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22/10/17 ore

Il Corriere qualunquista



di Alessandro Litta Modignani *

(da da Litta Continua blogspot)

 

Pare che Urbano Cairo abbia dichiarato che il suo modello di Corriere della Sera sia “La Notte” di Nino Nutrizio. Non so se questa affermazione sia vera - ho solo raccolto una voce fra le tante – ma purtroppo bisogna ammettere che è verosimile.

 

Chissà quanti ricordano La Notte, i più giovani sicuramente no. Era un giornale che usciva nel pomeriggio, con grandi titoloni in prima pagina, spesso incentrati su episodi di cronaca nera. In politica, lanciava grandi invettive contro i partiti e le tasse, ispirate a un poujadismo fascistoide. Ricordo un editoriale che diceva: “Trecento persone manifestano a Madrid contro il franchismo: e tutti gli altri spagnoli, quelli che vanno a lavorare, si divertono, stanno seduti al bar, si fanno i fatti loro, non contano nulla? Contano solo i social-comunisti!”.

 

Però La Notte vendeva bene, era un giornale “popolare” (io ragazzino lo prendevo per la pagina dei cinema, l’ultima, che era imbattibile). Non ho conosciuto Nutrizio, me ne hanno sempre parlato come di un gran maestro di giornalismo, carismatico e geniale. Gradualmente La Notte, il Corriere d’Informazione e tutti i pomeridiani sono scomparsi.

 

Ma torniamo al Corriere.

 

Oggi la grande stampa è in difficoltà, i giornali non li legge quasi più nessuno. Non stupisce che il Corriere, orfano di una “grande borghesia” che non esiste più e di un ceto medio impoverito, finisca nelle mani di un editore rampante e nazional-popolare, con interessi nel calcio e nel settore televisivo. Non è neanche il primo.

 

Il suo “nuovo” Corriere della Sera abbonda di cronaca nera e articoli di costume. Lo stupro di Rimini occupa pagine e pagine per due settimane, anche dopo che i responsabili sono stati assicurati alla giustizia; la copertina del supplemento “7” siinterroga sulle caratteristiche della vanità maschile, e così via.

 

L’operazione non è priva di conseguenze anche sul piano politico. Matteo Salvini è trattato alla stregua di un grande leader, così come i due giovani “statisti” emergenti Di Maio e Di Battista. Grandi e belle foto, articoli volti ad accreditare una loro presunta “svolta moderata”, interviste in ginocchio che eludono i problemi reali e le domande scomode. Giovedì scorso è stata la (ennesima) volta di Davide Casaleggio.

 

Nessuno osa chiedergli: “Scusi, ma lei, chi è? Oltre all’azienda, ritiene forse di avere ereditato dal padre anche la leadership?”.  Per non parlare, che so, delle coperture finanziarie del reddito di cittadinanza, sulle quali pare che a Cernobbio il furbo Di Maio abbia glissato. Per contro, ogni articolo enfatizza le difficoltà del governo, minimizza i risultati positivi dell’economia, esagera oltre ogni limite gli scontri interni al PD, ridicolizza o mistifica qualsiasi uscita di Matteo Renzi, il cui tour in Sicilia è definito “forsennato”. Caspita, che obiettività.

 

 

È giusto che il più antico e prestigioso quotidiano italiano finisca su quella strada? Io credo di no. Restano gli storici editorialisti, di grande prestigio, che tengono la barra dritta soprattutto nella politica internazionale.

 

Ma Panebianco, Galli della Loggia, Pigi Battista, Aldo Grasso, cosa hanno mai a che fare con Nino Nutrizio? Se anche il quotidiano più autorevole dovesse cedere al vento del populismo, sarebbe “La Notte” del giornalismo italiano.

 

* da Litta Continua blogspot

 

 


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