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08/03/21 ore

Giustizia e carceri, la "resa dello Stato". Rita Bernardini in sciopero della fame



"Questa è la resa dello Stato". Per questo motivo dalla mezzanotte di oggi la deputata radicale Rita Bernardini inizia uno sciopero della fame che alternernerà a quello della sete per ribadire la necessità di un provvedimento di amnistia che ponga fine all’illegalità in cui versa la giustizia italiana e "la sua appendice carceraria".

 

L'iniziativa nonviolenta, annunciata ieri in sede parlamentare, prende il via dalla discussione del ddl delega al Governo su detenzione domiciliare e disposizioni in materia di sospensione del procedimento per messa alla prova e nei confronti di irreperibili (A.C. 5019-bis-A), in questi giorni in discussione alla Camera.

 

Il disegno di legge oggetto di delega legislativa all'esecutivo disciplina dunque tre condizioni di applicazione della pena detentiva: la prima riguarda la possibilità di scontare la condanna, qualcora il reato sia punito con sanzione detentiva fino a 4 anni, presso l'abitazione o in altra dimora privata. Il giudice è chiamato naturalmente a predisporre particolari modalità di controllo, anche attraverso mezzi elettronici, ma la reclusione non carceraria sarà esclusa se si paventa il rischio di recidività o di mancata tutela delle persone offese dal reato.

 

La seconda disposizione prevede l'estinzione del reato (se questo è di minore gravità sociale e se la pena detentiva prevista non supera i 4 anni) in caso di esito positivo di un periodo di prova controllata in qualche attività lavorativa di utilità sociale: una forma di reinserimento alternativo alla cella, insomma, già presente nei sistemi anglosassoni, che non può però essere superiore a due anni per i reati con pena detentiva e a un anno per i reati con pena pecuniaria.

 

Il ddl esamina infine la possibilità di sospendere il procedimento nei confronti degli irreperibili: essere presente al proprio processo diventa condizione sine qua non per garantire i diritti dell'imputato e una maggiore equità del procedimento stesso. Disposizioni, insomma, che, assieme al decreto 'Salva carcere', mirano a intervenire sulla oramai sempre più evidente mancanza di Stato di diritto negli istituti di pena italiani.

 

Ma, nei fatti, spiega Bernardini, il dibattito rimane “lunare”e senza una reale risposta al “persistente stato di violazione della Costituzione” per due motivi: perchè il Governo si è dato un anno per dare attuazione alla delega di cui sopra mentre “tutti sappiamo che mancano quattro mesi allo scioglimento delle Camere e sei mesi al voto”; ma, soprattutto, perchè “quando parliamo di pena massima edittale di quattro anni, riferendoci per esempio alle persone che sono in questo momento in carcere, parliamo di non più di mille persone”.

 

Nei famosi quattro anni, dunque, “non è compresa quella percentuale altissima, che si avvicina al 40%, di coloro che sono tossicodipendenti detenuti nelle nostre carceri”. Una realtà dei fatti, conclude la deputata radicale, che rimarca, se ce ne fosse ancora bisogno, lo stato di criminalità legalizzata in cui versa l'Italia. (F.U.)


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