Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

19/04/21 ore

“Grillo for dummies”, allineati e coperti verso le elezioni


  • Ermes Antonucci

Beppe Grillo ha deciso di fugare ogni dubbio sulle prossime mosse del Movimento 5 Stelle e ha pubblicato sul suo blog il decalogo “Grillo for dummies” (cioè per negati, titolo che riprende il nome di una famosa serie di manuali). Nel post l’ex comico genovese ha delineato il futuro della sua creatura politica, e se qualcuno pensava che si sarebbe finalmente rilevata la volontà di affrontare la grave questione democratica interna, si sbagliava di grosso.

 

Dopo aver sottolineato che il M5S non si alleerà né con Di Pietro né con nessun altro, Grillo ha stabilito autonomamente  due semplici principi: nel movimento non ci saranno primarie per le elezioni politiche (perché “non si votano leader o leaderini”) e in futuro “sarà vietata la partecipazione ai talk show” (ora solo “fortemente sconsigliata”).

 

Il primo punto non riesce a sorprendere: l’assenza di primarie, cioè di una cerniera realmente trasparente e democratica tra il vertice e la base, è chiaramente in linea con il modo in cui l’intero movimento viene gestito da Grillo e dal socio Casaleggio fin dalla sua nascita.

 

Un sistema nel quale il capo può affermare – con una certa faccia tosta – che “l’Italia non possa permettersi l’euro, ma devono essere gli italiani a deciderlo e non un gruppo di oligarchi o Beppe Grillo”, ma allo stesso tempo negare a tutti gli attivisti il diritto di scegliere il proprio leader e la possibilità di sapere chi è dall’alto a gestire concretamente il movimento-partito e a stabilire la linea politica (Grillo o Casaleggio?). In poche parole “i leader non si votano”, perché ci sono già, e sono inamovibili.

 

Il secondo punto – il divieto di partecipare ai talk show – rappresenta una conferma del monito lanciato pochi giorni fa da Grillo contro le comparsate in tv degli esponenti del Movimento. Che la partecipazione sia attualmente “fortemente sconsigliata” è ben chiaro a Federica Salsi, la consigliera comunale 5 stelle di Bologna che, per essere intervenuta a Ballarò, ha dovuto subire l’attacco frontale del suo leader ed è stata isolata dai colleghi grillini. Una Salsi che, dal canto suo, oltre ad aver definito il guru genovese maschilista e “berlusconiano”, ha espresso la speranza che “questo movimento non si trasformi in Scientology”.

 

In conclusione, Grillo appare tutt’altro che disposto ad avviare nel suo movimento un processo di cambiamento in senso democratico. Gli spazi di libertà all’interno della macchina da guerra grillina sembrano così restringersi sempre di più, sacrificati in nome di una compattezza e di una stabilità ritenute fondamentali in vista delle prossime elezioni. Vittime di tutto ciò lo spirito democratico che dovrebbe animare la politica, e i tanti cittadini che, di fronte alla degenerazione partitocratrica, hanno deciso di affidarsi ad un salvatore ormai divenuto padrone assoluto.


Aggiungi commento