di Regina Picozzi
In scena dal 17 dicembre scorso, il celebre balletto“Lo Schiaccianoci” di Pëtr Il’ič Čajkovskij ha accolto il Natale con atmosfere fiabesche, per poi salutare emblematicamente l’anno appena conclusosi con un tocco di magia, sempre gradita e ormai sempre molto attesa.
È infatti per la terza stagione consecutiva che il Teatro dell’Opera di Roma sceglie di portare in scena questo titolo, che con il tutto esaurito in ognuna delle 14 recite proposte si è confermato come lo spettacolo più desiderato dal pubblico romano (e non solo) in questo particolare periodo di festività.
La versione rappresentata è quella del coreografo canadese Paul Chalmer, danzata con passione non solo da étoiles e primi ballerini, ma anche da un energico e tecnicamente apprezzabile Corpo di Ballo, con la partecipazione degli allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera, sotto la direzione di Eleonora Abbagnato.
Un appuntamento natalizio che rispecchia senza dubbio un bisogno - di tanti, forse di tutti - di farsi avvolgere per un po’ da una dimensione fantastica, in cui potersi permettere di immaginare, sognando, realtà alternative e favolistiche, e nella quale potersi perdere, almeno per qualche ora, lasciando il peso dei pensieri altrove.
Il tocco di Chalmer, maitre de ballet di spiccata sensibilità ed eleganza, nonché uomo raffinato e di notevole cultura, ha pervaso in maniera eloquente ogni passo, all’insegna di un rispetto per la tradizione di cui lui stesso è orgoglioso e che ha affidato, in modo più che evidente, ai movimenti scelti e riprodotti sul palco.

“Lo Schiaccianoci”, del resto, fu il primo balletto che da bambino vide rappresentato a teatro ed il primo nel quale si ritrovò a danzare: un grande legame con la propria storia personale, ma anche un omaggio al Natale, quello in cui c’è ancora spazio per l’incanto, per le luci che abbagliano, per la Fata Confetto e il suo Cavaliere, per i doni che prendono vita a mezzanotte e per il sorriso aperto di Clara. Per i dolci, i balli, i giochi. Per la neve, che scende silenziosa e potente, nella sua incredibile capacità di ammaliarci, anche grazie alle mirabili proiezioni video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno.
L’impianto narrativo, nella sua voluta caratteristica di prevedibilità, è riuscito ad infondere agli spettatori una piacevole e ormai quasi sconosciuta sensazione di serenità gioiosa, di calma, di tranquilla meraviglia.

Coronata dal brindisi finale che, nell’ultima replica del 31 dicembre, ha visto sul palco, simbolicamente, Clara (Marta Marigliani), Lo Schiaccianoci (Simone Agrò), Drosselmeyer (Mattia Tortora), la Fata Confetto (étoile Susanna Salvi) ed il suo Cavaliere (Michele Satriano) brindare con il pubblico all’inizio di un nuovo anno, con la consapevolezza che la danza sappia e possa sempre di più restituire ad ognuno di noi emozioni importanti, “nutritive” ed arricchenti.
Perché, come ha sottolineato proprio Paul Chalmer, “la bellezza rende sopportabile il mondo”.
(ph Fabrizio Sanson)
