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25/06/24 ore

La dualità della Calabria, tra bellezza e desolazione



di Giulia Anzani

 

Calabria, una penisola nella penisola italiana. La Magna Grecia, abbracciata dal mar Ionio e dal mar Tirreno, su cui si estende l’Appennino calabro, con la cima più elevata a oltre 2200 metri s.l.m. La terra di Bernardino Telesio e di Tommaso Campanella, di Rino Gaetano e di Gianni Versace. Covo di un numero imprecisato di dialetti, di tradizioni, usi e costumi diversi ad ogni angolo.

 

La regione, che si estende sulla punta dello stivale italiano,” scrive Aryn Baker nel suo lusinghiero articolo sul settimanale statunitense TIME, “ospita spiagge mozzafiato, panorami mozzafiato sulle montagne, antichi borghi collinari e una cucina speziata unica”.

 

E, sempre sul TIME, nella classifica annuale “I luoghi migliori del mondo del 2022”, la punta dello stivale è presente tra l’arcipelago di Setouchi in Giappone e San Francisco in California. Una notizia che ha mandato in solluchero i calabresi sparsi in tutto il mondo. In tutto il mondo, dico, perché l’esodo è spesso inevitabile dalla nostra splendida, magnifica regione.

 

Sanguinante e desolata, depredata e lasciata morire, accasciata su se stessa. Andarsene è forse un atto egoistico ma l’aridità è spesso soffocante, proprio come il fumo dei rovi che, da anni, sono all’ordine del giorno nei nostri bellissimi boschi. Allontanarsi, spesso, vuol dire cercare di sopravvivere lontani da una mentalità che sembra non poter cambiare mai.

 

Chi ha sangue calabro nelle vene ed è andato altrove - che sia un’altra regione, un altro Stato o un altro continente -, sa cosa significa lasciarsi alle spalle questa incredibile, favolosa terra continuando ad amarla da lontano. Ma continuare a viverci… è troppo doloroso, troppo faticoso. Chi se ne va - almeno nel mio caso è così - ammira chi rimane domandandosi segretamente “come fa a resistere?”. 

 

L’ennesima stangata, a pochi giorni dalla bella notizia di cui sopra, stride incredibilmente come unghie sulla lavagna: si è dimesso l’unico medico non obiettore nel reparto di ginecologia dell’ospedale di Cosenza. Sta precipitando nel baratro, la nostra regione circondata da una delle coste più belle d’Italia. Più di quanto non fosse già, ormai da decenni.

 

Probabilmente tutta la bellezza e il buon cibo, sono sufficienti ad eleggerla tra i 50 posti più belli del mondo. Perché effettivamente lo è, un posto stupendo, la nostra terra: eccezionale, ma dai diritti negati. Ricca di panorami sorprendenti quanto di “scoraggiatori militanti”, quelli che par godano a vederla affondare preda del malaffare di qualunque specie.

 

È l’Eden in mano al serpente, in cui le mele non ci sono più. E tanto più ti allontani, tanto più lo vedi. E, sempre di più, il dolore cresce.

 

 


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