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25/11/20 ore

Stefano Folli: Il risvolto interno della sfida europea



 di Stefano Folli 

(da La Repubblica)

 

L’Europa è sospesa, a voler esser benevoli, e l’Italia è nella tenaglia. L’Europa è sospesa tra Mes, Bei, Sure e i fantomatici “coronabond” nell’infinita riunione online dell'Eurogruppo. Sigle per esperti in cui il cittadino si perde e infatti i sondaggi vedono dilatarsi la sfiducia verso l’Unione

 

Un paio di settimane or sono i capi di Stato e di governo non erano venuti a capo del rebus - come strutturare le risorse destinate alla ripresa - e avevano rinviato la questione a un organismo più tecnico, appunto l’Eurogruppo. Il quale non sta riuscendo a trovare la quadra tra chi vuole tutto senza condizioni (l’Italia) e chi non vuole dare niente senza regole ferree (l'Olanda, dietro cui si nascondono ambienti tedeschi).

 

Si capisce che il tema è interamente politico, al punto che l'Europa si sta disintegrando su di esso. Ma il solo fatto di aver rimesso la castagna bollente nelle mani dell'Eurogruppo - nella speranza di favorire un compromesso purchessia - dimostra la reticenza delle capitali, l'eterno chiaroscuro che in tempi di disastro sanitario sono insopportabili.

 

Logica vorrebbe che fossero i capi dei governi a decidere cosa fare: con la determinazione dei passaggi storici e con sufficiente tempestività per impedire che la moneta unica affondi nelle sabbie mobili. Ma questo finora non è accaduto e i ministri economici non sembrano in grado da soli di risolvere il problema.

 

L'Italia con Gualtieri è rimasta intransigente nel dire “no” al Mes (fondo salva-Stati) sotto qualsiasi forma che comporti delle condizioni (e sappiamo quanto poco il ministro sia convinto in cuor suo della linea Conte-5S).

 

Gli ottimisti ritengono che un accenno generico nel comunicato conclusivo ai futuri e mitici eurobond potrebbe smuovere le acque e accontentare l'esecutivo di Roma, ma si capisce che non è attraverso queste strettoie che l'Unione farà il salto di qualità. Peraltro anche lo stallo delle ultime ore dimostra il prevalere non solo e non tanto degli interessi nazionali - che sarebbe legittimo - ma di piccoli giochi politici di cui l’Europa costituisce più che altro lo sfondo.

 

Il presidente del Consiglio in apparenza sta sfidando l'Unione europea su una linea quasi “sovranista”, mostrando una fiducia forse eccessiva nell’intesa con la Francia di Macron, ma in realtà pensa soprattutto a restare saldo a Palazzo Chigi. Infatti sa di essere debole ed è tornato ad appoggiarsi ai Cinque Stelle dopo essersene a lungo distanziato in favore del Pd.

 

Il movimento grillino tiene una linea ostile al Mes, almeno finora. Ritiene che gli serva per tagliare l’erba sotto i piedi alla Lega di Salvini, che ovviamente è contraria all'Europa ed anzi è spinta dalle circostanze verso una linea oltranzista. Il Pd si muove su un piano diverso, conciliante verso i partner di Bruxelles (si veda la posizione di Gentiloni), ma sembra rimasto senza voce, sovrastato dall’attivismo di Conte ormai lanciato sul palcoscenico internazionale.

 

Tutto questo mentre l’Italia, si diceva all’inizio, si trova presa in una tenaglia. Da un lato l'Europa, dall’altro gli imprenditori che premono per accelerare la riapertura delle aziende nel Nord.

 

È il segno di un Paese a un passo dal collasso economico, con un governo che non possiede la liquidità sufficiente per essere all'altezza delle sue numerose promesse. Il sentiero è sempre più in salita e nessuno sa con certezza dove porti.

 

(da La Repubblica)

 

 


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