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25/09/20 ore

Campagna acquisti, il valore aggiunto del Pd: botta e risposta Boschi-Renzi…


  • Antonio Marulo

Dall’Udeur che permise a D’Alema di andare a Palazzo Chigi ai quattro gatti di Cossiga,  da Scilipoti e Razzi, per tenere in vita il governo Berlusconi, ai responsabili di Alfano in soccorso a Monti…la storia dei cambi di casacca, delle trasmigrazioni, dei cambi di partito o gruppo parlamentare in corso d’opera è assai lunga. Si tratta di una pratica molto in voga, che ormai non sorprende (anzi può considerarsi quasi fisiologica), da quando il sistema proporzionale è stato sostituito da ibridi come il Mattarellum e il Porcellum e che serve a mantenere in vita governi più o meno precari e/o “abusivi” che si reggono per diverse ragioni con pochi voti in una delle Camere.

 

A tal proposito Matteo Renzi aveva avuto un’idea geniale con il Patto del Nazareno. Il gioco che salvava capra e cavoli è durato però un anno. I fatti nuovi di queste ultimi giorni hanno reso necessaria un’operazione massiccia di ingressi a pieno titolo nella maggioranza (o, meglio, nel Pd), per bilanciare il venir meno dell’appoggio sotto mentite spoglie offerto fin qui dalla truppa di parlamentari berlusconiani al Senato.

 

Ovviamente, come per il passato, si grida al tradimento dei soliti voltagabbana, alla violazione del patto stipulato con gli elettori (dimenticando che i parlamentari sono eletti secondo Costituzione senza vincolo di mandato), alla scandalosa e spudorata campagna acquisti del governo.

 

Già, campagna acquisti: quante volte l’abbiamo sentita questa accusa ai danni di questo o quella maggioranza parlamentare, tant’è che nessuno in questi anni può sentirsi immune essendo stato ora vittima, ora carnefice. Negli ultimi drammatici e patetici momenti vissuti da Scelta Civica, i cui parlamentari stanno approdando alla spicciolata nel Pd, per non parlare dell’attrazione fatale che stanno subendo i 5 stelle in fuga, Maria Elena Boschi si è vista costretta a porre un argine alla solita demagogia mista ad ironia che in questi casi assale chi subisce l’erosione del proprio partito o chi vede il rischio, come Forza Italia, che il “passaggio all’opposizione” (come ha riferito Berlusconi) possa non essere tanto efficace.

 

Il ministro per i rapporti con il Parlamento ha detto, parlando ai giornalisti, che "non c'è una campagna acquisti nel senso che comunque già i componenti di Scelta Civica erano in maggioranza e sostenevano il governo e molti di loro sono membri importanti del governo. Sicuramente – ha precisato - non c'è una scelta di opportunità da parte loro ma una scelta politica forte: quella di partecipare in modo ancora più importante al percorso di riforme che il Pd sta guidando in questo paese, con un governo che sta affrontando le riforme che da tanti anni si aspettavano”.

 

Boschi crede “che sia un valore aggiunto avere un partito aperto a nuovi contribuiti e non perdiamo la nostra identità perché sappiamo che la nostra identità e gli obiettivi sono quelli di cambiare il nostro paese, di migliorarlo e se non lo fa il Pd non lo fa nessuno".

 

A "stretto giro" è arrivata, da un non lontano passato, nientemeno che la risposta di Matteo Renzi, pubblicata con perfidia in video sul corriere.it: “...e ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa dall’altra parte..dovevate avere il coraggio di dimettervi dal pd e dal parlamento….”. Era il 2010, l’allora sindaco di Firenze se la prendeva, ospite da Bruno Vespa, con Binetti & company che avevano lasciato il Pd per confluire nell’Udc, dimostrando, a detta dell'attuale Premier, una mancanza di rispetto per quegli elettori che non avevo cambiato idea… intanto lui, bontà sua, in proposito, l’idea l’ha evidentemente cambiata.

 

 


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