 Chastity 2017-04-14 07:19
These floods ravaged this the rest of Atlantis, already tremendously destroyed by the original cataclysm, the enormous conflagration of the Indonesian volcanoes and the
massive tsunamis they brought on, in addition to by the plague
that ravaged their nation of their wake.

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0 #1 Carina 2016-03-02 15:32
Ciao
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