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17/10/19 ore

Istruzione, formazione, orientamento (Schizzinosi, ovvero disoccupati)



Bamboccioni,  sfigati… ed ora anche schizzinosi i giovani di oggi? In verità  non ci sembra giusto fare di ogni erba un fascio bollando un’intera generazione poco fortunata, costretta a vivere in una costante insicurezza, con la prospettiva di un futuro nebuloso dominato da Spread,  speculazioni finanziarie,  sfrenato free trade,  delocalizzazioni, ambiente altamente inquinato che causa  malattie e morte fin dall’infanzia. Non l’hanno certo voluto loro un mondo così!

 

Come al solito manca una visione più ampia che, attraverso un processo di analisi e sintesi, consideri cause ed effetti  fino ad elaborare poi strategie concrete per risolvere i problemi.

 

Analizziamo quindi le “cause” dalle quali scaturiscono gli “effetti” attuali, prendendo in esame 3 fasi della vita dei giovani prima che essi giungano all’occupazione (se ci arrivano!): istruzione, formazione, orientamento.  

 

Partendo  dall’istruzione, risulta chiaro che la scuola italiana non è ancora in grado di fornire una preparazione culturale adeguata ai tempi per vari motivi: edifici scolastici fatiscenti, aule anguste e sovraffollate dove è impossibile attuare la cosiddetta “didattica individualizzata”, soprattutto su alunni più deboli e meno capaci (svantaggiati, portatori di handicap, ragazzi con problemi psichici ecc.), tagli sul personale a tutti i livelli attraverso fusioni, mobilità, flessibilità, bassi stipendi, maggior numero di ore lavorative con consequenziale incremento di precarietà, disoccupazione e quant’altro.

 

Per quanto riguarda formazione e orientamento, la scuola oltre ad istruire, dovrebbe anche educare e “formare” i giovani affinché siano in grado poi di scegliere l’indirizzo di studi più idoneo ad attitudini e capacità. Cosa avviene invece nella realtà? L’alunno che fin dalla scuola dell’obbligo dovrebbero essere aiutato a scoprire le sue particolari “attitudini” in quanto “essere umano unico ed irripetibile”, viene inglobato nella massa con valutazioni superficiali (per i suddetti motivi) e schedato in base alle cosiddette “fasce di livello”, divenute ora più rigide e meno veritiere che in passato con i Test “Invalsi”.

 

Avviene  così che tanti giovani intraprendono studi in cui le loro attitudini non riescono ad emergere pienamente e magari continuano a sbagliare anche nella scelta della facoltà universitaria. Una volta poi giunti a diploma o laurea, che un tempo erano sufficienti per inserirsi nel mondo del lavoro, oggi invece sono obbligati a frequentare qualche costoso” master” per arricchire il proprio curriculum nella speranza di poter finalmente accedere ad un posto decente.

 

Intanto gli anni passano, i ”bamboccioni” restano in famiglia per ovvi motivi, poi diventano  depressi e si considerano “sfigati” poiché sono disoccupati, e così anche i diplomati o laureati  prendono la valigia e vanno all’estero, oppure se sono più legati alla propria terra, non fanno certo gli “schizzinosi” e accettano anche i lavori più umili, in concorrenza con gli immigrati.

 

Ricordo che anni fa frequentai a mie spese dei corsi sull’orientamento scolastico, sempre desiderosa di offrire qualcosa in più ai miei alunni. Cercai di portare nuove idee anche nella scuola in cui insegnavo e accettai l’incarico di “funzione obiettivo” per l’orientamento, con particolare attenzione verso l’insuccesso scolastico di alunni in difficoltà per vari motivi: i risultati furono soddisfacenti solo nei miei corsi dove per fortuna ottenni la collaborazione di colleghi e genitori. È sempre difficile cambiare qualcosa e se è vero che “l’unione fa la forza” e  alla fine qualcosa si ottiene, senz’altro non basta la buona volontà di alcuni docenti a modificare le condizioni attuali. Ci vuole ben altro! E allora perché infierire sui giovani invece di aiutarli?

 

Lo diceva Socrate sull’arte della “maieutica” (levatrice), arte che secondo il grande filosofo un insegnante dovrebbe imitare nel tirar fuori:  “far venire alla luce” liberamente il pensiero degli allievi attraverso il dialogo, stimolando in essi un modo di ragionare autonomo e una più approfondita conoscenza di se stessi.

 

Giovanna D’Arbitrio


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