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20/11/18 ore

Governo del “cambiamento”, le cattive impressioni di settembre



Se qualcuno si stesse chiedendo che fine ha fatto Giuseppe Conte, sappia che questi sta facendo il suo lavoro. Non di capo del governo, ovviamente, ma – ci rassicura Di Maio intervistato al Fatto quotidiano, quello di “eccellente avvocato” che studia la procedura di revoca della concessione ad Autostrade, mettendo in conto che i Benetton, o chi per loro, faranno causa. Nel frattempo i suoi ministri dettano linea e piani futuri.

 

Nella fattispiecie si tratta dei ministri di sponda grillina, che in proposito non la pensano esattamente allo stesso modo dei colleghi leghisti. Parlano infatti di nazionalizzazione quale “unica soluzione”. O forse no: perché – dice Toninelli - “questo governo valuterà “di volta in volta se l’interesse pubblico sia meglio tutelato da forme di nazionalizzazione oppure dalla rinegoziazione dei contratti in essere in modo che siano meno sbilanciati a favore dei concessionari”. Tutto “come se fosse Antani”, ha scritto il Foglio. Proprio come sugli altri fronti caldi in vista di un autunno piuttosto complicato.

 

Nel prepararsi al momento cruciale, la loquacità la fa da padrona. Interviste a tutto tondo, televisive e non, comizi e quant'altro si susseguono con un ritmo quotidiano. Dopo i misfatti della Diciotti, particolarmente attivo si è mostrato il vicepremier a 5 Stelle, che a ogni azione eclatante di Salvini, piazza la sua reazione a parole non sempre uguale ma nemmeno contraria.

 

Con uno sguardo rivolto alle grane della prossima legge di Bilancio, Di Maio ha preso a pretesto la questione migranti per fare la voce grossa con Bruxelles. A Napoli si direbbe, in modo poco elegante: ha fatto “il gallo sulla monnezza”. Ovvero sul debito pubblico dell'Italia, minacciando fuoco e fiamme sui “20 miliardi” di contributi che l'Italia verserebbe all'Ue. E fa nulla che in realtà si tratta di una cifra molto minore che, al netto dei soldi che ci ritornano in altre forme, si riduce a 3 miliardi circa se tutto va bene. Come pare trascurabile l'effetto boomerang sull'economia italiana – qui descritto dal Sole 24 Ore - di una rottura con l'Europa di tale portata.

 

Del resto Di Maio ci ha abituati a queste intemerate senza capo né coda. Si direbbe – citando l'ex vice di Chiara Appendino a Torino – "da scolaretto di 5 elementare che pensa di dover fare la maturità".

 

Non pago, questa mattina, nella su citata intervista al giornale di Travaglio, il ministro del Sviluppo ribadisce alcuni concetti cari, sottolineando la ferma volontà di “realizzare subito le tre misure principali del contratto di governo: superamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza e flat tax...” . E – dice - “se per raggiungere i nostri obiettivi servirà, accederemo agli investimenti in deficit". Vale a dire sforando il tetto del 3%. Poco importa anche in questo caso se i tre capisaldi del cambiamento non sono investimenti – come qualcuno ha fatto notare – ma spesa o entrate correnti. Quel che conta è affermare l'intenzione di procedere costi quel che costi, “non in modo timido”, diversamente da quanto invece prefigurato prima della pausa estiva da Giovanni Tria.

 

Proprio il ministro dell'Economia, dalla Cina dove si è recato per sondare il campo e proporre al Celeste impero il paccotto con i nostri Btp, una volta che saranno terminati gli acquisti da parte della Bce, ha colto l'occasione per l'ennesima frenata. Il rispetto del rapporto deficit Pil del 3% - dice Tria - è stato criticato anche da chi lo ha inventato, "ma è molto diverso dal dire che lo supereremo".

 

In attesa che ci si metta d'accordo, questa confusione non aiuta a scongiurare il peggio. Segnali negativi in tal senso non mancano. Il calo del Pil, la fuga di capitali in atto, il rialzo dello spread, le fibrillazioni borsistiche...accampagnano le troppe parole a casaccio di questo governo a più voci stonate. Anche gli italiani non sono più tanto ottimisti. È cambiato il clima di fiducia delle famiglia e delle imprese, registra l'Istat. Purtroppo anche questo non in meglio. (red.)

 

 


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