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21/07/18 ore

Cottarelli, il governo della sfiducia



Luigi Di Maio qualche giorno fa disse che «sui ministri non c’è nessuna discussione in atto perché i ministri li sceglie il presidente della Repubblica...».

 

Bene, la discussione c'è stata, eccome, come per altro era a tutti evidente; poi, si può condividerlo o meno nel merito, Mattarella ha “scelto” su Paolo Savona e lo ha fatto - a quanto pare - nel rispetto delle prerogative. A questo punto Di Maio, come spesso gli capita, ha rimosso quanto affermato, caldeggiando l'idea geniale di Giorgia Meloni sulla messa in stato d'accusa del capo dello Stato, più volgarmente detta impeachment.

 

L'esempio, uno dei tanti, fotografa lo stato dell'arte di questa infinita e impazzita campagna elettorale, in cui tutto e il contrario di tutto viene detto e fatto, e la realtà è l'insieme contraddittorio di opinioni modificabili a gentile richiesta... Così, per restare agli avvenimenti più recenti, ci è stato detto anche che il premier tecnico non è tecnico ma politico, anzi il più politico della storia, che l'allenza M5S-Lega non è un'alleanza, che il centro-destra è comunque unito nonostante le apparenze, tanto è vero che Salvini è stato chiaro: se Berlusconi vota il governo Cottarelli, “salta l'alleanza”.

 

Di balla in balla si procede dunque a tappe forzate verso l'apoteosi della propaganda che ci accompagnerà a nuove elezioni. Riecheggiano da ieri sera già i mantra sulla volontà popolare non rispettata, sul governo voluto dagli italiani e fatto fuori da Mattarella, noncuranti del fatto che gli elettori tutto hanno scelto il 4 marzo tranne che un governo Salvini-Di Maio.

 

In questo quadro incendiario, il governo Cottarelli, che con ogni probabilità si appresta a ricevere la sfiducia, offrirà ulteriori argomenti ai protagonisti assoluti di questi 80 giorni di sceneggiata. Nell'idea originaria del Quirinale doveva essere un governo di tregua, non di parte, che traghettasse il paese alle nuove elezioni.

 

L'evoluzione della crisi, con l'intermezzo Conte, ci porta invece a un Esecutivo che agli occhi grillo-leghisti sarà tutt'altro che neutrale. Lo sarà a maggior ragione per le posizioni su euro e politica di bilancio più volte espresse dal presidente incaricato, che nelle ultime settimane non ha nascosto forti preoccupazioni, evocando il rischio Argentina nel caso si fossero concretizzati i propositi velleitari di M5S e Lega. (red.)

 

 


Commenti   

 
0 #5 ilSocialista 2018-05-28 19:37
Cottarelli, a parte i meriti o demeriti personali, è un esempio di emissario di questi poteri; è la espressione di un potere che si alimenta direttamente della forza del denaro e della finanza; il parallelo Conte-Cottarell i esemplifica la dicotomia profonda fra poteri legali e poteri sostastanziali nel momento in cui i poteri legali smettono la funzione normale di intermediazione fra masse ed elites ed assumono un atteggiamento o anche solo presumono di assumere un aggettiamennto non collaborante con le stesse elites; come si vede la lotta di classe non è mai finita, al di là delle vulgata prezzolata della cultura mainstream.
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0 #4 ilSocialista 2018-05-28 19:27
comunque l'ordine monetarista-lib erista post-democratic o lo si vede plasticamente con Mattarella che dice apertamente "mi piacerebbe fare un governo a base parlamentare che rispetti le votazioni popolari ma non posso"; implicitamente dichiara che la democrazia per come definita nel secolo XX è chiaramente obsoleta; vi è un evidete cozzo fra poteri costituzionali e poteri extracostituzio nali ed extranazionali; non è difficile immaginare il vorticoso giro di telefonate che a Mattarella sono arrivate da centri di potere finanziario e che lo hanno paralizzato; si evince come ormai la politica sia subordinata completamente a certi poteri forti; del resto il debito pubblico e privato è un pilastro fondante del monetarismo-lib erismo ed è lo strumento con cui certi poteri tengono per le palle i popoli
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0 #3 ilSocialista 2018-05-28 17:18
ad ogni modo i nostri avi hanno visto due guerre mondiali sono sopravvissuti ed hanno avuto la forza di generarci per cui siamo qui; al confronto questa è robetta.
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0 #2 ilSocialista 2018-05-28 17:16
aggiungerei che l'Italia non è l'Argentina e le conseguenze del suo default non sono un battito d'ali di farfalla; rischiano di mandare a gambe all'aria altri paesi; direi che, come nel secolo scorso col fascismo, l'Italia diventerà epicentro di una crisi globale devastante a lungo covata e preparata con mirabile amore e perseveranza.
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0 #1 ilSocialista 2018-05-28 17:15
decenni e decenni di dissennatezze si accumulano ed alla fine esplodono; succede sempre così nella Storia ed è così anche stavolta; si vedono compassati e seri professionisti urlare "Rivoluzione Cazzoo!" dai loro uffici a tutto spiano; ora per carità, le rivoluzioni si possono pure fare, non è certo la prima volta che si fanno e così va il mondo; veramente le rivoluzioni sarebbero ben due messe assieme, una contro l'ordine monetarista-lib erista globale e l'altra contro l'ordine europeo-germano centrico; tuttavia quello che si evita però di dire è che le rivoluzioni non sono mai indolori; in questo caso la uscita dall'euro ed il default conseguente saranno batoste terrificanti e per rivedere la luce ci vorranno non pochi anni;
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