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18/09/19 ore

Una crisi più grossa del previsto


  • Silvio Pergameno

Proprio così, una crisi più grossa del previsto. un po' da parte di tutti. Certo, Salvini ne esce con una sconfitta, e non di poco conto, ma anche con la possibilità di rientrare in campo, in quanto la soluzione della crisi non sta nella ricomposizione di un governo qualsiasi pur di non tornare alle elezioni (per quanti in un nuova consultazione popolare hanno molto o poco da perdere), ma richiede il formarsi (quanto meno) della consapevolezza che la crisi attuale è il risultato ultimo del percorso politico dell’Italia e dell’Europa del secondo dopoguerra, una storia che non può essere ignorata.

 

Facile dire: facciamo un governo PD/5Stelle; ma se, per l’appunto, non deve essere un governicchio, ma un governo durevole, allora il problema è grosso, perché, se è vero che occorre chiamare all’appello il Movimento “5 Stelle”(perché si decida a definire cosa vuol essere), è altrettanto vero che anche l’altro componente della coppia che dovrebbe assumersi la responsabilità del momento non è affatto in pace con se stesso.

 

Noi del gruppo redattore di “Quaderni Radicali” e “Agenzia Radicale” siamo sempre stati critici delle speranze in Italia riposte nella nascita del PD, perché ci sembrava una soluzione fondata su residui del passato più che su una critica di questo passato; e la nostra era una critica a ben vedere rivolta, - più che alle forze politiche - al paese, agli intellettuali, alla cultura ed era una rivendicazione della cultura del liberalismo, di quel liberalismo che tutti si affannavano a giudicare motto e sepolto. E non era vero: Marco Pannella ne era venuto dimostrando l’attualità.

 

Al di là delle eccezionalità qualità personali (intelligenza storico/politica, grandi capacità tattiche, enorme spirito di sacrificio personale) la rivendicazione del “p.r.” di Pannella, cioè la rivendicazione della centralità dell’individuo di fronte ai momenti collettivi organizzati (i partiti soprattutto, ma anche gli stessi sindacati) si presentava in nome della nonviolenza, di una nonviolenza che prendeva forma e capacità di lotta politica proprio valorizzando l’individuo con strumenti di iniziativa e di battaglia strettamente propri dell’individuo.

 

Era l’individuo messo di fronte al sacrificio di se stesso, che costringeva l’avversario (gli avversari) a cedere, altrimenti le esequie di un cittadino che non solo era morto per le sue idee, ma era morto per una sua specifica scelta, sarebbero state il più grosso terremoto immaginabile. E questo individuo che sfidava la storia del novecento, in verità, doveva essere anche all’altezza delle sue sfide per essere credibile.

 

E il tutto non contro le istituzioni, ma all’interno istituzioni e per le istituzioni (altra fissazione liberale). Questa era la dimostrazione delle capacità di quel liberalismo, che si dava per morto e stramorto, tutti i giorni (e Putin ci insiste anche oggi). Ci si insiste sicuramente troppo spesso per essere in grado di convincere…

 

E per la soluzione della crisi di oggi ci sono certamente le esigenze di un accordo ben calibrato su problemi di fondo: Europa, principi costituzionali da salvaguardare, necessità di un bilancio nel quale la riduzione del debito pubblico sia tenuta ben presente… momenti indispensabili per garantire la tenuta di un percorso politico che ha davanti s sé problemi enormi, legati sì alla globalizzazione (che li ha resi assai più evidenti), ma insieme anche alla storia del secolo passato e alle lezioni che essa ci ha dato e ai problemi che lascia sul tappeto. 

 

Il 2019 non può essere una riedizione del 1919… a parte il fatto che oggi non ci troviamo di fronte a una vittoria che si poteva presentare come “mutilata”, ma se mai a una sconfitta che occorre fare uno sforzo per capirla bene.

 

E credo che anche noi radicali con “Q.R.” ed “A.R.” si abbia il compito di dare una mano, proprio invocando un’iniziativa popolare, nel quadro costituzionale che ne garantisce l’intervento, un’iniziativa calibrata sul momento attuale e capace di attraversarlo in una tematica altamente significativa.

 

 


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