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17/10/19 ore

Egitto, Morsi allenta la morsa


  • Livio Rotondo

Il nuovo 'Faraone d'Egitto' ha deciso di cedere lo scettro, almeno apparentemente. Dopo i morti e le centinaia di feriti dei giorni precedenti e innumerevoli appelli internazionali, nella serata di sabato il presidente neo-eletto Morsi ha revocato il decreto del 22 novembre con cui si era attribuito poteri pressochè illimitati.

 

La legittimazione di questi poteri, che avrebbero svuotato Parlamento e Magistratura del loro ruolo effettivo, appoggiata dai Fratelli Musulmani che vedono in Morsi l'uomo del cambiamento dopo la "rivoluzione", ha dovuto necessariamente fare i conti con esigenze di ordine pubblico.

 

La dichiarazione del portavoce per i militari alla tv di stato, infatti, ha precisato che trovare un accordo tra governo e manifestanti non è solo una questione politica ma una priorità se non si vuole piombare nel caos di una guerra civile: "Le forze armate affermano che il dialogo è la migliore e unica via per arrivare all'unanimità di vedute, il contrario ci condurrebbe in un tunnel oscuro che vogliamo scongiurare"

 

"Siamo sicuri che il popolo sarà capace di esprimere la sua opinione pacificamente - ha continuato il rappresentate delle forze armate - Affermiamo che le divergenze politiche fra fratelli sono accettabili ma bisogna evitare di arrivare allo scontro. E' importante capire che se non si troverà un punto d'intesa la patria pagherà caro".

 

Morsi, revocato il famigerato decreto, ha comunque confermato il referendum sulla bozza della nuova Costituzione previsto per il 15 dicembre e ha assegnato all'esercito il compito di mantenere l'ordine pubblico fino al termine delle prossime elezioni legislative (a data da destinarsi).

 

Se quindi il Presidente pare in qualche modo avera aperto un dialogo incontrando 6 consiglieri dell'opposizione per modificare il decreto del 22 novembre, al contempo sembra chiara la volontà di accentrare su di sé i poteri delle forze militari che nella giornata di ieri hanno sorvolato il Cairo con i caccia.

 

Il nuovo decreto peraltro, oltre a non brillare in chiarezza, allunga di molto i tempi di una risoluzione pacifica egiziana: secondo l'articolo 1 della Costituzione il decreto del 22 novembre è stato sì revocato, ma tutti i suoi effetti rimarranno inalterati; nell'articolo 4 si dice chiaramente "che tutte le dichiarazioni costituzionali, inclusa la presente, sono immuni da ricorsi davanti a tribunali".

 

L'articolo 3 spiega infine che se il referendum dovesse dare esito negativo, il Presidente indirà nuove elezioni per una nuova assemblea costituente di 100 membri nei tre mesi successivi; questa avrà 6 mesi di tempo per scrivere la Costituzione e il Presidente 30 giorni per indire nuove elezioni.

 

L'ambiguità della politica presidenziale è stata colta dalle forze d'opposizione che non credono nell'apertura di Morsi al dialogo ma ad una manovra politica volta a frammentare e isolare le stesse forze antigovernative. Così el Baradei, premio Nobel per la pace (2005) nonchè esponente di spicco dell'opposizione, scrive su Twitter: "La nostra battaglia sulla costituzione non riguarda chi è al potere ma l'essenza dello Stato stesso, i valori e diritti universali"; per Jaled Dawud del Fronte di salvezza nazionale "il ritiro del decreto è significativamente poco importante. Importante è la Costituzione".

 

Anche Sameh Ashour, portavoce del Fronte, dichiara:" Non riconosciamo la bozza della Costituzione perchè non rappresenta il popolo egiziano. Per questo il Fronte invita l'Egitto a protestare pacificamente nelle varie piazze della capitale, il prossimo martedì, per mostrare la nostra insoddisfazione per il disprezzo del Presidente alle richieste del popolo e nel rifiuto di una Costituzione che violi liberà e diritti".

 

Per i Fratelli Musulmani, invece, "è finito il tempo delle provocazioni, bisogna rispettare la volontà popolare e votare il referendum".


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