
La poco dignitosa ricostruzione del Manifesto di Ventotene, che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni elaborarono nel confino dell’isola di Ventotene, inizia con la manifestazione promossa da Michele Serra, giornalista e scrittore e con la distribuzione da parte del quotidiano «la Repubblica» dell’opuscolo contenente appunto il testo del Manifesto.
“… Abbiamo queste due parole preziose tra le mani, pace e libertà, ma non sappiamo bene come usarle senza che cadano a terra, e si rompano, e ci restino solo i cocci…”, proclama Michele Serra.
"Non so se questa è la vostra Europa ma certamente non è la mia", alza la voce la presidente Meloni come ci riferisce l’Ansa, scegliendo di chiudere la sua replica alla Camera con una serie di citazioni riprese dal testo risalente al 1941…
Di lì inizia la lunga serie di penosi interventi che esponenti della maggioranza di governo e dell’opposizione inanellano con un devastante pressappochismo. Vecchi tromboni arrugginiti e nuove trombette sfiatate, hanno iniziato la loro recita che poco ha contribuito alla prospettiva di un federalismo europeo, che il Manifesto individuava innanzi tutto come superamento del catastrofico autolesionismo espresso dall’Europa approdato infine nell’autodistruzione dei due tragici conflitti mondiali …
Che questo venisse intuito nel 1941 e che sia poi di fatto rimasto inascoltato, non ha dato a nessuno la percezione che il Manifesto non era un trattato di politica economica. A sinistra come a destra si è anzi contribuito a impedire una prospettiva di federalismo che avrebbe, questo si, consentito una unità europea e una speranza di patria europea. Tale prospettiva è stata espulsa dalla patetica sceneggiatura dei fragili attori politici che calcano la scena di un paese confuso e ignorante, perché ignora le cose e a cui viene impedito di conoscerle proprio da un sistema informativo subalterno agli interessi di chi lo foraggia.
Abbiamo oggi una sinistra di matrice ex o post-comunista, che reagisce in modo scomposto e senza interrogarsi sul perché Spinelli fosse assalito dallo scoramento vedendo frantumarsi la sua speranza federalista nella sequela di trattati all’insegna di un’arida visione burocratica e senza slanci ideali e politici. Ben pochi sembrano prendere coscienza della sfiducia che sentiva il padre del federalismo europeo.
Proprio come ci dice Marco Pannella, Spinelli sentiva il bisogno di trasferire al leader radicale il compito di continuare a dare forza (come già stava facendo) a quel necessario disegno che, non essendo stato realizzato, ha prodotto la sfiducia che oggi l’Europa suscita. Nella convinzione che le battaglie pannelliane per il diritto, per i diritti umani e civili, e quindi sociali, erano l’unica base su cui si poteva costruire una prospettiva di vera libertà e di pace.
Sull’altro versante, l’idea di immaginare la Meloni, accorta gestrice del continuismo subalterno italiano, come paladina della proprietà privata nel momento in cui del Manifesto, datato e non nato come un trattato di politica economica, contesta un passaggio è una cosa che fa sorridere.
Nel Manifesto di Ventotene è contenuta una intuizione che dava forma ad una prospettiva necessaria e ancora oggi non risolta. Poi l’idea che Spinelli e Rossi fossero dei propugnatori di una politica economica statalista è addirittura paradossale, considerando cosa è stata la loro vita dopo la liberazione, al pari delle loro scelte politiche e economiche, a indirizzarsi tutte nel senso della libertà economica e di una visione liberal-democratica del mercato. Ma tant’è…
Si potrebbe, addirittura dire che pur non essendone di fatto l’erede, è proprio la premier più in assonanza con una economia statalista, provenendo - sia pure indirettamente - da quella storia che vide nel 1944 (tre anni dopo il 1941) Mussolini promuovere un decreto sulla socializzazione delle imprese e della proprietà privata.
La dimensione puramente ricreativa delle gite a Ventotene della direzione del PD rende infine il tutto ancora più sarcastico.
Del possibile vero senso del manifesto di Ventotene parla Geppi Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale, sollecitato da Antonio Marulo nella rubrica “Maledetta Politica” su Agenzia Radicale Video.
(Agenzia Radicale Video)
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