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12/07/24 ore

Chico Forti, Travaglio e poi una certa sinistra


  • Giovanni Lauricella

Chico Forti è diventato il caso politico del momento, pure Romano Prodi lo condanna, si, la gogna politica oltre quella mediatica è contro questa persona rea di essere stata accolta nel suo paese natio da un esponente politico di destra dopo decenni di tentativi di riportarlo in Italia. 

 

Fatto per cui, quelli che non sono di destra condannano l'episodio, un'avversità che giudico a prescindere dal fatto in questione. Tutto quello che si vuole contro la Meloni ma prendersela con uno che ha subito una tragedia giudiziaria solo perché al suo ritorno in Italia, peraltro per andare in prigione a finire di scontare la pena, ci sia stato un politico sgradito, mi sembra eccessivo.

 

Contraddizione che si poteva notare, in chiave nemmeno tanto polemica come è il suo solito, nel noto spettacolo de Le Iene poco avvezzo a elogiare la destra. In maniera molto secca e asciutta poneva a confronto gli articoli degli stessi giornalisti al tempo di Di Maio che si erano interessati del caso con quelli pubblicati in questi giorni.  

 

Insomma si passa dal plauso dell'eventuale liberazione di Chico Forti alla condanna di adesso espressa con un livore assurdo. In questo veniva preso ad esempio Marco Travaglio con un articolo su Fatto Quotidiano intitolato addirittura “Benvenuto assassino” quando due anni fa diceva tutto il contrario, ben spiegato nel servizio delle Iene su Italia 1 con gli articoli a confronto.

 

Senza addentrarmi nella querelle Forti e nemmeno nel caso giudiziario in sé, giudico la sinistra che si è espressa con tanta veemenza in questi giorni contro un episodio che di politico non ha niente una vera debacle ideologica proprio di quella sinistra che ha avuto sempre come principio a cuore la sorte dei detenuti.

 

Sarà che ho stampato in testa Jailhouse Rock del '54 di Elvis Presley che ha venduto 9 milioni di copie, il film di Sacco e Vanzetti, il caso Tortora e tutti gli interventi di Marco Pannella nel cervello, le continue raccolte di firme per i detenuti, gli appelli, i ricercati nelle liste del Partito Radicale ecc. ma una visione mortificatrice come l'acrimonia forcaiola che recentemente viene in mente a molti “ben pensanti” della sinistra mi sembra una capriola carpiata difficile da comprendere. 

 

D'accordo quanto vi pare sulla Meloni, ma non al punto di fare di un emigrato incappato in una vicenda giudiziaria che gli è costata già oltre venti anni di prigione, quando per omicidio se ne scontano in media diciassette, un capro espiatorio mi sembra assurdo.

 

Preoccupiamoci della persona che eccetto la condanna che ha ricevuto non è stato mai accusato di essere un criminale, come invece sostiene Marco Travaglio nella nuova versione sul Fatto Quotidiano appellandolo assassino.

 

Oltre le cause, che possono essere ricercate in una certa sinistra incapace di trovare argomenti politici di alto profilo, c'è anche una destra che non sa sconfiggere e nemmeno arginare campagne politiche diffamatorie di nessun genere.

 

Non solo, nei dibattiti tra giornalisti che si sono sentiti recentemente, la Concita De Gregorio (tra l'altro reduce da una grave malattia e a cui vanno i nostri auguri), fa la regina dei talk con deboli prese di posizione che gli avversari di destra come Vittorio Feltri non sanno attaccare. 

 

Un'incapacità, quella della destra, che stimola l'aggressività di una certa sinistra a sua volta incapace di mettersi a freno. Insomma,  con quest'andazzo se ne sentiranno delle “belle”.

 

 


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