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10/08/22 ore

Mori: “C’è un giudice a Palermo”


  • Ermes Antonucci

Il Tribunale di Palermo ha assolto il generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu dall’imputazione di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e, in particolare, dall’accusa di aver impedito la cattura del boss Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995

 

Un duro colpo per la pubblica accusa, rappresentata dai pm Nino Di Matteo e Vittorio Teresi, con l’ombra anche dell’ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia che – come sappiamo – ha preferito intraprendere la carriera politica proprio prima che iniziasse il dibattimento dei processi da lui stesso istruiti.

 

Secondo l’accusa Mori e Obinu sarebbero scesi a patti con i mafiosi e, in virtù di questi accordi, avrebbero volutamente evitato di catturare Provenzano. Per questo la richiesta di condanna era stata, rispettivamente, di 9 anni e 6 anni e mezzo.

 

La quarta sezione penale del tribunale di Palermo, tuttavia, non ha accolto la richiesta e ha assolto i due imputati “perché il fatto non costituisce reato”. Il tribunale ha inoltre disposto la trasmissione in Procura delle deposizioni di Massimo Ciancimino e Michele Riccio, i due principali accusatori, per la valutazione di eventuali reati. Ciancimino e Riccio, in poche parole, non avrebbero detto la verità.

 

Per Mario Mori si tratta della seconda assoluzione, dopo quella ottenuta il 20 febbraio del 2006 nel processo per la mancata perquisizione del covo del boss Totò Riina. Ancora una volta, insomma, solo congetture. L’ex generale del Ros, visibilmente emozionato, dopo l’assoluzione si è dileguato dal palazzo di giustizia, per poi commentare in serata la sentenza con un laconico: “C’è un giudice a Palermo”.

 

Dall’altra parte, invece, c’è da registrare una dura smentita dell’impianto accusatorio messo su dai magistrati siciliani, in un processo che costituisce il prologo fondamentale del ben più noto procedimento sulla “trattativa” Stato-mafia, che – condotto dagli stessi pm – riprenderà a settembre e che vede imputato lo stesso Mori, insieme ad altre 9 persone.

 

L’intera vicenda della presunta “trattativa” inizia a sfaldarsi, e con essa probabilmente verranno al pettine tutti i limiti di una gigantesca macchina mediatico-giudiziaria che finora ha dimostrato di essere sorretta esclusivamente da teoremi e mai da prove di fatto.

 

 


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