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30/05/24 ore

Renzi, una legge elettorale su misura


  • Ermes Antonucci

Il cosiddetto “patto di non belligeranza” stipulato tra Matteo Renzi e il premier Enrico Letta consiste, parafrasando il pensiero del sindaco fiorentino, in questo: “Io non prendo a picconate il tuo rinnovato e precario governo provvisorio, però tu, nel 2014, ti fai da parte e mi lasci strada libera sia per la corsa alla leadership del Pd che per la candidatura alle politiche”.

 

Subito dopo aver chiuso l’accordo e aver visto Letta ricevere la nuova fiducia del Parlamento, tuttavia, a Renzi è venuta un improvviso e strisciante sospetto. E cioè che il buon Enrico Letta possa decidere in futuro, posto di fronte a delicate sfide economico-istituzionali per la tenuta del Paese (dal semestre di presidenza del Consiglio Ue all’Expo del 2015) nonché ad esiti imprevisti delle prossime elezioni europee, di mantenere le redini del governo e coltivare addirittura l’idea, non proprio nuova, di presentarsi alle elezioni politiche alla guida di un ennesimo quanto velleitario grande Centro, in grado di porre sotto le sue ali protettrici le anime “postdemocristiane” di Pd e Pdl.

 

E’ proprio per prevenire avvicendamenti di questo tipo che, come riportano alcuni giornali, Renzi avrebbe deciso di dare uno strappo e concentrare tutta la sua attenzione alla riforma della legge elettorale. Una riforma che possa garantire al sistema politico italiano di imboccare una strada ben precisa, quella del bipolarismo, fermando sul nascere dunque il tentativo di dar vita ad un modello tripolare più incline alla formazione di grandi ed instabili coalizioni.

 

Al di là del merito dei progetti renziani, ciò che queste elaborate manovre strategiche confermano è la presenza di una visione assolutamente strumentale della legge elettorale. Mai prima d’ora, infatti, erano – e sono – uscite, dalla bocca del sindaco fiorentino, indicazioni concrete su quel sistema elettorale di cui il Paese tanto avrebbe bisogno per riemergere dal pantano della frammentazione partitica e dell’ingovernabilità.

 

Lo stesso programma politico di ventisei pagine sbandierato con foga da Renzi durante le primarie era da questo punto di vista emblematico: “I cittadini devono poter scegliere un leader messo in condizione di governare per l’intera legislatura e di attuare il programma proposto alle elezioni, come in Gran Bretagna o in Spagna, dove non a caso i governi durano a lungo, i primi ministri entrano in carica abbastanza giovani e dopo al massimo dieci anni passano la mano ed escono di scena”.

 

Una definizione a dir poco vaga e semplicistica, tale da poter essere facilmente piegata alle proprie contingenti finalità politiche ed elettorali, come dimostrano proprio le valutazioni delle ultime ore del Rottamatore. Anche in tema di legge elettorale, in definitiva, quello di Renzi si conferma essere un approccio, oltre che caratterizzato da una palese inconsistenza di fondo, animato soltanto in apparenza da una visione innovativa e liberale della competizione politica.


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