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30/09/20 ore

Malala day (Donne e diritto all’istruzione)



Sabato, 10 novembre 2012, in tutto il mondo è stato celebrato il “Malala Day”, la giornata internazionale fissata dall’Onu per ricordare l’attentato talebano contro Malala Yousufzai, la coraggiosa quindicenne pakistana che si sta battendo per il diritto allo studio delle bambine del suo paese.

 

L’inviato speciale dell’Onu, Gordon Brown (ex premier britannico),  ha consegnato al presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, una petizione firmata da un milione di persone per sostenere la battaglia di Malala.

 

Zardari ha  esortato il suo popolo a non lasciarsi intimorire dagli attacchi dei fondamentalisti  ed ha inoltre illustrato il nuovo programma dell’Onu, il  “Waseela-e-Taleem” (Diritto all’Istruzione) che garantisce l’istruzione gratuita anche ai bambini poveri .

 

Sono circa 30mila in tutto il mondo le persone che hanno firmato un’altra petizione per  assegnare a Malala il premio Nobel per la Pace, poiché ella rappresenta non solo le bambine del suo paese ma tutti i bambini del mondo che non vanno a scuola. Secondo i dati Unicef  sono 67 milioni i ragazzi senza istruzione (in prevalenza ragazze).

 

Il padre di Malala, Ziauddin, ha detto che la voce di sua figlia “è la voce delle genti del Pakistan e di tutti i bambini deprivati del mondo. Malala e tutti gli altri attivisti per i diritti umani e delle donne devono essere ascoltati sinceramente e seriamente”. Ziauddin, sua moglie e altri due figli, si sono trasferiti un mese fa a Birmingham (Gran Bretagna) per stare vicini a Malala, ricoverata al Queen Elisabeth Hospital.

 

La lezione di questa coraggiosa ragazza dovrebbe rappresentare un monito anche per tutti i  paesi  occidentali che in ossequio allo Spread e alle speculazioni finanziarie, non fanno altro che apportare tagli all’Istruzione e alla Cultura piuttosto che a sprechi derivanti da corruzione e privilegi.

 

Bisogna sempre tener alta la guardia affinché le conquiste “civili” raggiunte in Europa con dure lotte e sacrifici non vengano spazzate via in modo irresponsabile, in particolare quelle delle donne che in periodo di crisi sono le prime a perdere fondamentali diritti . Purtroppo per loro le battaglie sono sempre più aspre e la strada da percorrere è ancora lunga e irta di ostacoli in tanti paesi del mondo.

 

Giovanna D’Arbitrio


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