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22/05/17 ore

Legge elettorale, il nuovo mantra francese di Renzi



Quando si parla di legge elettorale, a Matteo Renzi si “riapre una ferita”, perché aveva "immaginato un sistema molto più semplice con il ballottaggio, come fanno i francesi”, che il giorno dopo il voto sanno chi governa. Il concetto semplice semplice lo ha ribadito anche al target nazional-popolare, da pranzo della domenica, dell'Arena di Giletti, ripetendo un mantra di questi giorni di rinascita personale post-primarie, basato sul forzato accostamento del sistema elettorale in vigore in Francia al pasticcio partorito con l'Italicum.

 

Per fare all'ingrosso un po' di chiarezza, in Francia il sistema è di quanto più diverso ci sia da quello in vigore in Italia ora, dopo le sentenze della Corte Costituzionale, così come è differente da ciò che Renzi avrebbe voluto introdurre con l'intero pacchetto di riforma costituzionale bocciata con il referendum di dicembre: a partire dalla elezione diretta e dal ruolo del Presidente della Repubblica, che oltralpe hanno tutt'altri connotati.

 

Per giunta, l'elezione dei deputati dell'Assemblea Nazionale avviene in “collegi uninominali a suffragio universale diretto”. Vince chi “ottiene il 50% dei voti più uno, purché i voti ottenuti siano pari almeno al 25% degli elettori (quindi, se l'affluenza è del 48% e il candidato X vince col 51% dei voti, non è eletto perché ha il 24,48% dei voti calcolati sugli elettori e si va al ballottaggio). La domenica seguente si va al ballottaggio per assegnare i seggi non attribuiti al primo turno. Partecipano al secondo turno tutti i candidati che al primo hanno avuto almeno il 12,5% dei voti calcolati sugli iscritti (se va a votare l'80%, il candidato che vuole andare al ballottaggio deve prendere almeno il 15,625% dei voti validi che corrisponde al 12,5% degli elettori)”.

 

L'Italicum prevedeva invece un sistema con voto di lista, per giunta bloccate e quindi decise dai capi, che già di per sè, e a prescindere dal ballottaggio bocciato dalla consulta, rende palese la diversità da un modello salito agli onori della cronaca dopo l'elezione di Macron.

 

Ciò nonostante l'ex Premier, non badando a sottigliezze, lo ha subito fatto suo, per rimarcare la bontà delle sue scelte, confondendo i piani. (A.M.)

 

 


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